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Innovazione | 20 maggio 2019, 18:00

Pierdomenico Perata, da Genova al Sant’Anna di Pisa: “Al PlantLab porterò avanti le ricerche su piante e alluvioni”

Da Maggio del 2013 a oggi è stato Rettore del Sant’Anna di Pisa. Fa parte dell’antichissima Accademia dei Georgofili ed è Professore di Fisiologia Vegetale del PlantLab. Si tratta del genovese Pierdomenico Perata e lo abbiamo intervistato

Pierdomenico Perata

Pierdomenico Perata

Da Maggio del 2013 a oggi è stato Rettore della prestigiosissima Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa. Fa parte dell’antichissima Accademia dei Georgofili ed è Professore di Fisiologia Vegetale del PlantLab del Sant’Anna, leader mondiale del settore. Si tratta del genovese Pierdomenico Perata, che da anni conduce importanti studi sulla biologia molecolare delle piante. Lo abbiamo intervistato, anche per chiedergli cosa pensa della fragilità del nostro territorio, degli OGM e dell’algoritmo che migliorerà la qualità del basilico.

Si è appena concluso il suo mandato da Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: può fare un breve bilancio di questi 6 anni?


Sono stati sei anni impegnativi ma anche appassionanti. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è una realtà accademica estremamente dinamica, le sfide si susseguono giorno dopo giorno e richiedono rapidità nelle decisioni. Credo che sia stato fatto un buon lavoro, in continuità con chi mi ha preceduto. Ed ora il testimone passa alla nuova rettrice. Anche in questo la Scuola Sant’Anna si dimostra più che al passo con i tempi. Negli ultimi 3 mandati di rettore si è sempre verificata una alternanza tra uomini e donne alla guida dell’ateneo.

Dopo il termine del mandato resterà a Pisa: quali progetti di ricerca porterà avanti?

La ricerca scientifica è da sempre la mia passione e la mia professione. Non ho smesso di fare il ricercatore durante i sei anni di mandato da Rettore ed ora potrò certamente dedicare più tempo al laboratorio. La nostra ricerca è fortemente focalizzata sulla capacità delle piante di adattarsi al clima, con particolare riferimento all’aumentata frequenza delle alluvioni. Il nostro laboratorio PlantLab è leader a livello mondiale in questo settore, come testimoniato dalle numerose pubblicazioni sulle più prestigiose riviste al mondo. Dedicherò i prossimi anni a questa tematica, insieme ai miei collaboratori ed agli studenti: siamo una università e la nostra missione è coniugare la ricerca scientifica con la formazione di nuove generazioni di ricercatori di talento.

Posso chiederle perché ha deciso di non frequentare l’università a Genova?

Per due ragioni: avendo deciso di iscrivermi a Scienze Agrarie, Genova non era una opzione possibile, dato che quella facoltà non c’è. Restavano due possibilità: Torino o Pisa. Ho deciso di tentare il concorso di ammissione alla Scuola Sant’Anna, lo ho vinto e questo ha determinato buona parte del mio futuro.

Il cambiamento climatico si collega ai suoi studi sulle piante che possono resistere alla sommersione: un argomento che ci interessa, considerando anche quanto è fragile il territorio come quello di Genova.

Il clima cambia ed è innegabile che ci sarà un impatto negativo su tutta la umanità. Le piante, in particolare, subiranno molte conseguenze negative del cambiamento climatico e questo si ripercuoterà sulla possibilità di dare cibo ad una popolazione mondiale che è in forte aumento. Questi due fattori rappresentano una criticità enorme ed una sfida che appare difficile da vincere. È solo con un impegno forte nella ricerca scientifica che troveremo una soluzione. Peccato che il nostro Paese abbia del tutto dimenticato quanto sia importante investire in ricerca.

Sostenibilità: si cerca sempre più di sostituire la plastica con materiali di origine vegetale; ad esempio i balneari liguri rimpiazzeranno piatti e posate usa e getta di plastica con quelli realizzati con il mais. In questo senso dai materiali vegetali potrebbero arrivare altri aiuti?

Certo, i materiali di origine vegetale sono del tutto rinnovabili, dato che le piante convertono la anidride carbonica in zuccheri e amidi grazie alla loro capacità di utilizzare la luce solare. Ma anche in questo settore sarebbe necessario un maggiore impegno e finanziamento della ricerca scientifica.

OGM: possono fare parte dei nostri alimenti, anche se in Italia non è possibile coltivarli?

Il caso degli OGM è un paradosso italiano: è vietato coltivarli ma non importarli e ogni anno importiamo enormi quantità di soia ogm per garantire alle nostre aziende zootecniche di poter continuare a produrre i prodotti del Made in Italy alimentare di cui siamo fieri. Intendiamoci: il paradosso non sta nel fatto che consentiamo l’importazione, ma nel fatto che vietiamo la coltivazione. Gli OGM sono una tecnologia sicura che purtroppo non è stata compresa da parte della opinione pubblica. E in questo c’è anche una responsabilità degli scienziati, che troppo spesso dimenticano l’importanza della divulgazione scientifica.

Il basilico è uno degli ingredienti principali del pesto e potrà essere reso più gustoso da un algoritmo, come dimostra uno studio del MIT di Boston (clicca QUI) . Le nuove tecnologie dell’informazione possono davvero migliorare le colture?

Si, certo. Dobbiamo smetterla di pensare che la qualità del cibo dipenda dalle tradizioni. Cento anni fa la qualità della alimentazione era incredibilmente peggiore di quella odierna. L’agricoltura ha bisogno di innovazione e di tecnologia per garantire standard qualitativi e nutrizionali sempre più elevati.

Medea Garrone

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