/ Politica

Politica | 30 agosto 2019, 09:07

L'ex sindaco Pericu sul Morandi: "Dal governo (ormai passato) atteggiamento contraddittorio, speriamo ora si faccia in fretta"

Come la politica ha gestito il dramma Morandi? Qual è la strada per il rilancio di Genova? Il nuovo governo Pd-5 Stelle faciliterà le cose o le renderà più difficili? Abbiamo posto queste domande a Giuseppe Pericu

L'ex sindaco Pericu sul Morandi: "Dal governo (ormai passato) atteggiamento contraddittorio, speriamo ora si faccia in fretta"

La tragedia del ponte Morandi ha drammaticamente posto Genova al centro dell’attenzione dei media e dell’agenda politica, sia in termini di provvedimenti e decreti, che in termini di dichiarazioni, scontri e polemiche. Oggi a più di un anno di distanza da quel terribile 14 agosto abbiamo deciso di intervistare l’ex sindaco Giuseppe Pericu per fare un bilancio circa l’impegno del governo Lega-Movimento 5 Stelle nella soluzione dei problemi che da allora affliggono Genova, ma anche per riflettere sul futuro, su quanto il nuovo quadro politico nazionale potrà influire sulla ricostruzione del nuovo viadotto e sul rilancio cittadino.

Dal suo punto di vista il governo giallo-verde guidato da Conte ha operato nel migliore dei modi di fronte al disastro di ponte Morandi? E quali potevano essere le scelta diverse da mettere in campo per dare al più presto operatività una tratta viaria di importanza internazionale?

Secondo me il governo precedente ha avuto nei confronti di Genova un atteggiamento contraddittorio, perché le decisioni assunte immediatamente dopo il disastro avevano come missione prioritaria quella di cercare le responsabilità di quanto successo piuttosto che traguardare una soluzione rapida all’emergenza. In realtà le due dimensioni del problema andavano separate: un conto è accertare le responsabilità e arrivare alla revoca della concessione, se ci fossero stati i requisiti giuridici, e un’altra era trovare la soluzione più immediata di un problema drammatico. I due temi si sono intrecciati e hanno in realtà ritardato la ricerca delle soluzioni. Si era detto nell’immediatezza del crollo che in un anno avremmo avuto un nuovo ponte operativo e oggi sono passati più di dodici mesi e siamo ben lontani dall’aver raggiunto quest’obbiettivo. Il punto è l’atteggiamento chiaramente contraddittorio del governo Lega/5 Stelle”.

E ora a suo parere quali sono le decisioni da prendere per velocizzare al massimo la ricostruzione e uscire dall’impasse che strangola Genova?

Si sarebbe potuto decidere anche di ricomporre il ponte che era caduto, rimettendolo in piedi in qualche modo, o cercare una soluzione più rapida, ma ora mi auguro che si continui sulla strada che è stata individuata per la costruzione di un nuovo ponte. Spero si faccia il più in fretta possibile a ricostruire il ponte Morandi, che poi non si chiamerà più così…

Ora il sindaco si riferisce al nuovo viadotto come al “nuovo ponte per Genova”, in attesa della scelta sull’intitolazione dell’opera

In realtà secondo me ha un valore e un significato diverso, lo dicono in tanti e mi sembra l’abbia ribadito anche lei nella domanda iniziale. Si tratta di un ponte che ha un ruolo internazionale, perché rappresenta il collegamento della Francia con l’Italia, l’unico che abbiamo nel quadrante mediterraneo. Lo stop di questo asse viario rappresenta un problema come la chiusura del traforo del Monte Bianco. Quindi un’opera che ha un ruolo internazionale, che noi ci auguravamo potesse diventare solo genovese con la realizzazione della Gronda accanto al ponte Morandi: proprio la Gronda avrebbe assunto il ruolo di infrastruttura di viadotto internazionale di collegamento, soprattutto per quanto riguarda la logistica portuale portuale. Questa era la soluzione definita nel 2004, ma non si è poi realizzato nulla.

E anche sul tema della Gronda l’esecutivo nascente potrebbe trovarsi in difficoltà a dare l’impulso decisivo all’avvio dei lavori. I 5 Stelle e il ministro Toninelli sono fautori di una soluzione alternativa. Cosa ne pensa?

Io credo che nessuno abbia capito quale sia questa soluzione alternativa. Il tema della Gronda è nato per fare sì che il traffico internazionale che arriva in Italia dalla Francia e dalla Spagna transitasse più lontano da Genova. Il tracciato autostradale con la nuova infrastruttura diventava una tangenziale urbana, sgravando del traffico cittadino le strade della nostra città che come sappiamo non sono sicuramente adeguate per gestire il traffico intenso; la strada è stretta e non ci sono gli spazi per allargare le strade. Se noi convogliamo questa massa di traffico tutto su viale Canepa ci troviamo di fronte a criticità e problemi come quelli che si stanno verificando.

Proprio ieri in sindaco Bucci, parlando dell’utilizzo delle macerie del Morandi per il ribaltamento mare di Fincantieri, ha detto che attende il nuovo governo per un parere del ministero dell’Ambiente. La recente crisi di governo ha influito sulla gestione della “questione Morandi”? Ritiene che il nascente governo 5 Stelle/Pd sia un esito della crisi politica positivo per il rilancio di Genova oppure un governo che parte fra gli aut aut e le liti rischia addirittura di essere una zavorra alla soluzione dei problemi?

Io non penso che sia questo il caso. Per quanto riguarda il parere sui detriti non è certo il ministro che si occupa di queste cose, ma i tecnici del Ministero, che saranno gli stessi di prima con il nuovo esecutivo: non vedo dunque problemi da questo punto di vista. C’è un altro problema, già manifesto con il passato governo, che le forze della maggioranza hanno su questo tema posizioni diverse. Il Pd è certamente più propenso a dare un impulso all’avvio della Gronda, mentre i 5 Stelle sono perplessi su questo tema. Penso sarà uno dei temi che dovranno essere affrontati presto, e ritengo che i 5 Stelle saranno più inclini del passato ad accettare una mediazione di Conte sul tema: il presidente del consiglio ha rafforzato la sua autorità politica.

Chi vedrebbe bene, sempre nell’ottica di agevolare il rilancio di Genova, ai Trasporti e alle Infrastrutture nel nuovo governo?

Non so, mi sembra che i vari messaggi che stanno arrivando per l’introduzione di una serie di figure tecniche a livello di ministeri indichino una via opportuna. D’altra parte nelle rappresentanze politiche del Pd la Liguria è molto presente, e Andrea Orlando è un elemento significativo sia della delegazione che ha trattato con i 5 Stelle, che nella formazione di un nuovo governo.

Carlo Ramoino

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium