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Cronaca | 18 giugno 2019, 08:50

Ponte Morandi: custodia cautelare per titolare azienda Tecnodem, vicina alla Camorra

Custodia cautelare anche per una prestanome della società: si sospetta che l'impresa avesse un'intestatario di comodo, prestanome per soggetti contigui ad organizzazioni criminali. Sono in corso ulteriori perquisizioni (VIDEO)

Ponte Morandi: custodia cautelare per titolare azienda Tecnodem, vicina alla Camorra

Dopo un'articolata indagine diretta e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, sono in via di esecuzione, da parte della D.I.A. di Genova, due custodie cautelari, in Liguria e in Campania.

Si tratta dell’amministratore di fatto, ritenuto vicino ad elementi inseriti in organizzazioni camorriste, della Tecnodem S.r.l. di Napoli, società già impegnata nella demolizione del Ponte Morandi con un subappalto di 100 miila euro, e di una donna ritenuta una prestanome all'interno dello stesso gruppo societario.

Sono in corso ulteriori perquisizioni come avvenuto già lo scorso 12 giugno nel cantiere del viadotto.

I due arrestati sono l’amministratrice e socio unico della Tecnodem S.r.l., una donna priva di titoli ed esperienze professionali di settore, e l’effettivo amministratore della società, un 65enne di Napoli residente a Rapallo, già condannato per associazione a delinquere (in un procedimento nel quale erano coinvolti affiliati al clan “MISSOMAZZARELLA-SARNO”, appartenenti all’organizzazione camorrista “Nuova Famiglia”) e per estorsione tentata in concorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto con modalità “mafiose” (in un altro procedimento da cui emergevano circostanziati rapporti dell’uomo con il sodalizio camorristico “D’AMICO”, cui risulta legato da stretti rapporti di parentela).

Il commento del colonnello Mario Mettifogo, comandante della Dia di Genova, a margine della conferenza stampa a Palazzo di Giustizia:

Le investigazioni, delegate dalla D.D.A. della Procura di Genova al locale Centro Operativo D.I.A., procedendo sin dall’inizio dei lavori di demolizione parallelamente agli accertamenti amministrativi, hanno consentito di raccogliere prove sull’operato dei due arrestati che, agendo in concorso tra loro e previo accordo, al fine di eludere le norme in materia di misure di prevenzione patrimoniali, hanno attribuito fittiziamente alla donna la titolarità formale della Tecnodem S.r.l., quale unica socia, amministratrice e rappresentante. L'effettiva titolarità dell'impresa era invece nelle mani dell'uomo, configurando una situazione compatibile il delitto di trasferimento fraudolento di valori. E' stata inoltre contestata dalla Procura Distrettuale di Genova e riconosciuta dal Gip la circostanza aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan camorristico “D’AMICO” del Rione Villa di Napoli.

Secondo le indagini condotte dalla D.I.A. è emerso chiaramente il disegno criminoso studiato dai due nella circostanza che prevedeva, quindi, la donna come “cosciente schermo” delle attività dell’uomo, il quale, dopo che la società era stata estromessa dal sub appalto inerente i lavori di demolizione del “ponte Morandi”, si era già attivato per formare, quanto prima, una nuova compagine sociale, composta da congiunti e persone fidate, per continuare a “proporsi” nello stesso settore. L’odierna operazione si inserisce nel quadro delle “Disposizioni urgenti per la città di Genova”, che ha individuato la D.I.A. come punto di snodo per tutti gli accertamenti antimafia.

Ulteriori particolari sulle attività di indagine sono emersi questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Palazzo di Giustizia, occasione in cui il procuratore Cozzi ha spiegato: "E' stata fatta un'indagine approfondita nei confronti di chi ha conferito il subappalto alla Tecnodem, per verificare se ci fossero stati dei condizionamenti o delle minacce per ottenere il lavoro. Questa ipotesi è stata esclusa, infatti abbiamo chiesto l'archiviazione del procedimento che ha ad oggetto questo specifico punto. Si ipotizzava che la ditta Omini potesse essere stata oggetto di un'estorsione oppure di pressioni, che sono state escluse. Quindi se da un lato abbiamo chiesto queste misure cautelari, dall'altra abbiamo chiesto l'archiviazione, sempre nei confronti di Varese, per le ipotizzate pressioni nei confronti della Omini".

Cozzi ha infine chiarito come l'affidamento dei lavori secondo le modalità proprie della struttura commissariale abbia influito sulla modalità dei controlli antimafia: "La procedure di gestione dei lavori del commissario da un punto di vista legislativo ha innovato rispetto al precedente, perché non ha eliminato le procedure di controllo, ma ne ha modificato gli effetti. Per evitare il rischio del blocco dei lavori di demolizione e ricostruzione è stato previsto che i controlli antimafia venissero fatti approfonditamente dopo e anche durante l'assegnazione dei lavori, ma concedendo un via libera immediato senza aspettare gli esiti delle verifiche. Di intesa con l'Anac  si è rimesso, per le aziende di cui fossero stati accertato elementi negativi all'assegnazione, l'applicazione delle misure ad un secondo momento, come è avvenuto in questo caso. Tutto questo naturalmente funziona se altrettanto fanno i controlli, come è avvenuto in questa occasione". Tecnodem in effetti ha operato per circa quattro mesi sul cantiere del Morandi, prima dell'intervento della magistratura.

Le precisazioni del procuratore Cozzi a seguito delle domande dei giornalisti:

Redazione

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