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Politica | 08 novembre 2019, 12:57

Linea Condivisa: "Mercato del Carmine, la nuova gestione taglia fuori le associazioni del quartiere"

Il consigliere regionale Gianni Pastorino e i consiglieri municipali Luca Curtaz e Vincenzo Palomba: “La giunta Bucci smonta l’accordo del 2013; così finisce la piccola Montmartre”

Linea Condivisa: "Mercato del Carmine, la nuova gestione taglia fuori le associazioni del quartiere"

Mercato del Carmine, il nuovo assetto varato dalla giunta Bucci archivia l’accordo del 2013 e prevede soltanto attività economiche: restano fuori i comitati e le associazioni del quartiere, ossia i soggetti che con la loro attività rappresentavano l’anima della struttura. "In verità la situazione del mercato era decisamente controversa anche con la precedente giunta, promotrice di un progetto costoso e alla fine fallimentare – dichiarano Pastorino, Curtaz e Palomba di Linea Condivisa -. Nonostante si fosse puntato su un bando che si apriva alla socialità del quartiere, infatti, sono stati demotivati altri possibili partecipanti alla gestione della struttura imponendo un affitto molto oneroso, di circa 100.000 euro l’anno, quindi aprendo un dialogo esclusivo tra Comune e quello che sarebbe stato il futuro consorzio, terminato con la chiusura del Mercato stesso".

"Oggi scopriamo che l’attuale giunta del Comune di Genova, sempre disattenta alle esigenze sociali e di partecipazione dei cittadini, decide di affidare il mercato a due diversi operatori economici; dopo, pare, aver pagato con denaro pubblico i lavori di ristrutturazione e ammodernamento degli interni – commenta Linea Condivisa -. Scopriamo anche che gli operatori economici del nuovo corso non sono più disponibili a condividere la loro attività con un utilizzo della struttura a scopi sociali. Salta quindi l’impianto del 2013, che per quanto criticabile rappresentava un punto di equilibrio fra le varie vocazioni del progetto".

"Così finisce quella che qualcuno definiva “la piccola Montmartre”: resta solo una concentrazione di attività economiche, senza neanche l’idea di una sana competizione fra quelle nuove e quelle già presenti, e l’esclusione totale della componente di partecipazione che avrebbe reso quella struttura non solo economicamente produttiva, ma anche, e soprattutto, socialmente vivace – evidenzia Linea Condivisa -. Ma del resto, cosa c’è da meravigliarsi? L’idea di Bucci e Bordilli è esattamente questa. Molto attenti, o addirittura subalterni, a ogni richiesta dei soggetti economici; che naturalmente alzano il tiro delle loro pretese quando a pagare è il Comune".

"Ci auguriamo di non essere facili profeti, ma l’aver escluso il rapporto con la dimensione collettiva del quartiere rischia di diventare un boomerang – conclude Linea Condivisa -. Perché quando si agisce in zone delicate, come il centro storico, sarebbe sempre necessaria una connessione profonda fra attività economiche e complessità sociale di quel territorio. Per lo meno nel tribolato accordo del 2013 questo era previsto. La giunta Bucci, invece, è una di quelle che sostiene che cultura e sociale non appartengano al loro vocabolario".

Redazione

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