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Cronaca | 19 maggio 2019, 18:35

Worldrise, i paladini del mare e del riciclo della plastica

La onlus nata nel 2013 illustra i suoi numerosi progetti, che riguardano sia il riutilizzo degli oggetti sia gli incontri con i bambini delle scuole e la pulizia delle spiagge. Aree d’azione: Liguria, ma anche Sicilia e Sardegna

Worldrise, i paladini del mare e del riciclo della plastica

Ogni anno vengono scaricate in mare otto milioni di tonnellate di plastica. In pochi minuti, è stato calcolato come ve ne finisca la quantità corrispondente a due camion. Se si andrà avanti di questo passo, nel 2050, a parità di peso, gli oceani conterranno più plastica che pesci. 

Ma cambiare rotta è possibile: attraverso l’educazione dei bambini e una maggiore consapevolezza da parte di tutti, oltre a misure estremamente concrete, come la riduzione della plastica monouso. 

Su questi e su molti altri fronti è impegnata l’associazione onlus Worldrise, nata nel 2013 su impulso di giovani professionisti e mirata a sviluppare progetti di conservazione e di valorizzazione dell’ambiente marino, attraverso un percorso incentrato sulla sensibilizzazione, la creatività e l’educazione. 

A fondare il gruppo, Maria Sole Bianco, divulgatrice scientifica ed esperta di gestione di aree marine protette, e Virginia Tardella, laureata in Product Design al Politecnico di Milano e da sempre impegnata in progettazione e sviluppo dei prodotti, con la sostenibilità come priorità. A completare la ‘squadra’, che opera attivamente in Liguria ma non solo, sono: Cristina Fiori, Cecilia Pinto, Valentina Lovat, Silvia Olivieri, Paolo Pisano, Federico Girotto, Arianna Liconti e Federica Tesoriero, oltre a una rete di sostenitori e volontari. 

Silvia Olivieri, biologa marina, coordina le varie attività dell’associazione, che possono riassumersi in quattro filoni: “Worldrise si occupa del problema della plastica che finisce in mare, di ecoturismo, di valorizzazione delle aree marine protette e di pesca sostenibile. Indubbiamente, in questo momento, il discorso della plastica è quello più attuale e anche quello più impellente e urgente da affrontare”. 

Proprio a questo proposito, Worldrise ha lanciato a Genova il progetto #TargetPlasticFree: “Lo slogan - racconta Silvia Olivieri - è ‘Refuse Single-Use’, ovvero evitiamo la plastica monouso. Il riferimento è a bottigliette di plastica, bicchieri e bicchierini, cannucce. Abbiamo invitato diversi locali e ristoranti della città ad aderire e c’è stata una discreta risposta. Siamo partiti dal centro storico, ma la nostra intenzione è quella di andare avanti, di allargare la rete e di coinvolgere non solo le altre delegazioni, ma anche le altre città. Stiamo parlando di contenitori che possono essere facilmente sostituibili, ad esempio con il vetro, nel caso di bicchieri e bottiglie. Il nostro obiettivo di medio termine è portare la campagna a Milano”. 

Idee chiare, missioni altrettanto chiare e definite: non solo la Liguria, ma anche la Sicilia e la Sardegna, ad esempio. «In Sicilia, abbiamo messo in campo un progetto di valorizzazione delle Isole Eolie, grazie soprattutto alla nostra Federica Tesoriero, che è la project manager. La campagna si chiama ‘A-mare le Isole Eolie’. In Sardegna, invece, abbiamo lanciato un’attività di ecoturismo nel cosiddetto Golfo dei Delfini (la zona è quella di Golfo Aranci). In pratica, abbiamo creato una rete di operatori di dolphins watching che si sono impegnati a seguire un codice di comportamento per trasformare la loro attività da turistica a ecoturistica, quindi con regole particolari”. 

‘A-mare le Isole Eolie’ comprende conferenze ed eventi formativi, divulgazione e video interviste: lo scopo è quello di promuovere i valori ambientali e tradizionali legati all’ambiente marino costiero eoliano, puntando sul coinvolgimento delle comunità locali e l’educazione dei numerosi turisti e, in particolare, delle nuove generazioni, future custodi di questo inestimabile patrimonio. 

Quanto al Golfo dei Delfini, per trasformare il turismo del dolphins watching in ecoturismo, è stato approntato un regolamento che si basa sulle linee guida internazionali Accobams (Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic Area), adattate alla realtà locale e da rispettare nello svolgimento dell’attività di avvistamento dei delfini, in modo da garantire la sostenibilità di questa attività. 

Molto interessante e coinvolgente, in particolare per le scuole, anche il progetto di Worldrise denominato #Batti5: «Abbiamo incontrato alcune scolaresche - dice Silvia Olivieri - e abbiamo parlato, attraverso una lezione, dell’inquinamento da plastica nei mari e negli oceani. Poi, siamo andati con loro sulle spiagge di Bogliasco e Chiavari a raccogliere la plastica portata dalle onde. Sono stati coinvolti 279 bambini, l’operazione è durata circa trenta minuti e in così poco tempo sono stati portati via ben ventotto chilogrammi di materiale. Siamo tornati in classe e, successivamente, con una parte di questo materiale raccolto abbiamo eseguito delle creazioni artistiche. C’è bisogno che sin da piccoli si apprendano queste nozioni, perché la salute delle nostre acque dipende moltissimo dalle future generazioni”. 

Wolrdrise mette a disposizione il proprio progetto #Batti5 per tutti gli istituti scolastici. Si può aderire contattando la onlus attraverso il suo portale web. 

Sono proprio attività come queste ad accendere i riflettori su un problema ormai globale. La situazione di alcune zone oceaniche è a dir poco drammatica. Oltre il 70% del pianeta è ricoperto dal mare, il cui stato di salute è fondamentale per la sopravvivenza della razza umana, anche perché il moto ondoso assorbe il 30% di anidride carbonica, creando ossigeno, e perché le acque salate sono l’habitat naturale di milioni di specie viventi, molte delle quali ci nutrono. 

“Proprio per questo - afferma Silvia Olivieri - dobbiamo fare di tutto per sensibilizzare le persone, al fine di rallentare l’inquinamento da plastica. Ormai è quasi impossibile recuperarla tutta, ma una gran parte di lavoro si può fare e, contemporaneamente, occorre limitarne il consumo e la produzione, a partire dalla plastica monouso. Io sono abbastanza ottimista perché ora si parla tanto del problema e anche le istituzioni, sia a livello nazionale che europeo, stanno iniziando a occuparsene seriamente. L’importante è che quanto successo con la plastica non accada con altre sostanze in futuro. La questione, qui, non è soltanto quella delle isole di plastica che soffocano alcune parti dei nostri oceani. A preoccupare di più sono le ‘zuppe di plastica’, ovvero quei piccoli frammenti anche microscopici. Quelli che finiscono in pancia ai pesci e, alla fine, sui nostri piatti. Bisogna fare molta attenzione”. 

Al riguardo, Worldrise si occupa pure di pesca sostenibile: «Nel Mar Mediterraneo, circa il 90% delle specie ittiche commestibili è sovrasfruttato. Il nostro progetto, in collaborazione con Cookin’Med e alcuni tra i migliori chef del Mediterraneo, mira a stilare una guida che faciliti un consumo ittico più sostenibile. Promozione di metodi di pesca sostenibili, prodotti locali e stagionali e specie ‘povere’ sono alla base dei suggerimenti per il consumatore, contenuti nella nostra guida ‘SEAstainable seafood guide’. Così si può scoprire il pesce giusto, mese per mese”.

Viviamo anche grazie al nostro mare. Se lo uccidiamo, uccidiamo noi stessi. 

Alberto Bruzzone

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