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Cultura | 13 marzo 2019, 18:04

Elio Germano e Chiara Lagani in scena al Modena con "La mia battaglia"

Lo spettacolo da venerdì 15 a domenica 17 marzo: regia e interpretazione di Elio Germano, scene e costumi Katia Titolo, luci Alessandro Barbieri

Elio Germano e Chiara Lagani in scena al Modena con "La mia battaglia"

Si preannuncia il tutto esaurito per lo spettacolo La mia battaglia con Elio Germano, che sarà in scena al Teatro Gustavo Modena dal 15 al 17 marzo (venerdì e sabato alle ore 20.30, domenica alle ore 16) nell’ambito della stagione 2018/19 del Teatro Nazionale di Genova.

Grande protagonista del cinema italiano, premiato al Festival di Cannes per il film La nostra vita di Daniele Lucchetti, più volte insignito del David di Donatello (l’ultimo l’ha ricevuto per la sua interpretazione di Giacomo Leopardi ne Il giovane favoloso di Mario Martone), Elio Germano aveva già affascinato la platea del Teatro Gustavo Modena con una sua versione di Thom Pain di Will Eno. Dopo avere girato i teatri italiani insieme al musicista Theo Teardo con Viaggio al termine della notte, liberamente tratto dal romanzo di Céline, questa volta si cimenta con un provocatorio e inquietante monologo, scritto a quattro mani con Chiara Lagani, fondatrice e anima del gruppo Fanny & Alexander, da tempo punto di riferimento del teatro di ricerca italiano.

La mia battaglia è un’allucinata e feroce narrazione a metà strada tra teatro e sociologia. Per Elio Germano, che da sempre vive l’essere attore anche come forma di militanza, scegliere un testo significa sollecitare riflessioni individuali e collettive. In questo monologo interpreta un personaggio volutamente ambiguo e misterioso, forse un comico o un ipnotizzatore non dichiarato, che manipola gli spettatori in un crescendo di autocompiacimento, anche verbale, trascinandoli in un mondo distopico e sulfureo, fino a giungere, al termine del suo show, a una drammatica e imprevedibile svolta. Portatore di un muto volere collettivo, ormai diffuso nell’aria, l’artista si farà a poco a poco sempre più autoritario, evocando lo spettro di un estremismo di ritorno, travestito da semplice buon senso. Appellandosi alla necessità di resuscitare una società agonizzante, tra istanze ecologiste, nazionaliste, socialiste, planetarie e solitarie, mutuali e solidali, tra aneddoti e proclami, appelli appassionanti e affondi lirici deliranti, quel comico trascinerà l’uditorio a una straniata sospensione tragica, fino alla terribile conseguenza finale.

Redazione

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