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Cultura | mercoledì 11 luglio 2018, 11:40

Piazza San Matteo diventa un palcoscenico d'eccezione per Lunaria Teatro

Giovedì 12 luglio in scena la rassegna "Festival in una notte d'estate" "Medea fine de mondo", mentre venerdì sarà la volta di “Amy, storia di un naufragio

Piazza San Matteo, nell'ambito del "Festival in una notte d'estate" di Lunaria Teatro, si trasforma in un palcoscenico di eccezione per genovesi e visitatori. Domani, giovedì 12 luglio, andrà in scena “Medea fine del mondo”, di Valeriano Gialli, con Paola Corti e Loredana Iannizzi. Venerdì 13 luglio, “Amy, storia di un naufragio”, con l'ex protagonista della fiction "Distretto di Polizia" Daniela Morozzi.

Medea fine del mondo

Medea, in questo musical tragico tra classicità e innovazione, è la guerriera sconfitta della fine di un mondo che era un inferno e che lei vuole cambiare, il mondo dove c’era il disprezzo per la donna. Donna con lacrime di danza, distrutta sul lungomare della vita. Ali di un angelo sterminatore sciolte sul selciato che il dolore ha lasciato lì, in un mondo invaso da un eterno carnevale. L’azione non si svolge a Corinto, ma in un luogo indeterminato che è uno stato della mente. Può essere interpretato come una prigione o un luogo di solitudine e di espiazione. Medea, che ha voluto cancellare tutto il suo passato, lo ricorda invece ogni giorno come un incubo.
 In scena ci sono 4 donne, che sono tutte Medea. Medea e tre altre Medee, che sono la sua anima. Medea vorrebbe che tutte le donne del mondo fossero come lei lasciandole però libere di agire; vorrebbe rovesciare il suo mondo e vivere in un uno in cui le donne uccidono gli uomini. Medea non chiede risarcimenti in denaro. Quello che fa, lo fa per sconvolgimento d’amore. La sua ribellione e la sua ferocia sono per estremo dolore. Uccide perché intrappolata dall’amore. Uno spettacolo che mette in scena la tragedia di Medea, ma prima evoca la sua adolescenza, l’innamoramento per Giasone, la sua vita di maga, fatti sorprendenti che pochi conoscono. Spettacolo prodotto da Teatro del Mondo con il patrocinio della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Progettato in Valle d’Aosta. Costruito presso Casa degli Alfieri, Castagnole Monferrato (Asti).

Amy, storia di un naufragio

È il 1901 quando Joseph Conrad scrive Amy Foster, ma leggendo questa specie di incubo, l’impressione è che 116 anni siano passati invano. Allora erano emigranti che dall’est Europa volevano raggiungere in massa l’America, oggi sono cittadini africani e asiatici, forse ancora più affamati, ma disperazione, truffe, furti, scafisti e naufragi sono identici. Come tristemente uguali sono i cadaveri dei bambini sulle spiagge e quella sensazione di fastidio verso lo straniero che scuote i valori della società. Yanko viene dai Carpazi ed è l’unico sopravvissuto di un intero bastimento andato a fondo stracarico di emigranti che hanno viaggiato in condizioni spaventose dopo aver pagato il viaggio a peso d’oro. Ma il viaggio è finito in fondo al mare, davanti alle coste dell’Inghilterra dopo un disgraziato speronamento notturno da parte di una nave che si dilegua senza soccorrere queste centinaia di disperati. Yanko è bello, sa lavorare la terra, mungere le vacche, è religioso, impara l’inglese e addirittura salva da morte certa la nipotina di un ricco possidente inglese, ottenendo prima un salario, poi un piccolo appezzamento di terra, ma nulla di tutto questo gli basterà per essere accettato nella microscopica comunità del borgo di ferma. Solo Amy, Amy Foster, la “grulla” del paese, lo aiuta. Si innamora di lui e, contro la volontà di tutti, lo sposa. Mettono al mondo anche un figlio. Tutto bene quel che finisce bene? No, quello accade solo nelle fiabe e spesso neanche lì. Yanko canta, balla, prega a voce alta, è cattolico, qualità inaccettabili dentro l’opaca comunità delle selvagge coste britanniche: appare alla stregua di un pagano, una specie di stregone, forse un pazzo, molto probabilmente un demonio. Di sicuro uno straniero. E tanto basta per condannarlo. Per stoltezza, Amy Foster lo salverà; per stoltezza, lo lascerà morire con la faccia nel fango. Ma chi è a raccontarci questa storia e perché? Una giovane donna, quella stessa bambina che all’epoca dello sbarco di Yanko fu da lui salvata da morire nello stagno dei cavalli del vecchio Mr. Swaffer. Solo nei suoi occhi è possibile trovare una traccia luminosa di quello straniero e un ritratto giusto del mondo chiuso e inospitale dove egli era passato come una meteora destinata a scomparire nel nulla. La vicenda di Yanko è la storia di una tenace speranza infranta mille volte, infine sconfitta e caduta, ma che ha radicato nella terra come un seme. Una violenta storia accaduta un secolo fa in Inghilterra, o forse proprio qui, da noi, questa notte.

RG

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