Attualità - 24 settembre 2019, 17:26

Far crescere le aziende attraverso… il gioco. Nuovi orizzonti, se ne parla a Genova

Domani, 25 settembre, inizia alla Villa Bombrini di Cornigliano il festival Big - Brief in Genova, dedicato alle più moderne strategie di comunicazione e di marketing. Federica Brancale illustrerà il metodo nato… pensando ai Lego

Far crescere le aziende attraverso… il gioco. Nuovi orizzonti, se ne parla a Genova

Migliorare il proprio business attraverso il gioco? Sembra una contraddizione, invece è il nuovo metodo - sperimentato e vincente - che viene portato avanti in alcune grandi aziende, da parte di consulenti altamente specializzati e in collaborazione con alcune prestigiose università italiane.

L’approccio prende il nome dal più popolare gioco per i bambini (ma amatissimo pure dagli adulti): LEGO® Serious Play® ed è stato adottato, in Italia, dal team di ‘intarget’, realtà specializzata in questo tipo di supporti, che vengono uniti ai dati digitali e al design thinking.

Domani a Genova, nell’ambito del festival Big - Brief in Genova, in programma alla Villa Bombrini di Cornigliano, ne parlerà al pubblico Federica Brancale, che per ‘intarget’ ricopre il ruolo di Conversion Rate Specialist & Design Thinking Facilitator, in pratica una sorta di ‘super consulente’ per accelerare i processi di sviluppo, comunicazione e marketing delle aziende.

Proprio domani, l’evento di Cornigliano, che durerà un paio di giorni e che è organizzato dall’Associazione Urka, si aprirà con una giornata dedicata alla formazione delle squadre e al team building, i cui mentori sono Federica Brancale e il professor Pere Juarez, docente di design thinking all’Università di Barcellona. La Brancale, in particolare, approfondirà il tema della metodologia LEGO® Serious Play®, del Design Thinking e della metodologia Data Driven, processi di sperimentazione e di ricerca realizzati insieme alle Università di Firenze e Barcellona.

“Con il design thinking - afferma - intendiamo un approccio ai problemi, una filosofia per gestire i progetti, mettendo al centro i bisogni degli utenti finali. Si basa sull’importanza di sviluppare l’empatia verso i clienti e la possibilità di creare prototipi di idee da testare velocemente. Grazie a questa metodologia, si gestisce in modo innovativo il processo creativo per la generazione delle idee”.

Il gioco, in questo processo, diventa una parte integrante. Come? “Attraverso il gioco, è possibile aumentare la capacità cognitiva e di apprendimento per sfruttare il gruppo (team) ad alto rendimento. Siamo i primi al mondo ad unire dati digitali e design thinking e portiamo avanti questo progetto grazie a partner prestigiosi. I principi si basano sulla capacità di inclusione e partecipazione che le persone attivano durante il gioco. Il gioco è l’attività volontaria, limitata nel tempo e nello spazio, strutturata da regole, che porta alla creazione. Il ruolo del gioco è fondamentale per raggruppare i partecipanti e sviluppare la loro immaginazione strategica. Queste teorie enunciano che il processo cognitivo, come l’apprendimento o la memoria, sono fortemente influenzate dal modo in cui usiamo il corpo per interagire col mondo fisico. La concretizzazione delle idee in un modellino prende il nome di ‘reduction of workload’, ovvero le persone riducono il numero di chiamate al cervello nel momento in cui rendono visibili e tangibili le proprie idee. In sintesi, giocando seriamente, facciamo meno fatica e produciamo più valore”.

I destinatari sono le grandi aziende perché “quando applichiamo il design thinking, stiamo parlando di una consulenza molto alta, e quindi offriamo questo servizio innovativo solo alle grandi aziende o a nostri clienti che sappiamo possano recepire il messaggio nella maniera più concreta possibile. Si tratta di una grande riorganizzazione e non tutti sono pronti a mettere in discussione i pilastri del proprio business”.

Secondo Federica Brancale, ormai da questi percorsi e dall’innovazione in generale non si può più prescindere: “Direi che nel momento in cui la concorrenza diventa spietata, così come lo è ora, arrivano i grandi monopolisti a distruggere i piccoli artigiani, quindi l’unica via per sopravvivere è innovare. Gli italiani sono veramente abili e creativi, sulle idee abbiamo davvero poco da invidiare, ma allo stesso tempo ci mancano un metodo e un processo ben definiti per mettere in piedi quello che abbiamo ideato. Direi quindi che in Italia più che innovazione c’è bisogno di gestire la capacità innovativa che il nostro bellissimo popolo ha”.

Passare dalla teoria alla pratica è però “difficilissimo, per questo è necessario investire tanto tempo quanto quello per la creazione nelle attività operative. Grazie al design thinking, ma soprattutto all’agile marketing, riusciamo a raggiungere velocità di sviluppo mai raggiunte prima, con un miglioramento del +50% del tempo di consegna dei progetti”.

 

E i clienti sono sempre più soddisfatti: “I nostri clienti sono soddisfatti e sorpresi allo stesso tempo dalla nuova forma di consulenza strategica che abbiamo adottato. Lavorano insieme a noi, diventando sempre di più una squadra, un team unico che opera verso l’innovazione e il miglioramento delle performance. Nelle agenzie e nelle aziende siamo abituati a chiedere agli esperti di risolvere i problemi per noi. Siamo tutti bravi a dire come dovrebbero andare le cose in un mondo perfetto, il difficile sta nell’avvicinarsi al massimo della perfezione con le risorse di cui disponiamo. Questo vuol dire che è molto facile trovare un consulente che ti dica dove stai sbagliando e cosa devi migliorare, meno facile è trovare un consulente che capisca tutti i vincoli aziendali esistenti e riesca a realizzare nel concreto quello che consiglia. La prima grande lezione è che la risposta si trova all’interno del sistema, e il compito del consulente non è dire come fare le cose, ma capire ed estrarre conoscenza da chi lavora tutti i giorni in quel settore. Il consulente deve diventare un po’ come un allenatore, cioè deve mettere le persone che lavorano sul prodotto in condizione di generare idee e soluzioni efficienti e concrete. Il facilitatore, quindi, non è un consulente che ti dirà cosa è giusto o sbagliato fare, ma aiuterà la tua azienda a tirar fuori la risposta che cercava”. Per ogni gioco che si rispetti, in fondo, ci vuole un grande allenatore.

 

Alberto Bruzzone

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