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Cultura | 24 maggio 2018, 14:24

Isadora Bucciarelli: "Ho trasformato Genova in una Metropolis di carta"

Lei con la carta progetta e costruisce intere metropoli, città fantastiche popolate da mostri preistorici, ma anche Genova, con i Palazzi dei Rolli che si trasformano nei grattacieli di Fritz Lang. E' Isadora Bucciarelli, scenografa genovese maestra in creazioni di carta

Isadora Bucciarelli: "Ho trasformato Genova in una Metropolis di carta"

Quando si dice costruire castelli di carta. Lei con la carta progetta e costruisce intere metropoli (flatopolis.it). Città fantastiche popolate da mostri preistorici divorati da bambine giganti, ma anche Genova, con i Palazzi dei Rolli che si trasformano nei grattacieli di Fritz Lang, mentre all’interno di Palazzo Spinola sono ambientate scene di grandi classici del cinema, da Hitchcock a Kubrick.Si tratta dei pop-up e delle costruzioni tridimensionali, di carta, cartone e china, di Isadora Bucciarelli, scenografa genovese che, dopo aver lavorato alla Scala di Milano e a Parigi, è tornata in Italia a preparare laboratori per il MuBa di Milano, il Teatro Grande di Brescia e l’Uovo Kids, pubblicità e allestimenti. Ma dice: “Non chiamatemi artista, io non mi prendo sul serio e amo l’ironia dissacrante”. 

Come sei arrivata ai modellini di carta? 

Sono scenografa e ho lavorato alla Scala di Milano per otto anni facendo il tecnico di scenografia, quindi preparando le tele, dando l’imprimitura, costruendo piccoli oggetti e così via. Ma poi ho sentito il bisogno di andare via, anche se mi piaceva molto il lavoro. Così ho lasciato la Scala per Parigi, dove ho iniziato a fare modellini d’architettura. Lavoravo per uno studio, tra l’altro di origine italiana. Da lì c’è stata la declinazione del resto: infatti i miei sono falsi modellini di architettura. Poi sono tornata per amore, perché tra dodici milioni di parigini ho trovato un milanese e sono di nuovo a Milano dal 2015.

Di cosa ti occupi adesso?

Qua ho un laboratorio con altre amiche e colleghe: “LeLAbO’”. Invece Flatopolis.it, è il mio sito web, oltre a essere stato anche il titolo di una mia mostra. Si tratta dell’unione tra “Flatlandia”, libro di Edwin Abbot Abbot, che parla di un mondo bidimensionale, quindi piatto, e “Metropolis”, il film per eccellenza sulla città tridimensionale di Fritz Lang. Quindi il mio mondo parte piatto, “flat” appunto, e si alza diventando tridimensionale. Dato che il mio mondo è fatto molto di città e di fantascienza, questo nome sintetizza tutto. Qual è il tuo mondo esattamente? Adoro i film di fantascienza, soprattutto quelli degli anni Cinquanta e Sessanta, con gli artifici da modellino di carta, con la navicella che arriva tenuta col filo, e che distrugge il dinosauro di gomma, e adoro i libri pop-up, di cui ho una vasta collezione. Poi amo i mostri che distruggono le città e mi piace molto l’architettura. Quindi il mio mondo è un misto tra città, fantascienza e architettura, unite all’ironia, perché non voglio serietà. Ed è quello che faccio anche con i bambini nei laboratori: punto molto sul dissacrante, come il dinosauro divorato da una bambina gigante. Mi piace uscire quindi dallo schema e non mi piace essere chiamata artista, perché l’artista si prende molto sul serio, mentre io lo trovo pesante. Fare invece i modelli d’architettura per me è un lavoro da artigiano.

Come lavori con i bambini?

Preparo dei laboratori, tutti con carta e cartone, su richiesta di musei e scuole. Per esempio il primo grosso laboratorio è stato al MuBa, il Museo dei Bambini di Milano, poi all’Uovo Kids al Museo della Scienza e della Tecnica a Milano e al Teatro Grande a Brescia. Faccio sempre cose diverse. Al Museo della Scienza e della Tecnica Si tratta di allestimenti: per esempio abbiamo creato delle scatole di percezione: i bambini dovevano guardare nel buco e dentro succedevano varie cose, come giochi di luce, illusioni, specchi, cambi di prospettiva. Lo scopo è fare capire come dentro una scatola, anche piccola, possono succedere tantissime cose, che è quello che ho acquisito dalla scenografia. Infatti all’interno di un palcoscenico grazie agli artifici di luce possono accadere tante magie. Al MuBa, invece, ho creato delle scatole con sfondo a scorrimento: una sorta di scatola- teatro in cui la storia era “disegnata” a quattro mani e improvvisata da genitori e figli, ma la scatola era a meccanismo, per cui la parte cartacea era da costruire con sfondo scorrevole, diventando, appunto, come un teatro in miniatura. Invece al Teatro Grande ho allestito un set di grattacieli a falsa prospettiva aberrata, per cui i bambini, messi in fondo al set e ignari di cosa stesse accadendo, grazie a un gioco di prospettiva e a una fotocamera nel mezzo, sembravano afferrati e mangiati dalle sagome di piovre e dinosauri; infine col pc vedevano subito risultato con la foto. Anche questa è falsa prospettiva, cioè anamorfosi, derivante dal teatro. E dimostra come con pochissimi elementi si può fare qualcosa di interessante senza dover ricorrere ad allestimenti grandi e costosi.

E poi c’è stata la mostra con la riproduzione dei film.

Sì, nel 2013 Viola Box, che aveva una galleria d’arte, mi ha chiamato per i Rolli Days. Ero in Italia, avevo un mese e mezzo di tempo e ho deciso di creare qualcosa di nuovo su Genova. Così ho avuto l’idea di declinare la città secondo l’occhio dei grandi registri: il corridoio dell’Overlook Hotel con le due gemelline del film “Shining” di Stanley Kubrick è diventato la Galleria degli Specchi di Palazzo Spinola, mentre la celebre corsa nel Louvre dei protagonisti di “Bande à part” di Godard, è sempre nella Galleria di Palazzo Spinola con i quadri della collezione. Poi c’è il Nosferatu di Murnau che svanisce perché filtra la luce nella Sala Verde del palazzo. C’è anche Genova secondo Hitchcock con gli uccelli e poi Genova secondo Friz Lang di “Metropolis”: i grattacieli sono i palazzi dei Rolli disegnati da Rubens e moltiplicati, illuminati, e con i ponti con le auto sopra, che riprendono quelli del film, che immaginava il futuro 1926.

Con la carta crei anche video pubblicitari?

Sì, per l’Università LIUC Businness School di Castellanza, che ha progetti di formazione su misura per le aziende. Volevano un video d’artista in stop motion per spiegare come funziona il loro corso di formazione: ho pensato di fare il video pop-up che mi sembrava più originale rispetto a uno stop motion, in cui muovi fotogramma per fotogramma. Essendo appassionata di libri pop-up abbiamo realizzato con Firma, un’agenzia di comunicazione di Genova, il video. L’ho fatto anche per la Onlus CBM insieme agli studenti dello Ied, la Scuola di Design, e per un’agenzia immobiliare genovese.

Quali progetti hai?

Ne ho diversi per i musei, perché con la carta puoi fare davvero tante cose, dai libri alle illustrazioni, alle pubblicità. E intanto ho sempre il lavoro da scenografa: realizzo allestimenti per il Fuori Salone, il Salone del Mobile, ma desidero essere conosciuta per i lavori la carta, su cui sto puntando tutto.

Medea Garrone

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