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Genova | martedì 17 luglio 2018, 16:56

Depositi costieri, il ponente si ribella a qualsiasi soluzione

Angusti: “I materiali chimici non possono stare sotto la Lanterna, né a Cornigliano, né rimanere a Multedo. Andremo avanti nella lotta con ogni mezzo”. Domani l’a.d. di Superba incontra il Municipio Centro Ovest: i pareri tecnici sull’ex centrale Enel sono positivi

Depositi costieri, il ponente si ribella a qualsiasi soluzione

“Non vogliamo i depositi di prodotti petrolchimici sotto la Lanterna e ci attiveremo in tutti i modi per far sì che questa malaugurata ipotesi venga scongiurata”. Parola di Gianfranco Angusti, storico animatore del collettivo cittadino Officine Sampierdarenesi.

I ‘pasionari’ della delegazione, da anni in fermento per le battaglie più aspre a difesa della vivibilità della loro zona. Dai circoli di ballo alle slot machine, dalle bande di latinos alla microcriminalità. Ma adesso l’asticella, se possibile, si è ulteriormente alzata: “Bisogna evitare che il trasloco delle aziende che lavorano prodotti petrolchimici avvenga qui. Sampierdarena e San Teodoro hanno già pagato il loro altissimo prezzo, in termini di servitù industriali, di casello autostradale, di nodo ferroviario, di traffico, eccetera eccetera”.

Per questo, Officine Sampierdarenesi organizza un presidio: appuntamento domani sera (18 luglio) alle sei del pomeriggio sotto alla sede del Municipio Centro Ovest dove, in contemporanea, è prevista l’audizione di Alessandro Gentile, amministratore delegato di Superba, una delle aziende che storicamente operano a Multedo e che si appresta a lasciare quel sito.

Solo che, stando a ponente, qualsiasi comitato, qualsiasi cittadino, qualsiasi associazione ripete lo stesso ritornello: abbiamo già dato, abbiamo già troppe servitù, non in casa nostra. E come dare torto a questi genovesi, da sempre costretti a pagare il prezzo più ampio dello sviluppo industriale della città, privati del proprio mare, dell’aria pulita, della qualità di vita. “Infatti noi - precisa Angusti - non diciamo no alla collocazione presso l’ex centrale elettrica, affinché tutto rimanga dove si trova adesso, cioè a Multedo. I cittadini di quel quartiere hanno gli stessi diritti nostri. Semplicemente i depositi costieri, in mezzo o di fronte alle case non ci possono stare. Punto. Né a Multedo, né a Cornigliano, né a Sampierdarena. Si ingegnino a trovare altre soluzioni, perché queste non vanno bene e ci faremo sentire in ogni sede”.

Officine Sampierdarenesi ha già formato un coordinamento con gli altri comitati del ponente. Quindi l’azione è comune. Non esiste nessuna lotta di quartiere, nessun campanile. “Se andranno avanti in questo scellerato progetto - osserva Angusti - temo un vero e proprio scontro sociale, perché le persone sono esasperate. Si levino il ponente dalla testa”. Per domani la cittadinanza è stata invitata, attraverso volantini, a partecipare alla protesta, attraverso lo slogan ‘Facciamoci vedere, facciamoci sentire!’

“Speriamo di essere in tanti - dice Angusti - in modo da dare un segnale molto forte del nostro malessere. Per decenni Sampierdarena e San Teodoro hanno sopportato la presenza di una centrale elettrica a carbone. Ora che finalmente la delegazione poteva riappropriarsi di quell’area, vogliono arrivare con un’altra servitù, se possibile anche peggiore. Non ci siamo proprio. Difendiamo quell’area, anche perché si trova a pochi metri dalla Lanterna, il simbolo della città di Genova. Esiste un bellissimo progetto per riqualificare l’intera zona: creare una passeggiata, sfruttare il fatto che sull’ex centrale esiste un vincolo monumentale industriale. Ci si potrebbe creare un polo museale, un centro per lo studio delle energie alternative. Insomma, tante belle cose”.

Ma alla domanda su dove collocare i depositi, la risposta rimane un rebus. Lo stesso sindaco Marco Bucci, tracciando il bilancio del suo primo anno, ha detto che avrebbe “voluto chiudere la questione”, e invece il trasloco dei depositi sembra ancora in alto mare. Tutte le ipotesi sono state fortemente osteggiate dalla cittadinanza, Multedo è satura di pazienza e di sostanze (lo dimostrano i sempre più frequenti allarmi per la presenza di sostanze inquinanti nell’alveo del Rio Rostan, oltre all’aria quasi perennemente viziata), ma l’amministrazione non può permettersi di lasciar scappare altre industrie, di veder scomparire altri posti di lavoro.

E’ una questione delicatissima. Forse la più delicata, sul tavolo dell’attuale primo cittadino. Angusti ricorda: “L’ipotesi dei depositi sotto la Lanterna nacque ai tempi della giunta Doria, quando assessore all’Urbanistica era Stefano Bernini. Fu lui a concordare con Merlo la collocazione presso l’ex centrale elettrica. Noi andammo come cittadini dall’assessore regionale Rixi, a protestare. La Regione, infatti, è incaricata di esprimere il suo parere tecnico, attraverso la Vas, Valutazione Ambientale Strategica. In quell’occasione siamo venuti a sapere che l’ammiraglio Giovanni Pettorino, allora alla guida della Capitaneria di Porto, aveva posto il suo fermo diniego a questa soluzione, in quanto non sarebbe stata compatibile con le attività portuali. E la questione sembrava finita lì. Poi adesso cambia la giunta, cambia il sindaco, ma è tornata d’attualità”.

Un fatto è certo e lo spiega bene lo stesso Alessandro Gentile, a.d. di Superba: “Il motivo per cui non possiamo più stare a Multedo è soprattutto questione di sostenibilità economica, e per il fatto che per il Piano urbanistico comunale non possiamo più stare lì. Per rispetto delle istituzioni abbiamo voluto incontrare prima il Municipio, ma poi vorremmo vedere gli abitanti”. Dalla sua, Gentile ha una Vas positiva, dove si dice che “la soluzione ottimale sono le aree della centrale Enel: perché quello è il punto del porto in assoluto più lontano dalle case”. Oltretutto, secondo l’a.d. di Superba, “non risulta alcun atto di parere contrario da parte di Pettorino. E il suo predecessore, l’ammiraglio Vincenzo Melone, aveva espresso un parere preliminare positivo sulla collocazione in area Enel. Melone disse no solamente a una cosa: far attraccare le navi nel canale di accesso al bacino di Sampierdarena, ma nella calata non c’erano problemi”.

La decisione, quindi, superati gli scogli tecnici, sarebbe a questo punto solo e soltanto politica. Un bel dilemma per il sindaco Bucci. Gentile parla di “procedimento appena avviato”, il primo cittadino ha come priorità quella di non perdere posti di lavoro. Ma anche di non perdere la faccia con i genovesi. La linea di sintesi è complicatissima. E la pressione dell’opinione pubblica ai massimi livelli.

Alberto Bruzzone

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