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Attualità | 16 settembre 2019, 12:51

Il marcio in curva: "Scoperti fatti e non dicerie. Vittima la Juve, ma anche i tifosi normali" (VIDEO)

Cori e striscioni per vendicarsi dei mancati benefici per i capi ultras. Estorsioni, violenze, pressioni. "Meccanismo che avrebbero potuto applicare a qualunque altra società in grado di garantire questo giro di denaro". Possibile che il modello sia applicato in altre curve. Vietati in futuro allo Stadium gli striscioni dei gruppi interessati dall'operazione

Il marcio in curva: "Scoperti fatti e non dicerie. Vittima la Juve, ma anche i tifosi normali" (VIDEO)

Un intero mondo, marcio dall'interno, che solo in apparenza si nascondeva dietro il tifo calcistico. E che ha rivelato aspetti che con il "si sa" e "si dice" erano forse già all'attenzione dell'opinione pubblica. Ma che ora hanno trovato fatti, riscontri, prove. Anche grazie a 225mila telefonate intercettate, pedinamenti e altro ancora messi in atto dagli inquirenti.

Il racconto dell'operazione Last Banner, che da stamattina ha letteralmente squassato il tifo organizzato della curva della Juventus, delinea contorni che solo la fantasia in passato permetteva di immaginare. Violenza, estorsione, giri di biglietti, pressioni sulla società e sui tifosi "non allineati" della curva. E i vertici di queste organizzazioni che riuscivano a tenere in mano tutto il meccanismo illecito pur essendo quasi tutti colpiti da Daspo o da altre forme di restrizione.

Striscioni capovolti, cori razzisti, proteste contro il caro abbonamenti o il ritorno alla Vecchia Signora di un giocatore come Leonardo Bonucci: spesso le proteste celavano altro, come dicono dalla Digos. Striscioni e simboli che, dalla prossima partita, non potranno più comparire nelle curve dello Stadium.

 "Si può pensare che si sia scoperta l'acqua calda, ma questa indagine ha permesso di identificare specificati reati e specificate persone, non un sentito generico. È stato fatto un lavoro eccellente". Così il procuratore capo di Torino, Paolo Borgna. E aggiunge: "Digos e questura, insieme al nucleo criminalità organizzata della procura di Torino. Sono loro gli artefici di un'operazione lunga e articolata".

"La parte offesa è la società Juventus e con lei i tifosi - sottolinea ancora Borgna -. Tifosi privati del diritto di poter rifare come e quando vogliono o costretti a non andare più allo stadio perché non sopportano più determinate situazioni. Sono fatti successi in uno stadio di Torino e l'operazione di oggi ci dice che non rimarranno più impuniti".

"È un'operazione che apre un canale investigativo e che apre un canale che potrebbe essere seguito da altre indagini, visto che non credo sia un caso unico nel panorama nazionale. Chi investe nel calcio non intende più avere a che fare con queste situazioni", commenta il questore di Torino, Giuseppe De Matteis.

"Ciascuno ha fatto la sua parte per dare corpo a questa operazione, compresa la Juventus, che si è trovata in una situazione davvero pesante - aggiunge il sostituto procuratore Patrizia Caputo -. Tutte le persone arrestate non sono finite in manette per reati commessi fuori dallo stadio, ma per reati commessi all'interno. Compresi singoli reati ai danni della Juventus, come le estorsioni per ottenere abbonamenti e benefit di varia natura. E poi persone allontanare con violenza dal posto assegnato, se quell'area interessava l'organizzazione ultras: sono persone che hanno fatto dichiarazioni e ci hanno permesso di indagare. Queste persone non si fermavano nemmeno davanti alla presenza di bambini o ragazzini. È mancato molto poco all'incriminazione del metodo mafioso, 416 bis". "Un metodo in nuce, ma non completamente esplicitato", ribadisce Borgna.

 

Altre estorsioni sono emerse ai danni del bar dell'impianto, "perché si pretendevano consumazioni gratuite. E anche le persone più fidate dell'organizzazione, soprattutto Drughi, venivano allontanate se non rispondevano pienamente ai desiderata del leader, Dino Mocciola". Quella dei Drughi è l'unica organizzazione cui è stata addebitata l'associazione a delinquere: dal capo assoluto fino al lancia cori.

Non mancano elementi e stemmi di estrema destra. "Ma è un elemento marginale, anche se sottolinea persone che hanno fatto della violenza uno stile di vita. E per i quali il tifo è un pretesto: sono azioni che avrebbero potuto fare per qualunque altra strada in grado di garantire questo giro di denaro". "Ci sono intercettazioni telefoniche in cui si specifica che determinate persone vengono a fare un lavoro e vanno pagate, come si fa con i figuranti in uno spettacolo. E poi un controllo del territorio stadio avvalendosi di una forza intimidatoria, tale da fare cori razzisti per ripicca o da impedire agli altri di tifare".

In curva, spiegano gli inquirenti, succedeva di tutto. Anche episodi "dimostrativi" con leader del tifo allontanati e la cui maglietta viene bruciata. E poi regolamenti di conti, proteste da parte di altre organizzazioni di tifosi (i cosiddetti club Doc), che vengono stigmatizzate dai capi degli Ultras. E l'interlocutore formale era l'ufficio addetto alle tifoserie, il cosiddetto SLO, che riportava poi alla società. "Che è parte lesa: non sono state riscontrate contiguità".

Ora l'attenzione è rivolta verso sabato, prossima partita casalinga dei bianconeri contro il Verona. "Ma eravamo già allertati prima", conferma De Matteis. E saranno chiuse le ricevitorie scoperte "conniventi": al momento sono 8 quelle individuate in tutta Italia, ma il numero potrebbe aumentare.

Redazione

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