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Cultura | 14 novembre 2018, 17:00

Sara Rattaro: “La famiglia? Imperfetta ma sempre bellissima”

Nuovo romanzo per la scrittrice pegliese: ‘Andiamo a vedere il giorno’ è il seguito di ‘Non volare via’. Madre e figlia si ritrovano insieme in uno straordinario viaggio. Presentazione domani sera da Mondadori in via XX settembre

Sara Rattaro: “La famiglia? Imperfetta ma sempre bellissima”

Dietro la chioma bionda fluente, il sorriso solare, gli occhi talmente profondi che un paio di lenti non possono nascondere, c’è il talento di una delle scrittrici più ispirate del momento. Originaria di Pegli, dove la famiglia ha un’assai conosciuta attività commerciale, vive a Multedo ma è ben nota e apprezzata in tutta Italia. Sara Rattaro, già vincitrice del Premio Bancarella nel 2015 con ‘Niente è come te’ e del Premio Rapallo Carige nel 2016 con ‘Splendi più che puoi’, è nuovamente in tour in tutta la penisola per la presentazione del suo ultimo romanzo, uscito da pochi giorni: ‘Andiamo a vedere il giorno’, pubblicato dall’editore Sperling & Kupfer, è il seguito (ma in realtà si tratta pure di una storia perfettamente autonoma) di ‘Non volare via’, opera che le ha garantito un roseo successo.

Ritornano quindi in scena Alberto, la moglie Sandra e i loro due figli, Alice e Matteo, quest’ultimo sordo alla nascita. “Sono tornati a parlarmi - dice Sara Rattaro - come se non avessero finito, la volta scorsa, di raccontarmi la loro storia”.

Tra un libro e l’altro sono passati dieci anni. Immutato, invece, il ‘tocco’ di Sara, la sua capacità di coinvolgere nella narrazione, di emozionare, trascinare, commuovere. Qui il centro, a differenza del primo ‘capitolo’, dove l’io narrante era rappresentato da Alberto (scelta insolita per la scrittrice genovese), ritornano le donne, madre e figlia, coinvolte in uno straordinario viaggio alla ricerca di loro stesse e del loro rapporto. Presentazione domani (giovedì 15 novembre), alle ore 18,30, presso la libreria Mondadori di via XX settembre. Intervista di Carla Viazzi, letture di Lucia Caponetto.

Come si sente quando esce un suo nuovo libro?

Questa volta è un’emozione diversa. Quando esce un nuovo libro sono sempre molto felice, ma ora c’è qualcosa in più perché è la prima volta che pubblico un sequel. Non mi sono mai piaciute le ‘seconde puntate’, poi però quando sono venuta a contatto con questa storia, ho cambiato idea. Il fatto di proporre un sequel significa aver creduto in questi personaggi, soprattutto il pubblico ma anche la scrittrice. Ho nuovamente dato voce a questa famiglia, soltanto sono andata a vedere che cosa stava accadendo dieci anni dopo.

‘Non volare via’ è stato un bel successo editoriale.

Ha venduto oltre cinquantamila copie, che di questi tempi sono un’infinità. Il seguito lo avevo nel cassetto da qualche anno, non l’ho scritto sull’onda del primo. Era già più o meno pronto. Non ero nemmeno sicura di tirarlo fuori. Poi mi sono convinta. E’ una nuova avventura, questa volta vista più dalla parte di Sandra e di Alice. Ma si può leggere tranquillamente come romanzo autonomo.

Ritorna, forte, il tema del tradimento.

Nel primo libro, era Alberto ad avere una relazione extraconiugale. La figlia Alice, una ragazza sempre rispettosa delle regole, lo aveva scoperto e l’aveva presa malissimo. Ora è lei stessa, dopo essersi sposata, ad aver tradito. Più in generale, anche per evitare di ‘spoilerare’ troppo, direi che ritorna il tema della famiglia imperfetta. Un aspetto che più attuale non si può, e non lo dico soltanto in riferimento alle famiglie allargate. Pure la famiglia tradizionale è imperfetta. I legami umani sono spesso indecifrabili, anche i più duraturi possono rompersi nel giro di pochissimo tempo.

Ci dicono che “sono i tempi”. Lei è d’accordo?

Io credo che i tradimenti siano sempre esistiti. Solo che una volta più persone tornavano a casa. Si ricominciava daccapo, ci si perdonava. La felicità del nucleo familiare e la sua unione venivano davanti a tutto. Non è che non ci fossero i problemi, anzi. Oggi invece è più facile che si cambi direzione. Una famiglia con genitori divorziati è una cosa assolutamente normale, non vieni più visto come un alieno, come un mostro con tre teste, com’era una volta. In questo senso sì, qualcosa è cambiato. Una volta i figli di separati erano pochissimi, a scuola venivano tenuti come in una teca di cristallo. Anch’io ho vissuto la fine di un matrimonio.

Quindi nel romanzo c’è anche un po’ di personale?

Direi di no, perché questa storia l’avevo scritta prima.

Scrivere la aiuta nei momenti più difficili?

Ho sempre creduto che la scrittura abbia un potere terapeutico. Ne sono fermamente convinta. T’insegna a vedere i famosi lati positivi, anche dove non sembra che possano esistere. Poter raccontare delle storie, umanamente aiuta. Il fatto che piacciano, quello aiuta ancora di più.

La sua scrittura cambia, a seconda dell’umore, degli stati d’animo? 

Spero che la scrittura non ne risenta mai. Racconto una famiglia imperfetta, ma resto sempre anche la Sara Rattaro che ha saputo narrare di uomini meravigliosi, di grandi padri, così come di uomini tremendi. Ho un pubblico soprattutto femminile, me ne rendo conto. Ma ultimamente mi legge pure qualche uomo, ho ottimi riscontri e questo mi fa piacere.

Un altro tema ben presente in ‘Andiamo a vedere il giorno’ è quello del viaggio.

E’ un viaggio particolare. Che inizia come un abbandono. Alice che, dopo il tradimento, fugge da tutto e da tutti, cerca una sorta di catarsi, di liberazione, e finisce a Parigi. Vuole riflettere, capire, mettere in discussione se stessa. Ma si ritrova tra i piedi la madre. Quello però che all’inizio poteva sembrare un fastidio, un impiccio, diventa una grande fortuna. Perché le due donne, insieme, scopriranno un rapporto che non avevano mai avuto. Così il romanzo diventa un percorso di rielaborazione di coppia. Un viaggio fisico ma anche spirituale nell’anima di Alice e Sandra. Sullo sfondo di paesaggi bellissimi, molti dei quali racconto bene perché ho potuto vederli di persona.

Quali prossimi appuntamenti la aspettano?

Girerò un po’ per presentare il libro. Poi a gennaio, a Milano, inizierò le lezioni del corso di scrittura, presso l’editore Morellini, al quale devo moltissimo perché è stato il primo che mi ha scoperta. Si chiama ‘La fabbrica delle storie’ e durerà circa quattro mesi. Gli allievi dovranno creare un racconto su un tema che andrò loro a indicare. Poi, la casa editrice farà una raccolta. Le iscrizioni al corso sono aperte.

Alberto Bruzzone

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