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Cronaca | 21 ottobre 2019, 12:27

San Carlo di nuovo isolata, la storia non insegna proprio nulla

Manutenzioni mai eseguite, frontisti ‘distratti’ e il Comune che non interviene: cronaca di un disagio annunciato. Paolo Drago (Movimento 5 Stelle): “Prima o poi qualcuno si farà male, sono ormai troppi i fronti franosi”

San Carlo di nuovo isolata, la storia non insegna proprio nulla

La storia dovrebbe insegnare. Dovrebbe. Eppure, a quanto pare, in certi casi non insegna mai. Proprio mai. È il tema della prevenzione dal rischio idrogeologico e della cura del territorio. Sulla strada che da Pegli sale verso San Carlo, la questione è sconosciuta. Non pervenuta. Quasi mai affrontata nella sua interezza.

Poco meno di un anno fa, il 26 ottobre del 2018, sulla collinare che conduce al paesino dell’entroterra, si aprì un’enorme voragine, che costrinse a un’interruzione dei collegamenti per circa due mesi. Ieri pomeriggio, in località Carpenara, ecco un’altra frana, a falcidiare un territorio sempre più martoriato e in ginocchio, dove ormai al minimo acquazzone si fa la conta dei danni e dei problemi.

Un ampio fronte di pietre, anche di grosse dimensioni, di terra e di legname ha invaso la sede stradale. Risultato: strada ancora interrotta, San Carlo e tutte le località a monte della frana ancora isolate, a meno di non passare, a nord, da Lencisa, e scendere a quel punto da Scarpino o verso Pontedecimo. Minore, decisamente minore, l’entità del problema, rispetto allo scorso anno, ma intanto il Comune dovrà affidare i lavori in somma urgenza, e ci vorrà almeno qualche giorno per sistemare le cose alla bell’e meglio.

E poi? A questo punto la prevenzione del territorio potrà dirsi completa? Assolutamente no. Quanti sono i fronti franosi lungo queste strade? Di chi è la responsabilità? Chi deve realmente intervenire? Perché il Comune di Genova non prende una strada decisa e autoritaria contro i cosiddetti frontisti, ovvero i proprietari dei terreni che confinano con la strada carrabile?

Queste e altre domande le fa Paolo Drago, consigliere municipale al VII Ponente del Movimento 5 Stelle, e tra le anime del Comitato Val Varenna, che da sempre è impegnato, attraverso numerose battaglie, per il miglioramento di questa vallata, soprattutto per quanto riguarda l’enorme tema degli argini del torrente, il cui secondo lotto di lavori non partirà neppure quest’anno.

“Ci risiamo - afferma Drago - Strada chiusa, persone isolate e sempre più nel disagio, appelli inascoltati, lavori mai partiti, politica assente. Ecco, tutte queste cose insieme hanno creato un altro bel danno. Certo, minore rispetto allo scorso anno, ma intanto adesso San Carlo è isolata”.

Secondo Drago, “il fatto che la frana sia avvenuta nel pomeriggio di domenica, ovvero quando ancora non pioveva, dimostra che il terreno è ormai già saturo e che è assolutamente non in sicurezza. E allora, mi domando, che cosa si aspetta a intervenire? Nei giorni scorsi è venuto giù un grosso tronco, e per poco non è rimasta colpita una persona. Vogliamo davvero che qualcuno si faccia male?”.

Il consigliere del Movimento 5 Stelle ricorda: “Nei mesi scorsi, su questa problematica ho rivolto un’interrogazione al presidente del VII Ponente, Claudio Chiarotti. Mi ha risposto che la competenza è del Comune. Allora, ho rivolto il medesimo quesito all’allora assessore comunale ai Lavori Pubblici, Paolo Fanghella. Ebbene, secondo Fanghella non sarebbe stato conveniente per il Comune andarsi a scontrare con i proprietari dei terreni”.

La legge prevede per i ‘frontisti’ l’obbligo di mettere in sicurezza i loro terreni. In caso di inadempienza, il Comune può fare i lavori al posto dei privati, e poi rivalersi su di loro. Ma Tursi, a quanto riferito, non ha intenzione di aprire contenziosi legali. Così i lavori non partono, ma il terreno non aspetta e le frane non perdonano.

Questa mattina, il consigliere delegato di Tursi alla Protezione Civile, Antonino Sergio Gambino, ha svolto un sopralluogo sulla frana, insieme al presidente del Municipio, Claudio Chiarotti. Ci si sta adoperando per liberare la strada il prima possibile, ma l’incognita è il maltempo che persiste.

Ad attaccare è anche Massimo Currò, capogruppo del Movimento 5 Stelle al VII Ponente: “Abbiamo un territorio di una fragilità assoluta, frane ovunque e territorio isolato. Ora, andateglielo a dire, ai cittadini della Val Varenna, che dovranno subire anni e anni di cantieri per la Gronda, che ad ogni frana rimarranno isolati anche una volta che ci sarà la Gronda... perché la Gronda non serve a nulla, se non a tutto quell’establishment portuale che per decenni ha fatto della nostra città quello che ha voluto”.

Serve più prevenzione del territorio, su questo non ci sono dubbi. E invece… Come scritto qualche settimana fa da ‘La Voce di Genova’, è stato rimandato il secondo lotto dei lavori sugli argini del torrente Varenna, che sarebbe dovuto partire a breve. Un altro fatto molto grave.

Paolo Drago commenta: “Apprezzo il fatto che la Protezione Civile si prodighi per controllare se i piani bassi delle case di San Carlo siano liberi, ogni volta che viene diramata l’allerta. Ma, anche qui, non sarebbe meglio risolvere il problema alla radice? Le soluzioni ci sono, il finanziamento pure”.

Forse, al posto di parlare di ‘dry run’, sarebbe più serio che i nostri amministratori prendessero coscienza degli enormi problemi del territorio con un po’ meno frasi a effetto e un po’ più di doverosa e rispettosa concretezza.

 

Alberto Bruzzone

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