/ Genova

Genova | 05 giugno 2019, 08:00

Alla scoperta delle voci di Genova: ecco il cantautorato tra Pop e Folk di Misentotale

L’intervista a Simone Meneghelli, reduce dal lancio del suo primo singolo “Schiena contro Schiena”

Alla scoperta delle voci di Genova: ecco il cantautorato tra Pop e Folk di Misentotale

 

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei talenti di Genova. Oggi, per la rubrica Music Trend, abbiamo intervistato Simone Meneghelli, in arte Misentotale, giovane cantautore genovese che ha da poco lanciato il suo primo singolo “Schiena contro Schiena”, un brano energico che con delicatezza affronta un particolare tipo di rapporto: quel rapporto che ha tanto da dirsi ma non lo fa, lasciandosi trasportare comunque dalle emozioni.

Conosciamolo meglio.

Ciao! Raccontaci un po’ di te… - "Ciao! Sono Simone, il mio nome d’arte è Misentotale e suono da quando ho capito che ascoltare la musica non mi bastava più. Scrivo da quando ho capito che suonare la musica degli altri non era abbastanza. Per farlo sono passato dal mio primo strumento, il basso, alla chitarra. Da quel momento in poi è stato tutto un balletto intorno al comporre canzoni per arrivare ad un risultato che mi soddisfacesse. Fino a raggiungere un suono che potesse avvolgere perfettamente quelle canzoni, facendo risuonare le frequenze che tutti abbiamo in testa. Quegli spazi vuoti da far vibrare che però non sono così facili da riconoscere. Ora sono arrivato ad un punto di partenza e vorrei iniziare a farmi ascoltare".

Perché “Misentotale”? Da dove nasce questo nome? - "Misentotale nasce da una mia paura, quella di essere una cosa sola, quella di non poter cambiare forma e idee. Ogni nome ti apre e ti chiude delle porte. Ha un significato, un suono definito. Io ne ho cercato uno che oltre a suonare bene fosse anche sinonimo di “essere momento per momento”, quello che sentivo di voler essere".

Hai un genere di appartenenza o preferisci non etichettarti? - "La musica che mi gira in testa è fatta di un continuo rimbalzare tra  suoni più eterei e folk, quelli più acustici e legnosi, emozionali, naturali e delicati fino a quelli elettronici che rappresentano la contemporaneità, il mezzo migliore per raggiungere una tale potenza da sovrastare un mondo così rumoroso".

Quali sono i tuoi punti di riferimento nella musica, o anche al di fuori di essa? - "Se mi chiedi quale gruppo potrei ascoltare all’infinito rispondo i Fleet Foxes, un gruppo  folk molto famoso nell’ambito internazionale. In questo momento, anche se la lingua in cui scrivo è e sempre sarà l’italiano, guardo fuori dall’Italia per trovare i miei riferimenti musicali".

Che cosa pensi della scena indie italiana? E di quella genovese? - "Devo ancora capire se la quantità di musica che si sta riversando e l’aver trasformato questa parola “indie” in qualcosa mainstream sia un mezzo per avere mediamente tutti più visibilità o è solo una grande confusione in cui le distinzioni e le differenze perdono senso. Quello che è certo è che poca della musica che sento mi soddisfa a lungo termine. Poca infatti, mi riempie della complessità e delle sfumature che certa musica internazionale ha rimanendo, comunque, perfettamente pop".

Ti abbiamo visto sul palco del Balena Festival: quanto ha bisogno Genova di iniziative come questa? Che esperienza è stata? - "Ho avuto la fortuna di vivere il Balena Festival su due fronti: da una parte sono stato coorganizzatore - grazie al lavoro svolto insieme al Circolo Arci Cane - e dall’altro ho partecipato come musicista. Questo mi ha fatto capire che, attualmente, ho molta più voglia di stare sopra il palco. Genova ha bisogno di eventi grandi e piccoli che alimentino la voglia e la speranza, che non facciano spegnere la scintilla. Ma credo anche che il vero cambiamento debba avvenire da una presa di coscienza politica che metta al primo posto la cultura, l’impresa culturale, la musica e soprattutto i giovani e l’aggregazione che per loro la musica rappresenta".

Proprio sul palco del Balena hai presentato il tuo singolo “Schiena contro Schiena”: parlaci di questa canzone - “Schiena contro Schiena“ per me, più che una canzone, è una liberazione. Aspettavo da tanto tempo di essere pronto a farmi sentire e ho deciso di mostrarmi con un brano che mettesse voglia di cantare. Si tratta di una canzone facile da imparare e che facilmente rimane in testa al primo ascolto. Non lo dico per mancanza di modestia ma perché sono invidioso del momento in cui l’ho scritta: è raro che capiti e difficile che ricapiti. Parla di un rapporto. Un rapporto senza nomi né volti, un legame tra due persone che sanno esattamente cosa dirsi ma non lo fanno. Da qui nasce una coreografia di emozioni, una danza sincronizzata dall’incomunicabilità che li porta a ballare schiena contro schiena. Ma poi alla fine l’importante è cantare a piena voce il ritornello".

Quanta genovesità c’è nella tua musica? Ti senti legato alla città? - "Di Genova c’è il bisogno di non svelare tutto subito ma di dover essere un po’ esplorata per entrarci dentro davvero. Sono molto legato alla mia città come sono legato ai suoi simboli musicali. Tuttavia sento per entrambi un amore-odio, come quello che si ha per i genitori, di cui riconosci alcuni pregi, ma a cui non vorresti mai assomigliare davvero".

Quali sono i tuoi progetti futuri? - "A breve uscirà il videoclip ufficiale di “Schiena contro Schiena”, girato con l’aiuto di una coppia di ballerini e un amico regista, in casa di un’amica. La migliore atmosfera che potessi desiderare! Il video sarà lanciato insieme al mio piccolo crownfunding per avere la possibilità di far uscire altre canzoni, tra cui il mio primo vero lavoro. Inoltre, da un po' di tempo suono con Simone Cricenti, un giovane violoncellista con esperienze anche molto importanti come la collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano, con cui vorrei continuare a lavorare su nuove canzoni".

Siccome noi ci chiamiamo “La Voce di Genova”, chi è per te, nella musica o al di fuori di essa, la voce di Genova? - "La voce di Genova sono tutti gli sforzi poco premiati di chi fa resistere la città e, nonostante il suo immobilismo, non permette che si fermi. La voce di Genova è una voce che canta dentro una stanza insonorizzata. Adesso è arrivato il momento di tirare giù le pareti che la smorzano!"

Ascolta Misentotale.

Giovanna Ghiglione

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium