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Cronaca | 17 luglio 2019, 18:00

Pegli, la passerella di Villa Pallavicini bloccata dalle pastoie burocratiche

Intanto la Pro Loco, in base alla sentenza del Tar, ha lasciato la sua sede e si è trasferita dai Reduci e Combattenti. Ma pure questa andrà svuotata. La direttrice del Parco: “Ora basta, se si va avanti così, chiederemo i danni al Comune”

Pegli, la passerella di Villa Pallavicini bloccata dalle pastoie burocratiche

Lo scorso lunedì, 15 luglio, sono scaduti i termini per rendere esecutiva la sentenza del Tar, in merito al contenzioso tra il Comune di Genova e l’associazione temporanea d’impresa che si è aggiudicata il bando per la gestione del palazzo e del parco di Villa Pallavicini a Pegli.

I giudici amministrativi, nel loro verdetto, hanno stabilito che le due palazzine all’ingresso della struttura, in via Pallavicini, spettano al gestore, e quindi vanno liberate dai loro storici occupanti: la Pro Loco di Pegli da una parte e l’Associazione Reduci e Combattenti dall’altra.

Oggi, 17 luglio, com’è la situazione? La sentenza è stata applicata? Gli spazi sono stati liberati? Un punto sull’aggiornamento lo fa Silvana Ghigino, che è la direttrice di Villa Pallavicini. E non è un punto molto incoraggiante, perché l’associazione temporanea d’impresa è ancora molto lontana dal veder applicate le proprie ragioni.

Nei giorni scorsi, la Pro Loco ha lasciato la sua sede, ovvero la palazzina di sinistra per chi guarda verso l’ingresso, ed è andata a ‘stringersi’ insieme ai Reduci e Combattenti, tutti accorpati quindi nella palazzina di destra. “Una parte perciò - racconta Silvana Ghigino - è giunta nella nostra disponibilità, ma ora manca la seconda. Il Comune non ha trovato, nei mesi trascorsi tra la sentenza del Tar e la sua data di applicabilità, nessun tipo di soluzione per le due storiche associazioni che da tempo operano sul territorio”.

E ora, stando così la situazione, sono tutti penalizzati, e tutti ovviamente scontenti: il gestore, che si vede ancora privato degli spazi a cui legittimamente avrebbe diritto; la Pro Loco, costretta a un trasloco frettoloso e ora accorpata ai Combattenti; i Combattenti stessi, pure loro con la certezza che di lì si dovrà andare via. Un pasticcio enorme, insomma.

“Abbiamo concesso ulteriori due mesi al Comune - prosegue la direttrice di Villa Pallavicini, che è anche la vice presidente dell’Associazione Amici di Villa Durazzo Pallavicini - affinché venga trovata una soluzione. Nel frattempo, noi certamente quantificheremo questo danno, dal punto di vista economico”.

I rapporti tra i gestori e Tursi, sembrerebbe dal tono delle dichiarazioni, sono ai minimi storici. È pur vero che il Parco ha incrementato notevolmente il numero dei visitatori, che nel 2017 ha avuto un’enorme risonanza mediatica a livello nazionale, grazie al titolo di Parco più Bello d’Italia, che gli interventi migliorativi fatti ne hanno reso l’aspetto generale più ordinato e presentabile, ma tutto questo non basta. Molti problemi sono ancora da affrontare, e il punto è che non riguardano solo l’esecuzione della sentenza del Tar e la liberazione delle palazzine.

“Peraltro - aggiunge Silvana Ghigino - delle due sale che ci sono state liberate, abbiamo scoperto tristemente che una è completamente inutilizzabile. Anche qui ci dovremo rivalere con il Comune. Inoltre, non ci è stato sistemato l’orto botanico, che giace in uno scenario ‘post bomba atomica’. Così non possiamo andare avanti. E, d’altra parte, non vorremmo essere costretti ad andarcene, perché rimarrebbe aperto un buco notevole. Non credo che nessuno voglia arrivare a questa situazione”.

I toni sono perentori. La signora Ghigino è una persona ferma ed estremamente combattiva, una che bada al sodo e che i risultati, grazie al lavoro di tutto lo staff, indubbiamente li ha portati. Pur dentro mille complessità.

L’altro aspetto nodale è venuto fuori nelle ultime settimane, ed è nuovamente un capolavoro di mala burocrazia tutta italiana. Silvana Ghigino lo racconta insieme a Margherita Conrad, che è la presidente dell’Associazione Amici di Villa Durazzo Pallavicini: “Per entrare nel Parco, si transita generalmente attraverso una passerella esterna. Questa non era più agibile, e allora è stata messa completamente a nuovo. Ora, i lavori sono finiti da un mese, ma non è stata ancora riaperta. Risultato? Tutti gli accessi al Parco avvengono attraverso un ingresso laterale, all’interno del palazzo, che non è esattamente il massimo né dell’estetica né della praticità”.

E come mai la passerella non è stata ancora rimessa in condizioni di essere calpestata? Eccola qui, la burocrazia ‘canaglia’: “La passerella è terminata ma mancano un collaudo e una firma. Roba da poco, ma ci continuano a ripetere che i tecnici del Comune sono impegnati altrove, e il sopralluogo non è stato ancora fissato. Ci pare un’altra situazione assurda. Senza passerella, non si può accedere alla Casa delle Tortore, dove abbiamo il punto di ristoro, con il danno che non riusciamo a vendere neppure una bottiglietta d’acqua. In più, gli operai fanno una fatica enorme per accedere con i loro macchinari all’interno del Parco. Non ne possiamo più. Questa situazione deve finire”.

A pensar male si fa peccato, diceva un politico di qualche anno fa, ma spesso ci si azzecca: non è che questa ‘flanella’ di Tursi sia in qualche modo legata al discorso della sentenza del Tar? Nessuno, naturalmente, lo può dire a chiare lettere. Ma il sospetto aleggia, ed è ogni giorno più forte. La cosa che più fa male, però (mentre i pegliesi si stanno mobilitando con una mail bombing nei confronti dell’assessore comunale al Bilancio, Pietro Piciocchi), è che una struttura in netta crescita e che finalmente gode dell’arrivo di turisti, anche stranieri, venga completamente lasciata in queste pastoie amministrative. Si ha in mano un gioiello e lo si sta buttando via. Per tredici metri di passerella. È questo l’aspetto peggiore, quello più deprimente, quello più irritante. Quello che è impossibile da accettare. Veramente impossibile, anche e più, molto di più, di una sentenza del Tar.

Alberto Bruzzone

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