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Innovazione | martedì 11 settembre 2018, 19:00

Monitorare i ponti con lo smartphone? Ne parla l'esperto Gianmarco Veruggio

Non tutti lo sanno: anche i nostri cellulari potrebbero diventare strumenti di misurazione delle vibrazioni dei viadotti, secondo uno studio del Mit di Boston. Hanno chiesto un parere all'esperto del Cnr Gianmarco Veruggio

Sensori per valutare la stabilità del ponte. Sono quelli che verranno installati su quel che resta del Morandi venerdì 14 settembre, a un mese esatto dal crollo, per comprenderne meglio le condizioni.

Non tutti lo sanno, però, che anche i nostri cellulari, in realtà, potrebbero diventare strumenti di misurazione delle vibrazioni dei viadotti e quindi del loro stato di salute. Ad averlo dimostrato è uno studio del famosissimo Mit, l’istituto di ricerca del Massachusetts, attraverso un team, che ha pubblicato la propria ricerca lo scorso marzo sulla prestigiosa rivista Proceedings of the institute of electrical and electronics engineers (Ieee). Secondo Thomas J. Matarazzo, Paolo Santi e colleghi, usando gli accelerometri degli smartphone, infatti, si possono misurare le vibrazioni, in quanto gli accelerometri non sono altro che sensori capaci di misurare lo spostamento del cellulare in altezza, lunghezza e profondità. In questo modo, raccogliendo una serie di dati utili dai telefoni degli automobilisti in transito, si può monitorare un ponte, esattamente come ha fatto il Mit con l’Harvard Bridge di Boston.

A questo proposito abbiamo chiesto a un esperto come Gianmarco Veruggio, ingegnere elettronico, Responsabile della Sede di Genova dell’Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell’Informazione e delle Telecomunicazioni (CNR-IEIIT), esperto in IoT (Internet of Things) e presidente della Scuola di Robotica.

Può essere effettivamente usato questo sistema?

La cosa in sé è interessante, anche se non posso esprimere un giudizio sul fatto che funzioni o meno, ma se hanno fatto le prove devo pensare che siano valide. Sicuramente è un sistema interessante per l’IoT e per il fatto che siamo tutti fruitori e produttori di dati per qualsiasi applicazione di intelligenza artificiale, al di là del ponte, quindi. Loro propongono di usare l’accelerometro, già presente in tutti i cellulari: se devo misurare delle vibrazioni devo capire quali vibrazioni misuro e lo stesso vale per l’ipotetico impiego di questi dati accelerometrici al fine di una misurazione strutturale di ponti e viadotti. C’è una complessità non facilissima da gestire, ma siccome non sono strutturista né ricercatore nel campo delle misure, non mi esprimo in questo.

Come fa a essere preciso questo metodo di misurazione?

A livello analitico bisogna valutare due aspetti: la calibrazione dello strumento, che è fondamentale, e in questo caso lo strumento non è solo il cellulare, ma il cellulare che è messo su una macchina: quindi dov’è appoggiato? Sul cruscotto? Sul sedile? Si tratta di uno strumento piuttosto “folkloristico” per la calibrazione. Anche se è vero che si possono immaginare algoritmi di calibrazione dinamica basandosi su un’analisi del comportamento a regime del sistema massa, ma quindi non è un sistema banale. E poi ci vuole la geolocalizzazione con Gps per sapere che sto passando su un ponte. E del ponte di cui sto misurando le vibrazioni bisogna valutare le frequenze di risonanza delle strutture per vedere se restano uguali o cambiano. E bisogna sollecitare la struttura per valutare lo stato di salute della struttura, come le prove che avrà fatto il Politecnico di Milano sul Morandi. Occorre sapere le condizioni istantanee della struttura e le condizioni saranno diverse se ci sta passando solo una macchina o un tir. Credo ci sia un lavoro di analisi e filtraggio molto complesso, che potenzialmente potrebbe portare a un sistema di controllo basato sull’osservazione di una serie di agenti che si muovono sul territorio.

Quindi tutti potremmo fornire dati sul ponte, essendo connessi?

Sì, è quello che succede con Google Maps, per esempio: l’aspetto interessante è che mi calcola il percorso e il tempo in base al traffico in tempo reale. Questo perché tutti noi che abbiamo attivo Google Maps gli “parliamo” e gli diciamo dove siamo. Così sa a che velocità sto andando o se sono fermo. Conosce il traffico perché tutti quelli che viaggiano lì indicano la loro posizione e Google Maps può fare il calcolo per il percorso e i tempi di percorrenza. Quindi l’idea che tutti noi con gli smartphone forniamo dati utili in tempo reale a tutta una serie di situazioni, non solo legate al traffico, ma anche, appunto, calcolare lo stato di salute delle infrastrutture o i punti di misura del meteo, permette un’analisi dei dati utile. Quindi si apre prospettiva di impiego dell’Internet of Things, quindi che tutto sia collegato e fornisca dati in tempo reale in modo che nascano una serie di nuove attività e metodi per fornire servizi, può essere interessante.

Medea Garrone

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