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Attualità | 22 marzo 2019, 18:00

Mediterraneo "zuppa di plastica": da Genova parte H2O Planet

Parte dalle coste e dagli esperti di Genova la prima tappa documentaristica del progetto H2O Planet di 7MilaMigliaLontano e Dario Nardi, che abbiamo intervistato (VIDEO)

Mediterraneo "zuppa di plastica": da Genova parte H2O Planet

Oggi si celebra la Giornata mondiale dell'acqua (H2O in chimica). E comincerà dall'acqua del mare di Genova, per poi proseguire lungo tutte le coste d’Italia e d’Europa, il progetto H2O Planet dell’associazione 7MilaMigliaLontano e del biologo marino Dario Nardi (che lo scorso anno ha percorso 5 mila chilometri su una bici in bambù da Quito a Santiago del Cile).

Il progetto, che comprende ben sette anni di lavoro e di viaggi lungo coste (ben 50 mila chilometri, fiumi e laghi di tutti i continenti, nasce dalla necessità di affrontare il problema dell’inquinamento ambientale, in particolar modo quello marino. Ben 300 milioni di tonnellate di plastica sono prodotte ogni anno nel mondo: di queste, 8 milioni finiscono in mare, anche nel Mediterraneo, definito “zuppa di plastica”.

Lo scopo del progetto, quindi, è quello di compiere un viaggio solidale “ritracciando” i confini d’Europa, Africa, Oceania, America del Sud e del Nord, Asia e Unione Sovietica (un continente all’anno) con diversi mezzi di trasporto (4×4, mountain bike, barca, piedi e moto) per offrire una visione ecologica il più completa possibile e sensibilizzare gli abitanti della Terra per verso un cambiamento in direzione ecosostenibile. Questo attraverso video, foto, testimonianze e perfino un'opera d'arte. Ci ha spiegato come Dario Nardi.

Come ti è venuta l’idea?

Mi è venuta insieme all’associazione 7MilaMigliaLontano, che da anni fa viaggi di questo tipo; io, da biologo marino, ho aggiunto a questo progetto la parte più scientifico-biologica. L’anno scorso avevamo già realizzato il progetto Ocean Traceless. Dal momento che mi occupo di inquinamento plastico, si tratta di uno dei temi relativi all’inquinamento di coste e oceani di cui ci occuperemo ora.

In particolare di cosa vi occuperete?

Abbiamo deciso di concentrarci soprattutto su una serie di tematiche legate alle minacce dell’azione umane sulle coste di tutti i continenti, partendo per quest’anno dall’Europa. Si tratta di 7 tra le minacce principali a livello marino: l’inquinamento plastico, i cambiamenti climatici con i conseguenti innalzamento e acidificazione delle acque, l’inquinamento industriale, l’inquinamento da derivazione fluviale - il 90 per cento della plastica che arriva in mare lo fa attraverso i fiumi – la sovrappesca, cioè lo sfruttamento risorse ittiche, il traffico navale e il turismo di massa.

In quanti partecipano al progetto?

Siamo un gruppo di videomaker, fotografi, giornalisti, scrittori divisi in 7 team, costituiti da un numero che varia tra le 5 e le 8 persone. Ogni gruppo sta fuori un mese all’anno, almeno per quest’anno. L’adesione può essere a livello volontario e oltre a questo team partiranno anche i podisti, che stanno già percorrendo il Danubio, i motociclisti, che andranno in Islanda, mentre i ciclisti percorreranno le coste della Sicilia e della Sardegna. Ci sarà anche una ragazza che andrà sul Po in water bike.

Un aspetto importante del progetto sono i documentari.

Sì, si tratta di uno degli aspetti principali del progetto. Si gira un documentario al mese: si vedranno alla fine dell’anno e insieme andranno a costituire quello finale che li comprenderà tutti alla fine dei 7 anni. Intervisteremo esperti del settore, scienziati, docenti universitari, esponenti di associazioni e musei, ma anche pescatori, cittadini e chi incontreremo lungo la strada. Non sarà la mera rappresentazione dei problemi legati all’inquinamento, ma si farà il punto sulla situazione, sui progressi, su chi fa cosa per fare passi avanti per far sì che si arrivi a progressi nell’evoluzione delle problematiche ecologiche. Non è servizio d’inchiesta, cercheremo di rappresentare anche gli aspetti positivi, quello che sarà stato fatto, e i cambiamenti.

Plastica: siamo vicini al punto di non ritorno?

Il problema vero della plastica è che la troviamo in ogni ambito della nostra vita, per cui ci siamo talmente abituati che non ci facciamo neanche più caso. Ma se solo riuscissimo a renderci conto dell’impatto che ha, e ognuno di noi cambiasse modo di vivere, allora potremmo evitare il disastro. Le previsioni indicano che entro il 2025 il rapporto sarà di 1 a 3: 1 pesce e 3 plastiche, mentre dal 2050 ci sarà più massa di plastica che pesci. Il problema è mondiale: noi rispetto ad altri Paesi non siamo più bravi perché produciamo meno plastica, siamo solo più bravi a nasconderla e bruciarla. Devono cambiare il mercato e le abitudini.

Attualmente qual è la situazione nel Mediterraneo?

Negli Oceani galleggiano cinque isole di plastica: una nell’Indiano, due nell’Atlantico e due nel Pacifico. In realtà la stessa concentrazione di plastica la troviamo anche nel Mediterraneo, la cosiddetta “zuppa di plastica”. Il problema in molti casi è anche peggiore, anche se non si vedono gli assembramenti di plastica. Quindi la situazione è grave in tutto il Mediterraneo.

H2O Planet durerà ben 7 anni: che cosa vi aspettate al termine del viaggio?

Di avere un quadro della situazione ecologica delle coste e della loro evoluzione, perché negli anni cambiano. Vorremmo fornire una visione esterna del passaggio tra le coste dei diversi continenti, per fare capire le azioni positive che si stanno attuando. E ne risulterà un lavoro enorme, anche a livello estetico e artistico, grazie al materiale video, alle interviste, alle foto e all’opera d’arte che sarà realizzata.

Scopo è cambiare i nostri stili di vita e consumo? 

Lo scopo è sensibilizzare: magari convincessimo tutti a cambiare stile di vita! Per sensibilizzare vorremmo mettere davanti agli occhi delle persone le problematiche ecologico-ambientali che si riscontrano.

A Genova cosa farete esattamente?

Partiremo da Genova con la prima tappa documentaristica. Il primo aprile intervistando esperti come Stefano Schiaparelli, zoologo, docente all’Università di Genova e direttore del Museo dell’Antartide; Elisabetta Cantalini del progetto Robot Damare e Gianluca Pedemonte del progetto Mare in 3D della Scuola di Robotica. Inoltre si comporrà il primo tassello dell’installazione ideata da Giuliano Radici e che sarà molto importante, perché resterà come documento per tutto il tempo del viaggio e anche in futuro, quando resterà a Brescia, sede dell’associazione 7MilaMigliaLontano.

“7MilaMigliaLontano - Raccontami il tuo mare” che opera sarà?

Si tratta di un’opera in legno riciclato, alta 20 metri e costituita da due pannelli modulari, all’interno dei quali ci saranno forme circolari in vetro trasparente su tre strati in cui saranno inseriti oggetti, foto, storie di ciò che avremo incontrato durante il viaggio. Quindi quando saremo a Genova e raccoglieremo, per esempio, un pezzo di plastica o un oggetto sulla spiaggia, fotograferemo la zona, la filmeremo, faremo le interviste alle persone per strada intervistiamo e tutto ciò sarà messo nella teca interna. L’installazione, quindi, racconterà tutto il mondo e i viaggi di questi sette anni. Inoltre sarà multimediale: tramite il QR Code si potrò vedere tutto anche senza essere a Brescia.

 

Medea Garrone

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