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Sanità | 03 agosto 2019, 08:00

E' tutta questione di pancia! I consigli di nutrogenomica di Simona Oberto

Viviamo in una società, dove paradossalmente, la frenesia delle giornate ci toglie la possibilità di sfogare “fisicamente” l’eccesso di energia che incameriamo. Eccesso che di conseguenza viene trasformato in grasso!

E' tutta questione di pancia! I consigli di nutrogenomica di Simona Oberto

Pancia, rotolini e pelle a “buccia d'arancia”! Giorno dopo giorno si accumulano sul nostro corpo fino a renderci a volte irriconoscibili. Proviamo a mascherarli in tutti i modi, modificando il nostro abbigliamento, la taglia e lo stile. A volte li giustifichiamo, dandone la responsabilità al troppo stress, troppo lavoro, troppi problemi, troppo poco tempo per gli hobby, gli svaghi e lo sport. Fino a quando un bel giorno, salendo su una bilancia, ci rendiamo conto che in pochi anni il nostro peso è lievitato e la forma del nostro corpo è decisamente cambiata.

Oppure, come un fulmine a ciel sereno, gli esami ematici ci rivelano che siamo entrati di diritto in una delle tante patologie cronico degenerative di cui soffrono milioni di persone nel mondo. Allora in quel momento, “perdere peso” diventa la priorità ed iniziamo ad accanirci contro quei rotolini di grasso che fino a quel momento abbiamo ignorato e sottovalutato! Ma che cos'è questo grasso che anno dopo anno si accumula sul nostro corpo, togliendoci non solo la leggerezza fisica ma anche e soprattutto quella mentale? Le tre principali forme di grasso sono: il grasso sottocutaneo, quello viscerale e la cellulite. Il grasso viscerale non è altro che la famigerata “pancia”, quell’addome sporgente che sempre più persone, soprattutto uomini, nascondono sotto la camicia con i “bottoni che tirano” o una T-shirt di due taglie più grandi. Questo è un grasso che si annida attorno gli organi interni ed è sicuramente la forma più pericolosa, perché non è localizzato in superficie ma nella profondità dell'addome. È facile riconoscerlo, perché è tipico di quelle persone che hanno il pancione gonfio e teso, sporgente e ingombrante. Il grasso si deposita attorno agli organi interni e attraverso complesse reazioni biochimiche anche all'interno degli organi stessi.

Ma facciamo un salto in dietro nella storia evolutiva, perché dietro questa tendenza ad accumulare grasso si nasconde una ragione evolutiva importante: la sopravvivenza! L'uomo primitivo viveva in un contesto in cui le risorse alimentari scarseggiavano e quindi l'organismo aveva sviluppato un’efficiente capacità di incamerare provviste, ovvero energia. Potremmo dire che questa tendenza ad accumulare grasso era una sorta di protezione per affrontare meglio i momenti di carestia. Ma questo sistema di emergenza, tarato per il mondo primitivo, non è più adatto alla nostra epoca, dove mangiamo molto più del necessario, direi: troppo e male e dove la possibilità di smaltire gli eccessi, attraverso uno sfogo fisico intenso, è pressochè nulla, dal momento che non dobbiamo più scappare da belve feroci o scalare le montagne per ricercare il cibo.

Viviamo in una società, dove paradossalmente, la frenesia delle giornate ci toglie la possibilità di sfogare “fisicamente” l’eccesso di energia che incameriamo. Eccesso che di conseguenza viene trasformato in grasso! E’ in dubbio! La quantità di cibo ingurgitato è eccessiva e la qualità è molto scarsa. Questo pericoloso connubio sta provocando una condizione inevitabile: il grasso viscerale aumenta in modo proporzionato al nostro squilibrato stile di vita. Il problema è che il grasso addominale è un vero e proprio organo, non è solo una “zavorra”. Produce molecole che aumentano l'infiammazione, favorisce la coagulazione del sangue, la formazione di placche ateromasiche, ma soprattutto va a intossicare il fegato, portandolo nel tempo alla steatosi epatica (il fegato grasso), condizione patologica che comporta una vera e propria trasformazione morfologica dell'organo con perdita di funzionalità. Ma non solo, perché un fegato intossicato inizia a produrre tutta una serie di molecole infiammatorie che alterano importanti equilibri all'interno del nostro organismo. Poi c'è il grasso sottocutaneo, meno pericoloso di quello viscerale. Come lo riconosciamo? Sono i famosi rotolini sulla pancia, quelli che non ci permettono di chiudere i pantaloni che fino all’anno scorso ci entravano comodamente, o di indossare quel bel vestitino verde smeraldo, rimasto nell’armadio qualche anno e recuperato per la comunione del nipotino. Questo grasso è un grasso più superficiale, più frequente nelle donne, infatti si accumula in particolare nei glutei, nelle cosce e nei fianchi.

Lui interagisce meno con gli organi interni e con il fegato, ma non è sicuramente un tessuto inerte. Infatti produce leptina e resistina, due potenti ormoni che hanno una grande rilevanza nel regolare il nostro metabolismo. La leptina è una proteina che regola l'appetito e la sazietà. Ed è la protagonista di una disfunzione metabolica denominata leptino-resistenza, che si manifesta soprattutto negli obesi. Loro ne producono troppa e poco funzionante, con il risultato finale di non riuscire a regolare in modo corretto il senso di sazietà e di fame. La resistina addirittura è in grado di ridurre e bloccare l'azione dell'insulina, l'ormone che stimola l’assorbimento dello zucchero nelle nostre cellule, causando quindi una ridotta sensibilità insulinica. Ma i problemi non finiscono qui perché si è visto che il tessuto adiposo produce molecole infiammatorie che, infiammando i tessuti, li predispone alla degenerazione. Nel grasso sottocutaneo inoltre ci sono alte concentrazioni di aromatasi, un enzima che converte gli ormoni maschili in femminili. Questo nel tempo comporta nella donna un eccesso di estrogeni e nell'uomo una pericolosa inversione dei rapporti tra ormoni maschili e femminili. Pensate che tutto il grasso in eccesso delle persone in sovrappeso, rilascia enormi quantità di acidi grassi che vanno a stimolare il pancreas a produrre insulina, che a sua volta facilita l’accumulo di grasso, invece di stimolarne il rilascio e il consumo, dando vita così a un circolo vizioso di alterazioni metaboliche e infiammatorie.

E poi c'è lei: l'odiata cellulite, che colpisce il 90% delle donne occidentali a tutte le età, indipendentemente dal loro peso. Lei è sicuramente un problema meno grave, non connesso con le malattie cardiometaboliche, in quanto questo tipo di grasso è più inerte. La cellulite è un grasso intrappolato in mezzo a un tessuto fibroso e sclerotico, dove il sangue e la linfa scorrono con molta difficoltà. E’ un grasso bloccato in una sorta di reticolo che gli impedisce di essere immesso in circolo, per essere utilizzato dalla cellula a scopo energetico. Con il tempo si indurisce fino a formare dei veri e propri noduli, che allo specchio riconosciamo come “pelle a buccia d'arancia”. Alla base di questo processo patologico meno grave, c'è sicuramente l'infiammazione: un tessuto infiammato in cui scarseggia la circolazione, l'ossigeno e i nutrienti e dove si accumulano tossine, in grado addirittura di sequestrare sostanze indispensabili per il nostro organismo come la vitamina D. Purtroppo dobbiamo dire che il grasso, in tutte le sue forme, sta diventando un triste compagno della nostra vita. Ma chi è il maggiore responsabile di tutto ciò? L’eccesso di zucchero! Dobbiamo ammetterlo: lo zucchero industriale, tra l’altro cibo preferito dei nostri patogeni intestinali, in una prima fase si limita ad infiammare i nostri tessuti, ci toglie energia e qualità del sonno, in una seconda fase può arrivare addirittura a ridurre la capacità delle nostre cellule nel percepire il segnale dell'insulina.

Il meccanismo è semplice: quando l'insulina viene prodotta in eccesso, per i continui picchi glicemici, causati da un'alimentazione troppo ricca di zuccheri semplici e carboidrati raffinati, il numero dei recettori insulinici nelle cellule si riduce, impedendo all'insulina di normalizzare la glicemia. Ma non finisce qui perché lo zucchero in eccesso compromette anche la funzionalità delle nostre cellule, favorendo malattie cardiocircolatorie, degenerazioni osteo-articolari e degenerazioni neurologiche. Allora cosa dobbiamo fare per evitare questi pericolosi scompensi? Sicuramente la prima cosa è modificare la nostra alimentazione quotidiana, riducendo il più possibile l'entrata degli zuccheri: i dolci, i cereali raffinati, le bevande zuccherate, i dolcificanti, gli snack, le marmellate industriali, le merendine, il consumo di prodotti confezionati, che non contengono solo zucchero ma anche sale e numerosi additivi chimici pericolosi. Via libera invece ai cibi freschi: verdura, frutta, semi oleosi, pesce, uova, legumi, spezie. A proposito di spezie, in cucina non dovrebbe mai mancare la cannella, una spezia con proprietà metaboliche importanti, tra cui quella di regolare il metabolismo dello zucchero attraverso un potenziamento del meccanismo di azione dell'insulina. La cannella stimola l'attività di alcuni geni nei muscoli e nel grasso che servono per trasportare lo zucchero fino a cellule specializzate che lo utilizzano a scopo energetico.

Magari spruzzatela in un bel bicchiere di tè verde, ricco di epigallocatechine, molecole che riducono la proliferazione delle cellule adipose e l'assorbimento degli zuccheri a livello enterico. Ma il cibo da solo non basta proviamo a giocare d'anticipo! Non limitiamoci a considerare la “pancia” in eccesso un inestetismo ma consideriamola un vero e proprio campanello d'allarme, che ci racconta che qualcosa all'interno del nostro organismo sta perdendo di efficienza e, per non ritrovarvi di fronte a una diagnosi di patologia conclamata, valutate la possibilità di cambiare un po’ il vostro stile di vita!!

Simona Oberto cura il sito web www.cibocuranaturale.com e la pagina facebook "Il tuo coach alimentare".

Redazione

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