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Cronaca | 24 dicembre 2018, 12:11

Pegli, la storia infinita dei box sotto al cinema Eden

Il cantiere fu aperto nel 2012. Sei anni e mezzo dopo, i lavori sono fermi e non si sa quando termineranno. Avvenente presenta una formale richiesta in Comune. L’impresa dovrebbe ripartire dopo alcune difficoltà finanziarie

Pegli, la storia infinita dei box sotto al cinema Eden

Sei anni con un cantiere aperto sotto alle finestre. E’ dal 2012 che i residenti di via Martiri della Libertà, piazza Bonavino e via Pavia a Pegli, quando si affacciano, vedono ferri spuntare dal cemento armato, legname, ponteggi, enormi lastroni grigi, mezzi pesanti, materiale edile, una vera e propria voragine a cielo aperto proprio sotto ai palazzi tra i più signorili della delegazione.

Un po’ meno, specie negli ultimi tempi, hanno visto però gli operai al lavoro. La costruzione dei box nello spazio adiacente all’ex cinema Eden è una ferita ancora aperta, e che non si è mai rimarginata, un po’ per le annose polemiche che sono seguite a questo contestatissimo progetto, un po’ perché i lavori sono andati avanti più che a rilento e ora sono al palo da diverse settimane. Sicché quell’area, che un tempo ospitava le proiezioni all’aperto (e in certe estati erano veramente molto affollate), giace in completo e totale abbandono.

Non basta un cancello chiuso a nascondere i ritardi. Perché da sopra lo stato dell’arte si vede benissimo e lascia sempre più l’amaro in bocca a chi si era battuto contro questo cantiere, era sceso in strada, aveva fortemente contestato. Ma come mai i lavori sono fermi? Come mai è dal 2012 che si va avanti e ancora non si è arrivati in fondo? E’ possibile che per realizzare poco meno di settanta box occorra tutto questo tempo? Che cosa è successo all’impresa di costruzioni incaricata di eseguire il progetto?

Queste e tante altre domande si fanno i pegliesi e, tra loro, le ha indirizzate in maniera ufficiale in Comune il consigliere comunale ed ex presidente del Municipio VII Ponente Mauro Avvenente, che si è rivolto direttamente agli uffici di Tursi, “per sapere se si avevano notizie, anche se stiamo parlando di un’area privata e di un progetto completamente finanziato dai privati”.

Finanziato è probabilmente la parola chiave. Perché l’impresa costruttrice ha avuto diversi problemi economici e questo spiega i ritardi nei lavori. “Ora però, secondo quanto mi risulta - prosegue Avvenente - la questione dovrebbe essere risolta e il cantiere dovrebbe ripartire a breve”. Si spera, questa volta, per arrivare sino in fondo. La ‘ferita’ al cuore di Pegli è ormai aperta. Tanto vale chiuderla nella maniera più dignitosa ed elegante possibile, evitando di lasciare un tristissimo spettacolo come quello attuale sotto agli occhi di tutti.

Il contestato progetto dei box dietro all’ex cinema Eden, si diceva, affonda le radici nel 2012. L’area interessata, proprietà dei frati di Finalpia - come scrive il portale ‘Era Superba’ - comprende il civico numero 4 di via Pavia, ovvero il palazzo donato dal Papa Benedetto XV e dai marchesi Durazzo Pallavicini all’ordine dei Benedettini e dato in uso per attività pastorali e ricreative alla parrocchia di San Martino, oltre al sottosuolo del cinema Eden e della sua arena estiva. “Il terreno della zona è estremamente fragile e quando hanno provato a trivellare è uscita immediatamente l’acqua - ricordavano già ai tempi gli abitanti - C’è un rischio concreto per la stabilità delle abitazioni di via Pavia e dell’adiacente piazza Bonavino”.

Anche ai tempi Avvenente, in veste di presidente del VII Ponente, era assai perplesso: “Una delle caratteristiche peculiari del territorio di Pegli - dichiarava - è la numerosa presenza di acqua nel sottosuolo e la particolare vicinanza della falda acquifera alla superficie. Problemi di natura idrogeologica si sono riscontrati in altre zone di Pegli, quando si è provato a costruire. In via Dagnino, a seguito di un intervento su una proprietà privata, c’è stato uno smottamento di terreno e alcuni palazzi contigui all’area hanno vissuto situazioni critiche e sono stati evacuati. E’ la dimostrazione di come il sottosuolo di Pegli sia terribilmente fragile”.

Nel corso degli anni, i cittadini si sono mobilitati attraverso assemblee pubbliche, volantinaggi e raccolte firme, e hanno ottenuto alcune modifiche rispetto al progetto iniziale. Quest’ultimo prevedeva una costruzione su quattro livelli per circa 120 box. Il Comune, resosi conto dell’invasività dell’opera, ha proposto ai progettisti una riduzione dello sbancamento, da 4 piani a 3, con la conseguente riduzione del numero di box (68). Il permesso a costruire risale al giugno 2011, con la civica amministrazione guidata da Marta Vincenzi. I lavori sono partiti ufficialmente nel giugno 2012.

Ma oggi, Natale del Signore 2018, sono ancora in corso. Senza un’idea di quando finiranno.

Alberto Bruzzone

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