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Attualità | domenica 06 gennaio 2019, 11:21

Pra’: troppa sabbia alla foce, e i canottieri non possono vogare

L’estuario del Rio San Pietro non è stato ripulito dopo la piena e la mareggiata. I pontili dello Speranza Pra’ sono sommersi di terra. Bruzzone: “E’ competenza del Comune, ma non ci hanno neppure risposto”. Capocci: “A rischio la nostra attività e le prossime importanti gare”

Pra’: troppa sabbia alla foce, e i canottieri non possono vogare

Non ci sono solamente la passeggiata a mare di Voltri, il crollo della strada in via Rubens e altre decine di disagi, come dirette conseguenze della violentissima mareggiata e del maltempo di fine ottobre. Anche Pra’, per quanto protetta dal porto, paga tristemente il suo dazio, con una situazione altrettanto critica e capace di mettere seriamente in difficoltà una delle istituzioni storiche della zona e un po’ di tutto il Ponente: il Gruppo Sportivo Speranza Pra’, che opera nel canottaggio sin dal lontano 1953 e può vantare una bacheca ricchissima di titoli, anno dopo anno.

Il problema è stato ben evidenziato, dopo altre e ripetute segnalazioni al Comune di Genova, dal consigliere municipale di A Sinistra, Filippo Bruzzone, sempre molto attento e recettivo sul proprio territorio.

“A seguito della mareggiata di fine ottobre, ma anche delle piene del torrente, alcune delle quali, nelle scorse settimane, hanno provocato allagamenti e danni nelle zone dell’Aurelia, la foce del Rio San Pietro si è completamente riempita di sabbia. Il che, oltre a essere pericoloso, compromette l’attività dei canottieri dello Speranza”.

L’elemento di pericolosità è fin troppo chiaro: se il rivo non scarica correttamente in mare (in questo caso nel canale di calma del porto), perché risulta ‘tappato’ sul proprio estuario, l’acqua risale all’indietro e può assai facilmente uscire dagli argini provocando un’esondazione. Ragion per cui la barra sabbiosa andrebbe rimossa, e pure con una certa fretta.

Secondo elemento, l’attività sportiva dello Speranza Pra’: i detriti e la sabbia si sono depositati proprio davanti ai capannoni e ai moli dove il gruppo sportivo ha la sede e svolge la propria attività, utilizzando queste strutture coperte per custodire le imbarcazioni.

In questo momento, per ‘guadagnare’ l’acqua, bisogna bypassare la sabbia, con conseguenti disagi, molta fatica in più e rallentamento dell’attività. Bruzzone lo dice molto chiaramente: “Lo Speranza non riesce a fare la propria attività, perché i suoi pontili sono sommersi di terra. È un lavoro di competenza del Comune. Noi del Municipio VII Ponente lo abbiamo segnalato più volte, ma sino a questo momento non abbiamo ottenuto alcuna risposta. A fine gennaio, se non si sarà mosso nulla, porterò la mia interpellanza direttamente al Sindaco”.

Anche Oscar Capocci, che è il presidente dello Speranza Pra’, fa presente il suo punto di vista: “Il Gruppo Sportivo Speranza e il movimento remiero genovese sono in forte difficoltà dopo gli avvenimenti atmosferici di novembre. Il centro remiero di Pra’, infatti, ha subito ingenti danni alle sue strutture, la foce del torrente san Pietro è ormai interrata e uscire in mare per gli allenamenti è molto difficoltoso”.

Secondo Capocci, “sarà impossibile, stando così le cose, poter organizzare le tre regate regionali e il meeting nazionale giovanile: solo questa manifestazione porterebbe a Genova mille e cinquecento atleti. Ovviamente, questi disagi hanno un impatto enorme sul Gruppo Sportivo Speranza, che oltre a non potersi allenare in modo agevole, perderà gran parte delle sue entrate legate all'organizzazione degli eventi a Pra’”.

In questo stesso luogo, lo scorso giugno, si era svolta la Regata Storica delle Repubbliche Marinare, di fronte a migliaia di spettatori e con tanto di diretta televisiva sulla Rai. Il canale di calma di Pra’ era stato decantato come “specchio ideale per ospitare gare di livello nazionale”.

Oggi, come dice un proverbio, ‘passata la festa, gabbato lo santo’: dei grandi progetti non vi è più nemmeno l’ombra. L’unica ombra la fanno, rispetto ai pontili, i quintali di sabbia depositati alla foce del San Pietro.

E c’è una società, fiore all’occhiello per tutta Genova, lasciata lì a morire. Un gruppo che fa dell’acqua la propria ragione di vita, e che oggi è strozzato e sommerso dal suo elemento contrario: la terra. Ma ancor più dall’indifferenza.

Alberto Bruzzone

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