/ Sanità

Sanità | 26 settembre 2019, 17:58

Prof. Valente: “A Genova promuovo la cura dei bambini in Madagascar”. Grazie al suo impegno siglato l’accordo tra regioni Liguria, Diana e Gaslini

Ieri l'incontro tra Valente, Viale, Locatelli e Petralia per firmare accordo su collaborazione per attivare un centro pediatrico e formare i medici locali. ll caso di Ornella e Nadine

Umberto Valente e Ornella

Umberto Valente e Ornella

Il Madagascar è tra i tre Paesi più poveri del mondo e con un tasso di mortalità infantile elevatissimo, tanto da essere tra i primi sei nella classifica mondiale; basti pensare che in Italia su 10mila nati ne muoiono, entro i 5 anni, 2,9, mentre in Madagascar a morire sono 46 (mentre la mortalità materna post partum è di 353 casi su 100mila, contro i 9 dell'Italia) e la vita media è di 53 anni contro i nostri 82. Senza poi contare il problema dell’esclusione dei bambini disabili, tenuti nascosti per vergogna, ignoranza e superstizione.

Per questo motivo il Prof. Umberto Valente, che avevamo intervistato mentre si trovava ancora in Madagscar a gestire il “reparto” chirurgico come chirurgo formatore volontario all’Ospedale Le Polyclinique NEXT nella città di Diego Suarez, e che è rientrato in Italia da pochi giorni, dopo quattro mesi e mezzo, sta continuando la propria azione di sensibilizzazione di Genova e della Regione nei confronti della popolazione malgascia e, in particolare, dei bambini.

“In Madagascar gli specialisti pediatri sono pochissimi e totalmente assenti nelle aree più remote; per questo nella città di Diego Suarez, dove si trova l’ospedale italiano Le Polyclinque NEXT, si vorrebbe attivare un piccolo centro pediatrico con ambulatorio e degenza, in quanto in tutta la città, che conta una popolazione di 140 mila abitanti non c’è un solo pediatra”. Il che significa che chi nasce non può usufruire dei controlli necessari atti a tutelare la salute del neonato.

 

Da qui è nata l’idea di attivare, a seguito della convenzione tra Università di Genova e Università di Diego Suarez (Madagascar), una collaborazione con L’Istituto Giannina Gaslini sia attraverso la presenza di alcuni suoi pediatri direttamente in Madagascar sia attraverso la formazione dei medici e infermieri locali. A completamento, ieri Valente ha incontrato l’assessore alla Salute Dottoressa Sonia Viale, il Commissario Locatelli e il Direttore del Gaslini Dottor Paolo Petralia per la firma di un accordo formale tra la Regione Liguria e la Regione Diana, punta nord dell’isola. Il primo passo formale di questa cooperazione vedrà, nei prossimi giorni, il Prof. Paolo Moretti, neurofisiatra del Gaslini, recarsi a Le Polyclinique NEXT “col compito di valutare la situazione e contribuire al corso di formazione per il personale medico e infermieristico locale, perché siano in grado di curare i bambini disabili”, spiega Valente. Il neurofisiatra, infatti, è fondamentale per la riabilitazione dei piccoli con disabilità, in quanto “molti bambini disabili hanno grandi problemi, vengono nascosti e sono completamente isolati nei villaggi”. Oltre all’aspetto fisiatrico si aggiungerà quello neuropsichiatrico, grazie alla disponibilità della Prof. Edvige Veneselli che preparerà lezioni telematiche.

“Attivare la formazione per avere personale locale in grado di seguire il bambino in tutto il percorso di crescita è fondamentale – continua Valente – Finora a Le Polyclinique non esiste un reparto specifico, i bambini malati sono curati insieme agli adulti e quando arrivano è perché stanno già male, in quanto non esiste prevenzione e la mortalità è vista come un fattore ineluttabile”.

A questo, poi, va aggiunta la povertà: “Il reddito pro capite medio di un malgascio è inferiore a un dollaro: non possono comprare le medicine, spesso dai villaggi devono fare anche due giorni di cammino a piedi, senza scarpe, per arrivare in ospedale”. E per questo è necessario sensibilizzare tutti: “La popolazione non può permettersi le medicine e per l’ospedale è difficile sostenere tutte le spese per effettuare un intervento chirurgico, fare gli esami e così via, e anche se opero gratis non basta”, per questo, per contribuire alla cura dei bambini che vengono ricoverati a Le Polyclinique, la Onlus Next ha attivato le donazioni (https://www.nextonlus.it/tu-con-noi-per-next/), tra cui quella al progetto, creato da Valente, “x un’operazione in +”, a sostegno delle spese collaterali dei suoi interventi (anestesia, ricovero, farmaci, etc.).

L’impegno di Umberto Valente, però, non è finito qui. Infatti nei prossimi giorni incontrerà sia l’Arcivescovo di Genova, cui porterà, come “ambasciatore”, una missiva da parte dell’Arcivescovo della città di Diego Suarez, per poter siglare un accordo anche tra le due diocesi a favore dei bambini, sia il sindaco Bucci: “è un’occasione anche per Genova di fare qualcosa di buono – spiega il chirurgo – e potrebbe nascere un bel gemellaggio, che oltre al Gaslini comprenda anche l’Università e il San Martino”.

Infine si è impegnato personalmente anche per far sì che possa arrivare l’acqua ad Antsoha, il villaggio della sua piccola paziente Ornella, in cui vivono circa 3 mila abitanti, senza elettricità né acqua correte: “La sorgente dista più di 2 chilometri, per cui gli abitanti attingono a un rivo, con il rischio di contrarre malattie intestinali per la presenza di animali. Ci vorrebbero acqua potabile e alcune fontane: con una spesa di 7 mila euro sarà possibile fare arrivare l’acqua e ho detto che me ne sarei occupato io”.

 

IL CASO ECCEZIONALE DI ORNELLA

In un villaggio sperduto, Antsoha (a due ore e mezza di fuoristrada e 5 Km a piedi), vive Ornella, sopravvissuta per 11 anni nonostante una deviazione intestinale “fatta in maniera rudimentale da chissà chi”. La bambina aveva, alla nascita, una malformazione congenita di atresia ano-rettale (assenza dell'ano e del retto terminale), per la quale viveva totalmente emarginata dalla comunità del suo stesso villaggio, in quanto considerata portatrice di disgrazie. Non frequentava la scuola e i suoi stessi coetanei la escludevano dai loro giochi. “L’abbiamo caricata sulla macchina e portata in ospedale dove le ho praticato un intervento di ricostruzione. La situazione clinica di Ornella ha richiesto ben tre interventi chirurgici: il primo di ricostruzione del retto; quindi dello sfintere e l'ultimo quello di ricanalizzazione per portarla alla normalità”. Oggi Ornella è diventata un caso, è la prima ad aver subito in simile intervento in Madagascar e tra i pochi in Africa. “Finalmente vive insieme agli altri bambini, ha iniziato a studiare, è vivace e brillante”.

 

IL CASO PIÙ DOLOROSO: NADINE, LA MAMMA-BAMBINA

Il Madagascar è il sesto paese al mondo con il peggior tasso di malnutrizione infantile. Un bambino su due soffre di malnutrizione cronica.  La malnutrizione acuta grave colpisce ogni anno l’8% dei bambini sotto i 5 anni. Attualmente 9 malgasci su 10 vivono in povertà.  Dentro questa impressionante realtà nazionale, si costruisce la tragica storia di Nadine, una bambina di 13 anni, nata e cresciuta da una ragazza madre di 17 anni in un villaggio rurale.

In un contesto di denutrizione/malnutrizione e di povertà assoluta si consuma il dramma della piccola Nadine arrivata a Le Polyclinique NEXT di Diego Suarez in condizioni disperate. La bambina viene ricoverata in urgenza in uno stato di apparente scompenso cardio respiratorio: parecchio liquido nei polmoni (versamento pleurico) le impedisce di respirare bene. Anche l'addome risulta essere pieno di liquido (ascite): presenta una pancia gonfia nonostante una impressionante magrezza. Dopo aver fatto le prime analisi, risultate tutte negative, procedo con l’inserimento di un piccolo catetere nella cavità toracica per eliminare il versamento e consentire al polmone di espandersi. 
La bambina già dopo qualche giorno di un trattamento nutrizionale intensivo, sia per bocca che per flebo, comincia a dare segni di miglioramento. In un consulto tra noi medici, con cardiologo e internista, escludiamo di fatto qualsiasi patologia infettiva od organica e ci arrendiamo all'evidenza: la bambina è in uno stato molto avanzato di malnutrizione (il valore delle proteine totali nel sangue risulta essere inferiore a 4, quando il parametro minimo di riferimento è 7) e di gravissima depressione. Con l'aiuto di una suora-psicologa malgascia, scopriamo la terribile realtà. La bambina da tre mesi non si nutriva più: aveva deciso di lasciarsi morire. Un anno fa era stata stuprata da un vicino di casa e tre mesi fa aveva partorito una bambina. Non era la prima volta che il violentatore di Nadine “colpiva”: alcuni anni prima una ragazzina di 16 anni era stata da lui stuprata e i familiari di lei lo avevano costretto a sposarla.

Nel caso della sua nuova, piccola vittima, che pure ha messo al mondo un “suo” figlio, il giovane ha pagato la famiglia di Nadine per il primo mantenimento della neonata. Nella disperazione più totale per l’accaduto, complice la povertà più assoluta, la mamma di Nadine decide di accettare l’offerta di denaro. E, quando in un secondo tempo prenderà la decisione di rivolgersi alla polizia, si sentirà dire che la questione non li riguarda più in quanto le due parti sono già convenute ad un accordo pecuniario.

La malnutrizione è una malattia dei paesi poveri come il Madagascar ed è conseguente all'insufficiente introduzione nella dieta giornaliera di vitamine minerali e soprattutto di proteine. I più colpiti sono proprio i bambini.
L'organismo, per sopperire alla carenza delle proteine, arriva ad utilizzare il tessuto muscolare coinvolgendo quindi anche il cuore. Nel caso poi della piccola Nadine, dovendo condividere con il piccolo che aveva in grembo l'insufficiente nutrimento, la gravidanza ha aggravato lo stato di denutrizione così come lo shock e la depressione conseguenti all'inaccettabile evento di cui era stata vittima.  Tutto questo ne ha impedito la ripresa.

Le Polyclinique NEXT è stato in grado di curarla grazie anche alle fiale, uniche in tutto il Madagascar, donate alla NEXT onlus dal Centro Missionario Medicinali di Firenze. Purtroppo quando la bambina mamma è arrivata da noi il suo cuore era ormai irrimediabilmente compromesso e nulla hanno potuto fare le nostre cure e il nostro affetto. Nadine è morta una mattina, sotto gli occhi di sua madre, colpita da un arresto cardiaco improvviso. Il medico e l’infermiera, prontamente accorsi, l’hanno trovata in bagno per terra accartocciata come un piccolo fagotto di pezza, come una bambola dimenticata. Invece era una bambina vera, una piccola di 13 anni che ha consumato tutta la sua vita in un anno diventando prima donna, quindi mamma ed infine adulta tanto da decidere di voler morire.

La sua morte ha colpito tutti noi ma oltremodo il personale, interamente malgascio, de Le Polyclinique NEXT che ha vissuto la storia di Nadine come l’ennesimo atto di violenza che offende la loro dignità di popolo e li allontana dalla speranza di poter dare ai loro figli un futuro migliore.

Su facebook è attiva una raccolta fondi proposta dal Dottor Marvin Menini per aiutare la neonata di Nadine come adozione a distanza: https://www.facebook.com/donate/945654322446335/10219516114188784/

Medea Garrone

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium