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Attualità | 19 giugno 2018, 16:46

Famiglie Arcobaleno: "Che la scuola non sia campo di battaglia contro i bambini"

Educazione di Famiglie Arcobaleno e Rete di Donne di Genova denunciano le iniziative antigender da parte del mondo politico, come spiega Simone Castagno di Liguria Rainbow

Famiglie Arcobaleno: "Che la scuola non sia campo di battaglia contro i bambini"

“Ho due mamme e tre cani” dice la bimba durante il primo giorno di prima elementare. L’altra compagna chiede, stupita: “Ma veramente tre cani?”. Mentre una terza, curiosa, domanda: “Ma posso averle anch'io due mamme?” Non si tratta del dialogo tra personaggi di fantasia di un romanzo, ma di tre bambine, che, con mente aperta e prive di malizia, non si scandalizzano di nulla.

Questo anche perché “I bambini hanno capacità e mezzi per risolversela da soli. Ma bisogna vigilare che a scuola ci sia pluralismo altrimenti il clima diventa pesante.” A spiegarlo è Simone Castagno, del team ligure di Educazione di Famiglie Arcobaleno, interno all’associazione Liguria Rainbow, che da un anno si occupa di formazione e inclusione. Perché, certo, le famiglie omogenitoriali a Genova sono solo 18 con 15 bambini e “tutti integrati e bene accolti a scuola, senza tensioni né criticità”, ma l’azione educativa va fatta.

E anche per questo si occupano non solo dei genitori, ma anche di docenti e studenti, con cui organizzano incontri all’interno della scuola, perché “siamo convinti che gli insegnanti abbiano già le conoscenze e le capacità per gestire certe situazioni, e rappresentano una figura ideale, essendo al centro delle relazioni con genitori e dirigente scolastico, ma possono aver bisogno di qualche strumento in più per rapportarsi con i figli di "famiglie arcobaleno" – spiega Castagno – Inoltre parlare di loro vuol dire parlare anche di omofobia, sessismo e bullismo. Quindi cerchiamo di creare eventi per migliorare l’inclusione all’interno delle classi. In Liguria abbiamo fatto degli incontri in alcune scuole di Genova e Imperia per per sensibilizzare sul tema dell’omogenitorialità.”

Per questo Rete di Donne per la Politica di Genova, ha denunciato, come strumentale, il fatto che i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia abbiano presentato una mozione in cui chiedono alla giunta di impegnarsi a: “Far sì che nelle strutture educative e scolastiche, si perseguano, sostengano e supportino tutte le azioni utili a garantire la crescita e il benessere dei bambini e delle bambine anche attraverso la salvaguardia di ricorrenze proprie delle tradizioni come la festa del papà, della mamma, dei nonni e della famiglia, attraverso percorsi educativi che li accompagnino nell’acquisizione di principi universalmente riconosciuti.”

E a questo proposito, Castagno ricorda un altro episodio, avvenuto a Roma, che ha visto una bambina vittima di bullismo e costretta a cambiare scuola, perché “la festa del papà, per quell’anno, non era stata festeggiata per volontà di una maestra, per delicatezza verso un’alunna che aveva perso da poco il padre; ma Forza Nuova, facendo propaganda anche con i volantini, ha voluto far credere che i festeggiamenti fossero stati annullati perché in classe c’era una bambina con due mamme e questa, presa di mira, è stata maltrattata al punto da doversi ritirare.”

Per queste ragioni, quindi, Liguria Rainbow ed Educazione di Famiglie Arcobaleno “Da una parte cerca di mettere a riparo i bambini perché non scontino le “scelte” dei genitori, ma dall’altra ha anche posizione politica chiara e di tutela del pluralismo nella scuola, dei diritti e della libertà. Siamo estremamente preoccupati della situazione politica attuale, delle dichiarazioni aggressive che vengono fatte e che trasformano la scuola è un campo di battaglia in cui la guerra diventa una guerra ai bambini.”

E soprattutto “Questo proliferare di iniziative come lo sportello antigender – conclude - fa che sì crei sospetto all’interno della scuola che fa sì che iniziative meritorie poi non trovino cittadinanza perché non si vogliono polemiche. C’è un clima preoccupante e per questo ci impegneremo sempre di più perché la scuola pubblica resti luogo per antonomasia di inclusione in cui tutti e tutte hanno diritto di rappresentazione.”

Medea Garrone

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