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Cronaca | 20 luglio 2019, 15:57

Palmaro: sulla fascia di rispetto… è finito ogni rispetto

Una lettera di Rete Ferroviaria Italiana al Comitato cittadino tronca tutti i sogni: “Per spostare i binari serve prima un intervento sul viadotto autostradale al casello di Pra’. Le barriere? Una volta spostati i binari a mare”. Ieri sera assemblea affollatissima a Villa De Mari

Palmaro: sulla fascia di rispetto… è finito ogni rispetto

Riusciranno i nostri eroi di Palmaro a ‘conquistare’ prima o poi la loro ‘mini’ fascia di rispetto? Quanto dovranno ancora aspettare per raggiungere questo traguardo? Potranno mai avere un minimo di respiro rispetto alle attività portuali, esattamente come i ‘cugini’ di Pra’? Tutto questo resterà un sogno, oppure potrà mai diventare realtà? 

Gli interrogativi sono sempre più frequenti, nell’ambito di un malessere ormai generalizzato e un disincanto che non accenna a diminuire. Anche perché per farlo calare non se ne hanno motivi seri e concreti. 

Il tema della fascia di rispetto, ovvero di un suo prolungamento verso Ponente rispetto a quella di Pra’, almeno sino all’inizio di Voltri, è stato uno dei più importanti, dibattuti ieri sera in occasione dell’affollatissima assemblea pubblica che il Comitato Palmaro ha organizzato presso Villa De Mari

A pesare come un macigno, però, c’è la lettera raccomandata che Rete Ferroviaria Italiana ha invitato nelle scorse settimane proprio al Comitato cittadino presieduto da Roberto Di Somma. I residenti avevano chiesto a Rfi un chiarimento sul tema del nodo ferroviario, non riuscendo a trovare riscontro né presso il Municipio VII Ponente né presso il Comune di Genova. Il progetto della fascia di rispetto, infatti, è legato a doppio nodo allo spostamento dei binari della ferrovia. 

A rispondere per iscritto, dopo una certa attesa, è stato Vincenzo Macello, direttore investimenti di Rfi: “Faccio presente - osserva il dirigente - che per quanto di nostra competenza, il progetto definitivo del potenziamento del Nodo di Genova, approvato dal Cipe (ovvero il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nel marzo del 2006, prevede la realizzazione di una nuova stazione viaggiatori a Voltri e di una nuova fermata a Palmaro, con l’obiettivo di separare i flussi di traffico a lunga percorrenza da quello metropolitano/regionale, con un’ulteriore possibilità di incremento del traffico metropolitano sulla linea costiera”. 

In particolare, precisa Macello, “il progetto ferroviario prevede la traslazione a mare della linea nel tratto costiero compreso tra il rio Branega e il rio San Giuliano, caratterizzato dalla convivenza di molteplici funzioni: attività legate al porto e traffico marittimo, funzioni proprie dell’abitato, ferrovia. Prevede, inoltre, la realizzazione di un fascio merci di sette binari, con modulo 750 metri, a servizio del porto”. 

Fin qui il prospetto, ovvero quello che si auspica e che c’è sulla carta: perché è proprio grazie allo spostamento a mare che si verrebbe a creare lo spazio per la nascita della fascia di rispetto. Che qui tutti, dal primo all’ultimo residente, continuano a chiamare ‘mini’. Non è che ci sono grandissime pretese: si chiede solo, infatti, un minimo di vivibilità in più. 

Lo scenario, però, non è così imminente. E le parole del dirigente di Rfi, purtroppo, non fanno altro che confermarlo: “L’assetto definitivo del potenziamento ferroviario - prosegue la nota di Rfi - è condizionato dalla realizzazione del nuovo viadotto di connessione tra l’autostrada A10 e il porto di Voltri e conseguente demolizione dell’attuale che limita l’attuazione di quanto previsto a progetto. Con l’assetto definitivo di Voltri, previsto dal progetto approvato dal Cipe, si renderebbe disponibile una fascia tra i venti e i trenta metri per una lunghezza di un chilometro circa. In merito al rumore, invece, il piano del Nodo di Genova prevede barriere tra la stazione di Voltri e la zona Branega. Le suddette barriere saranno realizzate nella fase definitiva del Prg di Voltri, a seguito della traslazione a mare dei binari”. 

Tutto al futuro, insomma. Per il presente non si muove paglia. E non solo non vengono indicate date, neppure approssimative, ma ci sono talmente tanti attori sul campo che viene per forza da scoraggiarsi. Difatti, su questo tema la reazione dell’assemblea è stata di fortissima delusione. 

All’incontro, oltre ai membri del Comitato Palmaro, erano presenti moltissimi consiglieri municipali, oltre al presidente del VII Ponente, Claudio Chiarotti. Per la Regione, i consiglieri Giovanni Lunardon del Partito Democratico e Alice Salvatore del Movimento 5 Stelle. Per il Comune, i consiglieri Lorella Fontana della Lega, Fabio Ceraudo e Luca Pirondini del Movimento 5 Stelle. In rappresentanza della giunta Bucci, l’assessore comunale all’Ambiente, Matteo Campora. Assente, invece, il consigliere con delega ai rapporti con Autorità Portuale, Francesco Maresca. Per la cronaca, è quello che, qualche mese fa, scatenando una ridda di reazioni, aveva chiesto di essere ospitato da qualche cittadino a Palmaro, in modo da poter constatare di persona il discorso dei rumori portuali notturni. La sua assenza all’assemblea è stata notata non poco, e vista con un certo disappunto. 

Quanto a Campora, l’assessore di Tursi ha confermato l’impegno nell’affrontare il tema della fogna a cielo aperto e ha chiarito: “Faremo riunioni con il Comitato Palmaro ogni due mesi circa, per procedere a interventi realizzabili nel breve termine nel quartiere, e onde evitare promesse poco credibili e difficilmente attuabili”. 

Una giusta posizione: anche perché qui l’attuabilità è ormai andata a farsi benedire. E la credibilità sta per fargli pessima compagnia.

Alberto Bruzzone

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