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Cronaca | 08 novembre 2019, 16:22

Ca’ Nuova, in via Martiri del Turchino il tubo dell’acqua è sempre provvisorio

Arte aveva promesso di cominciare i lavori alla fine di ottobre, ma non si è mosso nulla. Centinaia di famiglie allacciate a un bypass volante per la potabile sin dal 2016. L’ennesima storia di ritardi e impegni non mantenuti

Ca’ Nuova, in via Martiri del Turchino il tubo dell’acqua è sempre provvisorio

L’ennesimo impegno non mantenuto. L’ennesima promessa mancata. Le ennesime parole buttate lì e portate via dal vento. Chiacchiere tante, fatti concreti pochi.

Si può dire in mille modi, ma la sostanza di fondo non cambia: i lavori per ripristinare un collegamento idrico degno di questo nome non sono ancora partiti, e siamo sempre lì, sin dal 2016, con una soluzione volante.

Teatro di questa storia è il Ponente genovese, il quartiere di Ca’ Nuova, per la precisione. Siamo ai civici tra il 117 e il 123 di via Martiri del Turchino, in quello che per tutti è il Cep. Qui, da più di tre anni, l’acqua arriva nei palazzi attraverso un bypass sempre meno provvisorio e sempre più definitivo, che venne installato in fretta e furia in occasione della rottura della condotta principale, con l’impegno a risolvere la situazione, come Dio comanda, quanto prima.

Ma il “quanto prima” di un’istituzione è, in tutta evidenza, un concetto molto indefinito, difatti nell’autunno del Signore 2019, mese di novembre, è ancora tutto uguale: tubo volante in mezzo alle case, soggetto a ogni tipo d’intemperie e anche alle gelate che potrebbero comprometterne il funzionamento. Si tratta di decine di famiglie, centinaia di persone, in questi palazzoni di proprietà di Arte (ovvero l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia della provincia di Genova), quindi di un disagio non piccolo e sintomo di un problema che potrebbe diventare nettamente maggiore.

A interessarsi della questione è stato per primo, e sin dal principio, il consigliere municipale del VII Ponente, Filippo Bruzzone. Poi, tramite lui, sono stati sollecitati i suoi colleghi in Regione Liguria, i consiglieri di Linea Condivisa, Giovanni Battista Pastorino e Francesco Battistini.

Nei giorni scorsi, a seguito di una loro interrogazione a risposta scritta, l’assessore regionale con la delega all’Edilizia, Marco Scajola, aveva finalmente comunicato delle date: “L’Arte di Genova - scriveva Scajola nel testo di risposta all’interrogazione di Pastorino e Battistini - interpellata per l’acquisizione di notizie aggiornate in merito alla nota questione, ha fatto presente che per quanto concerne i civici 117-123, a seguito dell’avvenuta assegnazione all’azienda della seconda tranche del finanziamento regionale per la realizzazione del programma ‘Vivibilità e sicurezza’, con cinquecentomila euro, è stato possibile attivare l’iter per l’affidamento dei lavori, al fine di risolvere definitivamente le problematiche a suo tempo evidenziate e già affrontate mediante un intervento provvisorio alle tubature. L’Arte prevede di iniziare le opere entro la fine di ottobre 2019”.

Ora, è vero che siamo ‘solo’ all’8 novembre, ma quando una criticità come quella di un tubo che porta l’acqua potabile a centinaia di persone è aperta sin dal 2016, non è tollerabile non soltanto un giorno, ma neppure un’ora di ritardo. Invece, qui non solo si è in un ritardo ormai ingiustificabile in alcun modo, ma non si ha nuovamente alcun segnale di quando questi lavori inizieranno veramente. Poi, qualche politico ha ancora il coraggio di dire che non esistono cittadini di serie A e di serie B.

Già nel marzo di quest’anno, Filippo Bruzzone analizzava la questione, con un grande sconforto: “Nel 2016, una rottura del tubo principale dell’acqua ha provocato l’interruzione dell’approvvigionamento idrico per questi civici di via Martiri del Turchino. Per risolvere il problema contingente, è stato messo un tubo di plastica. Si sapeva che sarebbe stato provvisorio, ma a lungo andare è invece diventato definitivo. Nel 2017, in occasione di un inverno particolarmente rigido, la conduttura in plastica si è ghiacciata: risultato, niente acqua sino a che non è stata riscaldata. Non si può andare avanti così”. E Giovanni Battista Pastorino aggiungeva: “Lo stato di abbandono del quartiere in oggetto presenta ormai caratteristiche che non possono più essere ignorate dalle istituzioni tutte”.

Peggio che ignorare c’è solo una cosa: promettere e non mantenere. Ma il peggio, purtroppo, è sempre quello ancora da scrivere.

Alberto Bruzzone

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