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Cultura | 21 agosto 2019, 18:00

Festival di Bioetica, "Angeli senza ali": il neorealismo del linguaggio salverà la società

Lo spettacolo andrà in scena al Festival di Bioetica il 30 Agosto a Santa Margherita. Testo di Emanuela Poggi e Franco Picetti, regia di Mauro Pirovano,

Foto di Barbara Vermini

Foto di Barbara Vermini

In un’epoca in cui la comunicazione, istituzionale e no, sembra avvenire prevalentemente sui social, a suon di tweet, di post e di interazioni tramite like ed emoticon, al Festival di Bioetica (29-30 Agosto) si discute sul futuro, anche del linguaggio. Che, a differenza di quanto avviene nel presente, potrebbe segnare il ritorno a una comunicazione originaria, fatta di rapporti umani diretti, di parole pronunciate a tu per tu, di gesti concreti e non virtuali.

Da qui infatti nasce lo spettacolo “Angeli senza ali” di Emanuela Poggi e Franco Picetti, che ne sono anche interpreti, per la regia di Mauro Pirovano, in scena a Santa Margherita Ligure il 30 Agosto, nell’agorà del Festival, che è appunto la piazza dell’incontro e del dialogo, ed è aperto a tutti. 

E chi oggi non usa il cellulare o il tablet per relazionarsi con gli altri? Gli “ultimi” della società, i clochard. “A differenza di quanto si può pensare, i protagonisti sono ai margini, ma hanno una comunicazione fittissima con qualcuno o qualcosa, e sono verbosi, al contrario dei tweet”. Lo spettacolo, infatti, prende vita dalle frasi, ben 500, che Ivano Malcotti ha raccolto dai senza tetto in giro per l’Italia, e dalla narrazione, attraverso la musica e il canto, di Picetti, cantastorie contemporaneo, che negli anni ha raccolto le memorie sull’entroterra ligure.

“Dal momento che pensiamo che il futuro per la comunicazione consisterà nell’andare oltre allo schermo del computer, siamo partiti dalla comunicazione delle origini, neorealista – continua Malcotti -; in questo caso si tratta di una raccolta neorealista di frasi, mai filtrate, che avevo messo insieme per un videoclip di Renato Zero. In questo caso non siamo al cinema, ma, come faceva Rossellini, bisogna soffermarsi anche su frammenti che possono sembrare non importanti, perché anche dalle frasi banali possiamo capire molto delle persone”.

Ed è proprio dalle parole, anche sconclusionate e, appunto, banali, di questi ultimi, "Angeli senza ali", che può nascere la comunicazione come salvezza. A rappresentarla sono l’interazione tra Franco Picetti, voce narrante, che canta e suona, anche improvvisando, che interpreta la società “normale” e che interagisce col pubblico per sensibilizzarlo sul tema, ed Emanuela Poggi, che rappresenta chi vive fuori dalle regole sociali, e che comunica attraverso la forza dirompente dei gesti e delle espressioni, che “lascia stupore, interesse, malinconia – spiega Malcotti – lei è come una lama di coltello, perché le parole sono già forti, ma lei diventa penetrante con le sue azioni”.

A fare interagire cantastorie, clown-mimo e pubblico, la sapiente regia di Pirovano, che ci ha abituati, nei propri lavori, alle tematiche sociali, che gli stanno particolarmente a cuore: “Questi sono sono argomenti vicinissimi a me, che mi piace affrontare, come ho fatto, per esempio, per la Casetta di Don Picetti a San Fruttuso; e in questi anni ho lavorato sulla narrazione, specie sugli ultimi, insieme a Petruzzelli, e mi piace, perché si tratta di mondi che ho sempre conosciuto. E apprezzo il teatro di cittadinanza e nelle corsie degli ospedali che fa Malcotti e che merita di essere rappresentato”.

E a proposito di mondi, si coniugano perfettamente anche quelli rappresentati dalla professionalità di Picetti e Poggi: “Franco ed Emanuela hanno identità molto forti e ognuno lavora su un terreno famigliare, per cui il mio compito è stato quello di farli interagire, e non ho faticato, perché sono due che si consumano sui pezzi, che spingono al massimo, e loro stessi hanno lavorato sull’interazione, che è fondamentale, per fare incontrare i loro mondi, che altrimenti sarebbero paralleli”.

E dall’incontro, appunto, nascono comunicazione e salvezza: “La cosa bella dello spettacolo - conclude Pirovano - è che le frasi che Emanuela, che non ha facoltà di parola, lancia a Franco, che le divulga tra il pubblico, portano Emanuela ad avere il dono della parola”.

Dunque uno spettacolo con un messaggio positivo – non un sms né un vocale su WhatsApp, ma un messaggio vero, diretto, parlato – adatto a bambini e adulti, che autori e regista proporranno, per l’autunno, anche in diversi teatri, e al quale vale la pena di assistere, anche per volgere lo sguardo dallo schermo dello smartphone al palco, per guardare l'altro, che sia un ultimo o un attore o lo spettatore seduto accanto a noi.

Medea Garrone

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