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Cronaca | 24 aprile 2019, 18:24

Depositi costieri, il Comitato: “Multedo non può aspettare altri cinque anni”

Multedo per l’Ambiente ribadisce la propria posizione: “La politica sappia decidere su basi tecniche, senza farsi condizionare dall’emotività né dagli interessi degli imprenditori. La Prefettura aggiorni i piani del Rir e si dia ascolto a chi denuncia la presenza di vapori odorigeni”

Depositi costieri, il Comitato: “Multedo non può aspettare altri cinque anni”

Depositi costieri, il Comitato Multedo per l’Ambiente torna a ribadire e a precisare la propria posizione, attraverso una nota che s’inserisce nel dibattito avviato a proposito della dislocazione e che contiene alcune riflessioni ben precise e degli impegni stringenti.

Gian Piero Cellerino, membro del direttivo del Comitato e in primissima linea sulla questione, ha scritto nei giorni scorsi una serie di considerazioni a margine del convegno ‘Porti e città, a Terrazza doppio confronto su due realtà che convivono spesso in modo conflittuale’, che si è svolto presso un’emittente privata locale e che ha visto la partecipazione dei principali ‘attori’ della questione: il sindaco di Genova Marco Bucci, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini.

Secondo Multedo per l’Ambiente, “per i cittadini di Multedo non sono accettabili soluzioni, tipo quelle di dislocazione sulla diga, che abbiano come risultato di lasciare gli impianti a Multedo per un periodo inaccettabile, magari superiore a cinque anni. In particolare, riteniamo che un impianto di depositi costieri debba avere continuità sulla terraferma, per evitare disastri di sversamento in mare che potrebbero provocare il blocco di tutte le attività portuali per mesi. In questo caso occorrerebbe, per garantirne la sicurezza, la realizzazione di un tunnel sottomarino antisismico e transitabile dall’uomo in sicurezza per la manutenzione e la riparazione, quindi con un costo che sarà probabilmente pari a quello di tre ponti nuovi sul Polcevera”.

Un’ipotesi, si può ben capire, assai utopistica, sia per i costi di realizzazione sia per l’effettivo tempo che sarebbe necessario. Meglio risalire… dal fondo del mare e studiare soluzioni sulla terraferma. Il sindaco ha promesso in campagna elettorale, ormai nel 2017, che i depositi costieri di Carmagnani e Superba avrebbero abbandonato le aree comunali (e quindi il quartiere di Multedo, dove sono a meno di cinque metri dalle abitazioni civili), per andare a prendere posto presso aree portuali. Ma una soluzione definitiva non è stata ancora trovata e a ogni ipotesi è sempre seguita la nettissima contrarietà da parte della cittadinanza.

“Noi - prosegue la nota di Multedo per l’Ambiente - abbiamo spiegato le ragioni per le quali a Multedo i depositi non possono rimanere. Tali ragioni sono legate ai rischi di incidente rilevante e di esposizione a vapori probabilmente nocivi per la salute”.

I cittadini ricordano che “mancano i piani di sicurezza esterna dell’area Rir di Multedo, da elaborarsi a cura della Prefettura. Noi già dai primi del 2018, con una visita in Prefettura, ne avevamo sollecitato la redazione, ottenendo promessa di prossima pubblicazione. Dobbiamo invece rilevare che in data odierna tali piani non sono stati approntati, o se fossero stati approntati, non sono stati diffusi in maniera efficace alla popolazione da chi è responsabile della pubblicizzazione. Inoltre, non esistono programmi di misurazione dei prodotti organici movimentati nei depositi di Multedo. Non viene dato seguito alle denunce dei cittadini che rivelano la presenza di vapori odorigeni, né si è dato seguito fino ad oggi alla redazione di un programma di misure. La tipologia dei prodotti movimentati permette la facile identificazione delle sorgenti di eventuale rilascio. Il risultato è che i cittadini sono autorizzati a pensare di essere esposti a prodotti nocivi, senza che le preposte Autorità effettuino controlli sul corretto funzionamento degli impianti”.

Multedo per l’Ambiente torna a chiedere una collocazione “ad almeno cinquecento metri dalle case” e invita i decisori “a ragionare non su pressioni emotive di tipo popolare, ma su dati inconfutabili sugli effetti pregressi di oltre trent’anni di permanenza di depositi tra le case di Multedo. I dati epidemiologici a 500 metri permettono di identificare se quella è una distanza di sicurezza per la salute dei cittadini, indipendentemente dalle sensazioni olfattive od emotive”. Impossibile dimenticare, per chi ha decenni di lotta sulle spalle, come “venticinque anni fa la politica ha sacrificato Multedo per l’imminenza di una consultazione elettorale, nonostante i dati oggettivi favorevoli al dislocamento a calata oli minerali (Progetto Tankimica), ignorando la valutazione di impatto ambientale favorevole. Invitiamo quindi la politica ad avere il coraggio di decidere basandosi su dati tecnici oggettivi, non basati su convenienze elettorali. Contestualmente, indichiamo come il mondo dell’imprenditoria possa sicuramente influenzare la politica con adeguate ‘pressioni’ di vario tipo. Per questo la decisione andrebbe presa in base a fattori squisitamente tecnici”.

E mentre i multedesi sono rimasti nuovamente soli a battagliare per lo spostamento di Carmagnani e Superba, viene naturale chiedersi in quale sonno primaverile siano piombati quei cinquemila e più residenti del Ponente che firmarono la petizione per tenere lontani i depositi costieri dal porto di Pra’, dicendosi pienamente uniti e solidali a Multedo. E in quale altrettanto grande letargo siano affondati quei politici abilissimi a muovere le file quando si trattava di bacini elettorali pesanti e con la memoria certamente più corta, quando il problema tocca poche persone.

Se non fosse così, qualcuno ha voglia di aprire almeno mezzo occhio e tornare a battere un colpo?

Alberto Bruzzone

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