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Eventi | 06 novembre 2018, 10:34

"Non c'è futuro senza memoria": la marcia contro il razzismo di ieri e di oggi

Ieri la commemorazione degli ebrei genovesi deportati nei campi di sterminio. La marcia, organizzata da Comunità Ebraica e Comunità di Sant'Egidio per dire no al razzismo (VIDEO)

"Non c'è futuro senza memoria": la marcia contro il razzismo di ieri e di oggi

“Ho vissuto sulla mia pelle le conseguenze della mancanza delle memoria”. Inizia così il discorso di Padre Eugene, della Comunità di Sant’Egidio, in occasione della marcia della memoria “Non c’è futuro senza memoria”, organizzato dalla Comunità Ebraica e dalla Comunità di Sant’Egidio per commemorare la deportazione degli ebrei genovesi il 5 novembre del 1943 (erano 261 e ne tornarono solo 20).

“Ho vissuto sulla mia pelle le conseguenze della mancanza delle memoria”, dice Padre Eugene, che ha subito il genocidio del Ruanda, a causa del quale ha perso il padre, la sorella, gli zii, la nonna e i cugini. Dunque gli Ebrei come i Tutsi. Il Manifesto delle Leggi razziali del 1938 come il Manifesto Hutu degli anni ’80. Non si deve mai dimenticare il passato se si vuole avere offrire un futuro fatto di pace e uguaglianza ai bambini che saranno gli adulti di domani.

Grandi e piccoli, infatti, erano presenti ieri alla manifestazione, iniziata in Galleria Mazzini, per ricordare l’arresto del rabbino Riccardo Pacifici da parte dei fascisti, il 5 novembre di 75 anni fa, e proseguita fino alla Sinagoga. Un momento di raccoglimento, cui hanno partecipato il rabbino capo di Genova Giuseppe Momigliano, il presidente della Comunità Ebraica genovese Ariel Dello Strologo, il presidente dell’associazione Primo Levi, Piero Dello Strologo, le autorità locali, il Rettore dell’Università e Gilberto Salmoni, uno dei sopravvissuti.

“Non c’è futuro senza memoria”, e per questo si deve ricordare nel presente quello che è stato, oggi più che mai, in questo clima di intolleranza che sembra crescere nel nostro Paese, come testimoniato quotidianamente da episodi di razzismo sempre più frequenti.

Infatti "Questo è un periodo difficile a livello economico-sociale che può facilmente spingere molte persone a cercare un capro espiatorio - spiega Ariel Dello Strologo - Non è questo un ricordo fine a se stesso, ma qualcosa che ci deve fare rimanere vigili, perché quello che è successo non accada più".

 

 

Medea Garrone

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