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Attualità | 23 giugno 2019, 15:59

Container contaminato e demolizioni, a Palmaro scoppiano le proteste (VIDEO)

Giornate (e nottate) d’inferno per i residenti della zona. Il Comitato sul piede di guerra. Di Somma: “Ora la pazienza è finita. Nei prossimi giorni assemblea pubblica, poi le istituzioni dovranno farsi carico seriamente dei nostri problemi”

Container contaminato e demolizioni, a Palmaro scoppiano le proteste (VIDEO)

Il caso del container contaminato nel porto di Pra’ riaccende in questi giorni la mai sopita polemica, perfettamente legittima, sul rapporto conflittuale tra insediamenti produttivi e abitazioni, nel Ponente genovese. Ieri sera, sono state avviate le operazioni, all’interno del terminal Psa, per la messa in sicurezza di un contenitore potenzialmente pericoloso. I lavori proseguiranno anche durante questa nottata. Le autorità, infatti, ritengono che all’interno del container sia avvenuto uno sversamento di dimetil solfuro, sostanza chimica che, se non trattata opportunamente, può essere nociva.

La zona di operazione è stata interdetta nei giorni scorsi. Poi, dopo una riunione operativa nella sede della Prefettura di Genova, Vigili del Fuoco, Arpal, Asl3, Capitaneria di Porto, Autorità di sistema Portuale e Protezione Civile del Comune di Genova hanno stabilito che la bonifica è da effettuare proprio in questi giorni, sotto la regia operativa dei pompieri.

Il dimetil solfuro, componente aromatizzante per alimenti, ha la peculiarità, nelle concentrazioni in cui è trasportato, di emanare un forte odore. Per questo nell’area circostante sono state avvertite, già a partire dai giorni scorsi, esalazioni. Durante le operazioni di messa in sicurezza, la situazione viene monitorata con appositi strumenti da Asl e Arpal.

Ma anche se tutto si svolge sotto stretto controllo, questo è, per i cittadini che abitano nei pressi del porto, l’ennesimo affronto da subire. Senza che, nel frattempo, ci sia mai stato qualche segnale contrario, qualche pur minimo accenno di miglioramento. Problemi su problemi sempre. Impatto su impatto sempre. Mitigazione delle attività mai. Progetti per armonizzare insediamenti urbani e attività industriali neppure.

L’esasperazione è tanta e Roberto Di Somma, presidente del Comitato Palmaro, cerca di fare da valvola di sfogo, per quanto il contenere la rabbia entro i giusti binari sia diventato sempre più difficoltoso. “Container radioattivo, container pericolosi, odori forti dal depuratore di Voltri e sacchi bianchi ricolmi di detriti speciali: questi sono i regali che il nostro estremo Ponente deve subire dal alcuni giorni e soprattutto da questo weekend - osserva Di Somma - Il Comitato Palmaro dichiara guerra a tutti: ora basta, i cittadini hanno bisogno di risposte, in parte pervenute nella commissione regionale della scorse settimane nella quale i comitati del ponente sono stati auditi sul Piano Regolatore Portuale e convivenza portuale, ma non sufficiente perché di promesse negli anni ce ne sono state molte, di fatti invece pochissimi”.

Il rappresentante del Comitato Palmaro si lascia andare a un amaro sfogo: “Ora basta, qui non si respira, non possiamo vivere attaccati ai condizionatori come dei malati, siamo reclusi in casa. Il Comitato ha segnalato la situazione ad Iren, Comune, Municipio VII Ponente, ma come al solito nulla di fatto per ora”.

L’ultima notte, oltre alle operazioni di bonifica sul container sospetto (che si sono interrotte, per poi ripartire questa sera, dalle ore 22), è stata resa ancor più infernale dalla demolizione di un manufatto all’interno del porto. I mezzi hanno operato turbando il sonno dei residenti, che non erano stati minimamente avvertiti. Tonfi e clangori insopportabili erano la colonna sonora: “Non è stata presa alcuna precauzione per l’abitato, un fatto molto grave - commenta Di Somma - Abbiamo avvertito la Capitaneria di Porto, che ci ha risposto di non poterci fare nulla. Così abbiamo dovuto subire anche questa”.

Magari anche qui, invece di pensare a come risolvere la soluzione, arriverà un domani qualche miope imprenditore che, con la grazia di un elefante in cristalleria, s’inventerà la balla che è arrivato prima il porto rispetto ai palazzi. Però almeno le istituzioni non dovrebbero rispondere né alle logiche del business né a quelle dei profitti. Perché hanno il preciso dovere di farsi carico della salute dei cittadini. E ne rispondono moralmente e penalmente. Questo è il punto che non va mai dimenticato.

E proprio a proposito di salute, Di Somma prosegue: “Se Palmaro piange, Voltri non ride. Il Comitato Palmaro è preoccupato anche per la questione del ripascimento della spiaggia di Voltri, dove sono stati utilizzati quattromila e cinquecento metri cubi di materiale asportato dalla foce del rio San Pietro, e sono stati registrati casi di impetigine per i bambini della zona, ricoverati al Gaslini. Nelle prossime settimane faremo un’assemblea e decideremo le azioni da intraprendere. Per molto tempo siamo stati attendisti e pazienti dopo la caduta del Ponte Morandi, ma ora basta. Se le istituzioni non parlano, andremo noi a parlare con loro e i toni non saranno più pacati. Palmaro vuole rispetto”. Parola antica, tanto bella quanto sempre più sconosciuta.

Alberto Bruzzone

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