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Cronaca | 25 agosto 2018, 16:24

Copertina di Charlie Hebdo sul ponte di Genova: continua lo sdegno sui social

Per molti si tratta dell'ennesima provocazione di cattivo gusto pubblicata dal settimanale francese. E' la terza copertina in due anni che prende di mira una tragedia italiana

La copertina del n. 136 di Charlie Hebdo

La copertina del n. 136 di Charlie Hebdo

Prosegue sui social la ridda di polemiche per la nuova copertina di "Charlie Hebdo", dedicata alla tragedia del Ponte Morandi. In due anni è la terza copertina del periodico satirico francese che prende di mira direttamente una sciagura italiana.

La vignetta ritrae il ponte di Brooklyn dei genovesi spezzato in due, con il furgone sul ciglio del baratro come nei giorni immediatamente successivi al crollo, e due auto schiantate di sotto dove un immigrato di colore, a mo' di netturbino, spazza tra le macerie. Con il titolo: "Costruito dagli italiani... pulito dai migranti"

Per molti internauti, sia su Facebook sia su Twitter, si tratta dell'ennesima provocazione di cattivo gusto pubblicata dal settimanale irriverente, noto per il suo sarcasmo senza freno. Dopo il sisma di Amatrice e la valanga di Rigopiano, a far discutere (per più giorni consecutivi) questa volta è l'immane tragedia che ha funestato la zona del Polcevera, la città di Genova e l'Italia tutta lo scorso 14 agosto. 

Tra i primissimi a intervenire, il sottosegretario alle infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi, genovese ed esponente di punta del Carroccio: "Il giornale francese Charlie Hebdo senza vergogna e riesce a superar ogni limite nel cattivo gusto. Questa sarebbe satira? Per me c'è solo una parola: schifo". 

Dello stesso tenore la posizione di un altro leghista, il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli: "Sbagliare è umano, capita, ma perseverare nello stesso errore per ben tre volte... Due anni dopo la vergognosa vignetta sul terremoto che ha colpito Amatrice e gli altri comuni appenninici, con il sangue trasformato in sugo per la pasta, e quella altrettanto oltraggiosa sulla tragedia di Rigopiano, con la morte che scivolava sulla neve della valanga con le falci al posto degli sci, il periodico satirico francese Charlie Hebdo torna a offendere le vittime italiane, questa volta con una vignetta oltraggiosa sul crollo del ponte di Genova. Sono un strenuo difensore della libertà di espressione, compresa la satira, ma non quando trascende in offese assurde e gratuite che infangano il dolore delle vittime e il dolore dei loro cari". 

Lo stesso Calderoli usa l'hashtag #jenesuispasCharlie, che sta accomunando quanti vogliono segnare la distanza dalla satira dei cugini d'Oltralpe.

Anche tra coloro che tre anni fa espressero solidarietà per "Charlie Hebdo", dopo la strage di al-Qaeda nella sede parigina del settimanale, il 7 gennaio 2015, che portò alla morte di 11 persone, c'è chi oggi parla di mancanza di pietà e di senso della misura

Un altro esponente della Lega che si esprime sul caso è Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, che punta il dito contro i preconcetti di molti transalpini sull'Italia: "Le loro vignette possono fare schifo ed essere vomitevoli, essere espressione di pregiudizi e stereotipi e soprattutto di un malinteso senso di superiorità, molto francese per altro, grazie al quale si sentono in diritto di insultare chiunque. La vignetta con l'immigrato (notare le labbra grosse e gli occhi grandi ingenuamente spalancati sul mondo né più, né meno di come li rappresentavano le vignette che oggi definiremmo razziste nei primi decenni del Novecento in America come in Europa) che pulisce le macerie, da questo punto di vista, deve far pensare".

Per il rappresentante del Carroccio, "chissà se l'immigrato della vignetta non sia un africano preso a randellate dalla gendarmeria francese a Ventimiglia o se non arrivi da quell'Africa Subsahariana succube della Francia, costretta ad adottare come moneta il franco francese africano al cambio paritario con l'euro. Chissà...". 

Non si sbilancia, invece, il sindaco di Genova, Marco Bucci: "Siccome sono impulsivo preferisco non fare nessun commento". Ma il tono fa intendere la presa di posizione. 

Luca Bizzarri del duo Luca e Paolo, da qualche tempo alla presidenza di Palazzo Ducale, twitta: "Fanno indignare e discutere, è il loro mestiere. La vignetta mi fa schifo, viva la vignetta di Charlie Hebdo. Forse, più che indignarsi sarebbe utile agire seriamente in modo che vignette così non avessero più senso di esistere".

Un veterano della satira al vetriolo, il direttore del "Vernacoliere" di Livorno, Mario Cardinali, sottolinea che il compito della satira è sempre quello di fustigare il potere con il cinismo e l'iperbole: "Ma no, sono francesi! E noi li lasciamo fare, facciano il loro mestiere. Ci sono cose più gravi. Quello che sta succedendo da noi mi sembra peggio. Siamo pieni di mafia, camorra, concessioni strane - osserva Cardinali - Ormai tutto è satira e quindi la sacralità della satira non esiste più. E' diventata un bene di consumo che serve a mettersi in mostra. Per me dovrebbe essere un particolare esercizio di intelligenza nutrito di passione civile, ma qui ormai dov'è?".

Non si sente offeso o particolarmente toccato dall'ultima uscita di "Charlie Hebdo" perché - ricorda - "le vignette sono fini a se stesse".  

rg

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