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Attualità | 13 agosto 2019, 17:55

Pegli, la beffa dei risarcimenti post frana di San Carlo

I titolari del ristorante ‘Pietro e Tere’ incappano nella classica pastoia burocratica: “Ci hanno consigliato di chiudere per due mesi, e chiedere un rimborso. Poi, all’atto pratico, ci è stato riferito che non avevamo diritto a nulla”. Chiarotti: “Domanderò chiarimenti alla Regione”

Pegli, la beffa dei risarcimenti post frana di San Carlo

È ormai consueto, in presenza di catastrofi o di problematiche importanti, che gli enti pubblici stanzino delle cifre in risarcimento, rispetto alle persone e alle attività economiche danneggiate. È successo dopo il crollo del Ponte Morandi, si è ripetuto per tante altre piccole e grandi calamità.

Una di queste è stata la frana che per due mesi ha lasciato isolata, lo scorso autunno e inverno, la località di San Carlo di Cese, sulle colline sopra Pegli. Anche qui, la Regione non ha mancato di prodursi in comunicati stampa, per dire che i commercianti e i cittadini sarebbero stati aiutati.

Ma com’è andata poi realmente? Tutti i fondi che vengono annunciati, poi sono effettivamente erogati? O le domande si perdono, al contrario, nelle mille pastoie burocratiche di questo Paese?

Una risposta, in senso purtroppo negativo, la possono dare i ristoratori di San Carlo di Cese, che da molti anni gestiscono la trattoria ‘Pietro e Tere’, appena all’ingresso del paesino. Roi ed Enrica, così li chiamano tutti, sono personaggi conosciutissimi a Pegli e a Multedo, non solo per la loro buona cucina, ma anche per la gentilezza e il savoir faire.

Lo scorso 11 novembre, a seguito del tratto stradale franato in località Carpenara, anche loro, insieme ad altre duecentocinquanta persone, sono rimasti isolati. Sono state settimane assai complesse, per i residenti della zona: costretti a transitare su una passerella, e poi prendere un mezzo che faceva la spola tra il punto franato e il centro di Pegli. Oppure costretti a transitare verso Lencisa (dove vi era pure un altro smottamento, anche se di dimensioni decisamente minori), prendere il bivio per Scarpino e scendere verso Sestri Ponente. Una raffica di disagi, insomma.

Roi ed Enrica, oltre a quelli di tutti gli altri ‘normali’ cittadini, hanno vissuto pure quelli per la loro attività commerciale: “Dall’11 novembre sino a metà gennaio siamo rimasti chiusi. Per noi questo è, tradizionalmente, il periodo più intenso, con i pranzi e le cene di Natale, con Capodanno e tutte le altre festività. Infatti, avevamo già moltissime prenotazioni. Noi avremmo anche potuto tenere aperto, confidando nella fedeltà dei nostri clienti: che sarebbero potuti giungere al locale passando da sopra (Sestri, Scarpino, Lencisa), oppure utilizzando la passerella, durante le ore diurne, non certo la sera. Ma ci è stato consigliato di tenere chiuso, e poi di fare una domanda di risarcimento per il mancato incasso. Così abbiamo fatto”.

‘Pietro e Tere’ è rimasto chiuso per due mesi, poi nei giorni scorsi, attraverso il loro commercialista, i titolari hanno chiesto aggiornamenti alla Camera di Commercio in merito alla loro pratica. La domanda era completa, compilata correttamente in tutte le sue parti e rivolta ai giusti uffici di competenza.

Ma… “Ci è stato risposto che per noi non c’era un euro, perché non avevamo subìto danni materiali”. I due commercianti l’hanno presa con enorme delusione: “Ci era stato detto chiaramente di chiedere un risarcimento per il mancato incasso. È chiaro che, essendo la strada franata più sotto, noi non avevamo subito danni fisici. Non pretendevamo dei rimborsi materiali. Ci saremmo accontentati benissimo di qualche sgravio fiscale. La notizia che non c’era niente ci ha lasciato sconcertati”.

A spanne, il mancato incasso viene quantificato in circa seimila euro lordi. “Per noi quella invernale è stata una stagione molto segnata. La frana non ci voleva. Ma ancora peggio è quello che è avvenuto dopo. Non si può promettere e poi non mantenere. Non è giusto”.

Il presidente del Municipio VII Ponente, Claudio Chiarotti, è stato tra le persone a suggerire a Roi ed Enrica il corretto percorso. “Questa - commenta - è una brutta notizia. La procedura è stata fatta in maniera precisa e puntuale. Chiederò dei chiarimenti in Regione, voglio capire che cosa è successo nel frattempo. I fondi sarebbero dovuti passare dalla Regione alla Camera di Commercio, che era, in questo caso, l’ente pagatore. Come mai sia avvenuto questo intoppo per me non è noto”.

Un intoppo, certo. Di quelli che fanno ulteriormente crollare la fiducia nelle istituzioni. Com’è possibile che un’attività commerciale chiuda, con l’impegno di arrivare a un risarcimento, e poi il risarcimento non arrivi? Qualcuno è in grado di dare una spiegazione sensata? Quante altre storie ci sono, come quella di ‘Pietro e Tere’? Sarebbe assai interessante da capire. Più che tanta propaganda, più che tanti sopralluoghi sui posti degli incidenti, più che tante parole, forse - anzi certamente - servirebbe da parte delle istituzioni una maggiore concretezza. E pure un’assai maggiore serietà.

Alberto Bruzzone

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