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Attualità | 30 ottobre 2019, 18:00

Francesca Sivori, da Genova al Madagascar: "Insegno ai disabili la musica classica come terapia"

Francesca Sivori, pianista e insegnante del metodo AllegroModerato insegna ai bambini e ragazzi disabili fisici e psichici del Madagascar a suonare i grandi classici per "essere parte di un progetto comune"

Francesca Sivori, da Genova al Madagascar: "Insegno ai disabili la musica classica come terapia"

Ci sono Sylvain al violoncello, Marcial al violino e Arson al triangolo, e poi Ferdinand e Nirin ancora al violino, Ornella e François al flauto, Pirine e Antoine allo xilofono, Solange al tamburello e Lucien alla cassa.  Lì, nel magazzino del riso, che le suore dell’ospedale Le Polyclinique hanno trasformato in sala della musica, i violini sono ben 3, 2 i violoncelli, 2 le chitarre, una tastiera e altri strumenti ancora, come triangoli e maracas, per un totale di 20 elementi che compongono una piccola grande orchestra. Tanto che forse quei violoncelli che si trovano nella città di Diego Suarez, nella regione Diana del Madagascar, sono gli unici dell’intera isola africana.

E il merito di questo miracolo che ha preso vita – e soprattutto suono – è di Francesca Sivori, genovese di Bogliasco, pianista e insegnante di musica, che, appunto, fa suonare bambini e ragazzi, disabili e normodotati, in quello che è uno dei luoghi più poveri del mondo, e lo fa col metodo AllegroModerato, che, da Milano, ha importato anche a Genova.  

“La cooperativa AllegroModerato è stata una scoperta sorprendente per me, per cui quando ho conosciuto i fondatori ho deciso di unirmi a loro tenendo i laboratori di musica da camera e facendo il tirocinio. Una volta tornata a Genova, nel 2013, ho voluto fare conoscere questo metodo anche qui, dove, attualmente, ho un gruppo di dodici allievi al Don Orione”.

E nel capoluogo ligure anche il Conservatorio Nicolò Paganini, avendo compreso l’importanza del metodo AllegroModerato, quest’anno ha tenuto un seminario dedicato: “Educazione Musicale Orchestrale Integrata”, cui hanno partecipato, esibendosi, gli allievi genovesi di Francesca.

“Non si tratta di musicoterapia, che è ascolto passivo – spiega –, perché noi siamo educatori musicali e facciamo fare un percorso progressivo con l’aiuto della musica, che è in grado di aprire in ognuno di noi dei canali inimmaginabili, e ancora di più nei disabili”.

Ed è per questo che, quando nel 2018 si è recata in Madagascar, ha compiuto qualcosa di straordinario con i bambini e i ragazzi del posto, affetti da disabilità psichiche e fisiche. Ma non solo con loro. “Tre anni fa un italiano ha adottato una famiglia, con due figli autistici, a Diego Suarez, dove sono stata anch’io e dove ho lavorato insieme a loro e ad altri tre piccoli disabili che mi hanno fatto conoscere le suore”. A questi si sono uniti bambini e ragazzi normodotati del circondario, attirati dalla musica suonata dai coetanei con Francesca, per cui “ho comprato flauti e maracas e ho inserito anche loro nell’orchestra, cui poi si è aggiunta un’altra ragazzina autistica, e ho messo su un concertino: è stato perfetto”.

Perfetto, grazie, appunto, al metodo, che è adatto a chi ha disabilità mentali, ma anche fisiche. “Per gli autistici, per esempio – continua Francesca – è la musica ad aprire i canali di comunicazione, in modo che così chi suona esprime la propria interiorità e, lavorando in orchestra, sia in relazione con gli altri e impari a rispettare i tempi e ad aspettare il proprio turno”, grazie al fatto che vengono messe in atto dinamiche grazie alle quali le regole sono seguite in modo naturale. Anche dai normodotati, che imparano rapidamente a suonare gli strumenti.

Questo perché il metodo AllegroModerato “Non contempla le istruzioni vocali, né la lettura degli spartiti, che gli insegnanti suonano al pianoforte e che gli allievi ascoltano e che, così, acquisiscono, e integrano con lo strumento che hanno scelto” e col supporto degli educatori, che durante i laboratori mimano il movimento che i ragazzi devono compiere per pizzicare le corde, muovere l’archetto o le bacchette.

E si tratta di riuscire a suonare, per esempio, la Kindersinfonie di Haydn, perché, a differenza di quanto si possa pensare, “per chi è disabile è più facile interpretare un brano di Beethoven che una canzonetta, in quanto è scientificamente provato che la musica classica smuove le aree celebrali, e inoltre il brano musicale classico, che è costituito da una stratificazione di suoni, permette a ognuno di inserirsi suonando”. Insomma la musica complessa è la più interessante per i disabili, tanto che in pochissime lezioni Francesca, lo scorso settembre, ha diretto l’orchestrina malgascia nella Marcia Turca di Mozart e nell’Habanera dalla Carmen di Bizet, esibendosi nella Sala della Chiesa Notre Dame di Diego Suarez, davanti a un pubblico di 300 persone, tra cui il Vescovo Monsignor Ramaroson”.

E da quella esibizione sono state poste le basi per una collaborazione sul tema della disabilità in Madagascar, coinvolgendo anche la diocesi di Genova. Perché, appunto, l’integrazione dei disabili è fondamentale in ogni società, ma in particolare in quella africana, in cui il disabile è spesso emarginato, se non abbandonato ancora in fasce. Invece grazie alla musica, e in particolare al metodo AllegroModerato, “chiunque riesce a suonare, sentendosi parte di un tutto e di un progetto, che è il brano musicale stesso”.

 

Come a Diego Suarez hanno fatto i disabili Sylvain, Marcial e Arsol, al triangolo, che “è spastico e non aveva alcun controllo dei movimenti, ma – spiega con gioia Francesca - quando è riuscito a colpire il triangolo e gestire il colpo, nonostante tutto, i muscoli si muovevano automaticamente”, al punto che dopo un mese e mezzo di prove quotidiane, colpiva il triangolo con un tocco perfetto.  

E questo beneficio fisico si riflette anche al di fuori del contesto musicale, nella vita di tutti i giorni, con conseguenze positive non solo fisiche, ma anche emotive.

Aver compreso, quindi, l’utilità di questo tipo di terapia è stato è molto importante, anche perché in Madagascar avrà ricadute sociali non indifferenti. Infatti le suore hanno allestito appositamente il magazzino del riso per creare la sala della musica di Francesca, ma il passo ulteriore sarà quello di costruire nel proprio terreno un edificio adibito a centro culturale e riabilitazione per disabili, accanto a Le Polyclinique, dove saranno formati i futuri operatori, creando così nuova occupazione.

Le Polyclinique, appunto, è l’ospedale, fondato e gestito dalla Onlus Next, che ha permesso a Francesca Sivori di inviare tutti gli strumenti musicali e che, grazie all’intervento di Umberto Valente, noto chirurgo genovese (che in Madagascar opera gratuitamente), sta attivando una collaborazione con l’Ospedale Gaslini, l’Università di Genova e la Regione Liguria per curare i bambini e i disabili malgasci, formando il personale sanitario locale.

Insomma, lavorando in sinergia e all’unisono, proprio come avviene in un’orchestra, si possono realizzare davvero grandi cose, non solo migliorando la vita delle persone, ma anche l’economia di un intero paese: “AllegroModerato è un metodo che si avvicina a quello di Abreu in Venezuela, nato per togliere i ragazzini dalla strada – conclude Francesca – e che oggi muove il Pil del Paese”.

E da AllegroModerato, infatti, non solo è nata l'orchestra nazionale, ma anche l'impegno degli allievi più esperti, che fanno da tutor, per esempio negli ospedali, ai più piccoli.

Medea Garrone

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