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Innovazione | mercoledì 19 settembre 2018, 13:00

Mele, la scuola digitale è realtà da ormai nove anni

E’ ripartito il progetto ‘Tecnoclasse’ alle secondarie di primo grado: tutti sui banchi con i tablet, concessi in comodato d’uso dal Comune. Teresa Piccardo: “Siamo stati i pionieri e andiamo avanti con orgoglio”. Il sindaco Mirco Ferrando: “Un corpo docenti eccezionale”

Mele, la scuola digitale è realtà da ormai nove anni

A Mele la scuola digitale è ancora una bellissima realtà, per il nono anno consecutivo. Lunedì scorso, alla scuola secondaria di primo grado, sono ricominciate le lezioni e, come ormai da piacevole tradizione, accanto a libri, diari, penne e matite sono comparsi i tablet, che vanno ad affiancare, completare ed arricchire gli strumenti didattici dell’istituto e a proseguire un esperimento che si spera diventi sempre più ad ampio raggio.

Merito delle insegnanti del plesso, ma anche del Comune di Mele, in particolare del sindaco Mirco Ferrando, che continua a credere nel progetto e a sostenerlo. Teresa Piccardo, una delle insegnanti che per prima ha sperimentato la ‘Tecnoclasse’, conserva il medesimo entusiasmo di quando tutto cominciò, nell’anno scolastico 2011/2012.

“Ancora una volta - afferma - siamo stati inseriti nel progetto dal Ministero, e ne siamo molto orgogliosi. Eravamo tra i primi in Liguria e devo dire che, nel corso degli anni, siamo stati seguiti da parecchie altre scuole. Noi abbiamo frequentato molti corsi e, a nostra volta, siamo andati a insegnare a numerosi colleghi. E’ stato un percorso di formazione, di arricchimento professionale davvero molto interessante”.

Oltre a Teresa Piccardo, ‘armeggiano’ con i tablet anche Monica Devecchi, Cristina Camisasca, Elisa Dagnino e Silvano Climi. La scuola secondaria di Mele (che non ha un nome specifico) afferisce al Comprensivo Voltri 1, la cui preside facente funzioni è Rossella Monteforte.

“Come dicevo - prosegue Piccardo - siamo partite in due, poi il numero di docenti si è notevolmente ampliato. I tablet sono affidati agli studenti in comodato d’uso e, alla fine del percorso scolastico, se vogliono li possono riscattare versando una cifra. Ogni ragazzo ha il suo dispositivo, in più ci sono quelli per gli insegnanti, per un totale di circa un’ottantina di pezzi”.

A completare la ‘digitalizzazione’ c’è la Lim, ovvero la Lavagna interattiva Multimediale. “Questa metodologia d’insegnamento è ovviamente differente rispetto a quella standard. Ma non è sostitutiva. Nel senso che, parallelamente al tablet, portiamo avanti anche la didattica tradizionale, con i libri, i quaderni e gli appunti. Il tablet non è sostitutivo della carta, ma può fornire una grandissima integrazione”.

A supporto dei dispositivi, c’è una rete wifi riservata per ogni classe, in modo da evitare blocchi o interruzioni della linea. “Lavoriamo - osserva Piccardo - in un ambiente molto dinamico, professionale e direi anche protetto. I ragazzi vengono volentieri e i genitori sono sempre molto contenti. Per noi è una grandissima soddisfazione”.

La stessa che trasmette il sindaco di Mele, Mirco Ferrando. Quando nel 2011 partì il progetto, lo volle fortemente in veste di assessore comunale. Oggi è diventato primo cittadino: “E’ vero - dice - L’idea è partita da me, ma poi sono stati i docenti a crederci con grandissime energie e impegno. Da otto anni finanziamo volentieri la ‘Tecnoclasse’, senza un solo centesimo di spesa da parte delle famiglie e sempre con ottime prospettive. Infatti, vorremmo ampliare questo progetto anche alla scuola elementare, ma il problema, per adesso, è reperire le risorse. Stiamo comunque lavorando per arrivare a coronare questo sogno. La fortuna incredibile è che a Mele c’è un corpo docenti, sia alle elementari che alle medie, molto disponibile ad aprirsi. Perché questa è una vera rivoluzione, anche dal punto di vista della didattica”.

La ‘Tecnoclasse’ prevede la costruzione di testi alternativi ai manuali d’uso comune, per ciò che concerne alcune discipline: Italiano, Matematica, Scienze, Storia, Geografia, Inglese, Francese, attraverso attività laboratoriali gestite prevalentemente con l’uso dei media. Gli obiettivi sono: percorsi metodologicamente ordinati, dove la significatività e l’essenzialità delle proposte valorizzino sia il processo che il prodotto, operando attraverso setting laboratoriali, suscitando discussioni, inventando situazioni di apprendimento collaborativo e/o basate sul problem solving; tematiche che presentino spessore culturale; una relazione educativo/didattica gestita per sviluppare autocoscienza e che non si limiti alla divulgazione.

“Il risultato principale di questo progetto - si legge nella sua presentazione - è quello di rompere con l’idea tradizionale del laboratorio d’informatica, utilizzando la stessa in maniera continuativa (quotidiana) e diffusa in classe, a supporto di tutte le attività svolte dall’insegnante e dagli alunni, sfruttando le caratteristiche tecniche degli strumenti a disposizione. In questo modo si favorisce la comunicazione e la collaborazione degli alunni anche nel tempo extra-scolastico, che significa: assecondare il senso naturale di scoperta e di relazione dei ragazzi; stimolare attività di produzione scritta e grafica; progettare attività di apprendimento cooperativo. Tutto questo permette ai ragazzi di acquisire la metodologia didattica e le conoscenze tecniche necessarie, per affrontare al meglio il loro successivo percorso scolastico nella scuola secondaria di 2° grado (scuola media superiore), anche nel caso non trovassero tecnologie adeguate”.

Alberto Bruzzone

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