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Cronaca | 15 novembre 2019, 09:20

Lungomare Canepa, parte l’azione legale per la tutela della salute dei cittadini

Ieri sera affollata assemblea a Sampierdarena, alla presenza dei legali che assisteranno il Comitato. Successivamente si potranno quantificare i risarcimenti. Ma, prima di tutto, si torna a chiedere la galleria fonoassorbente. Non li hanno ascoltati con le buone, lo faranno ora?

Lungomare Canepa, parte l’azione legale per la tutela della salute dei cittadini

Tanto tuonò che piovve. E pure con l’allerta rossa. Politici e istituzioni a vario titolo coinvolte, a vario titolo ritardatarie, a vario titolo indifferenti e, soprattutto, a vario titolo responsabili, si preparino: i residenti di lungomare Canepa si sono definitivamente rotti le scatole. Ufficialmente.

È partita l’azione legale, da parte di questi cittadini affacciati sul porto e su una delle strade diventate più trafficate d’Italia a seguito del crollo del Ponte Morandi: attraverso il coordinamento del Comitato Lungomare Canepa, guidato da Silvia Giardella, chiedono la tutela della loro salute e, in prospettiva, sono pronti a chiedere anche corposi risarcimenti economici.

Chi ha causato i loro problemi, chi non ha ascoltato i loro appelli, chi non ha mai mosso un solo dito per risolvere la situazione – o almeno mitigarla - con le buone, ora dovrà risponderne di fronte a un tribunale.

Dopo una campagna sui social network, ma anche attraverso i banchetti e sotto ogni altra forma di sostentamento, il Comitato è arrivato a raccogliere la cifra necessaria per incaricare gli avvocati e intentare il procedimento legale. È ora di dire basta. E di farlo con l’unico mezzo che possa difendere queste oneste persone, questi cittadini fortemente penalizzati dagli eventi e dalla loro posizione (e con i quali quasi nessuno solidarizza): le leggi.

Ieri sera, a Sampierdarena, presso la sede dei ‘Carbuné’, che è a pochi metri di distanza dall’imbocco di lungomare Canepa in direzione Ponente, è stato presentato ai cittadini l’impianto complessivo della causa, da parte dell’avvocato Alessandra Costa.

Secondo la presidente del Comitato Lungomare Canepa, Silvia Giardella, “non si poteva più andare oltre. Abbiamo aspettato a lungo delle risposte che non sono mai arrivate. Ora vogliamo solo tutelare la nostra salute. Non chiediamo altro”.

Il modo c’è, esiste, anche se purtroppo, per adesso, solamente sulla carta: si chiama galleria fonoassorbente. È stata richiesta più volte, promessa altrettante. Se n’è parlato in Comune, in Regione, finanche in Parlamento. Ma nessun atto concreto. C’è da dire che quelli del Comitato Lungomare Canepa sono veramente in gamba, e sono riusciti ad arrivare ovunque (qualche altro comitato del Ponente, molto più sonnacchioso, dovrebbe imparare da queste persone): hanno incontrato consiglieri regionali, deputati, senatori, anche la nuova ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, alla quale hanno consegnato un corposo dossier.

È facile che l’azione legale farà smuovere ulteriormente le coscienze (e forse anche le chiappe) di chi è chiamato a decidere? La speranza è esattamente questa, ma in ogni caso si andrà avanti, perché troppi danni sono stati fatti. Sia a livello di inquinamento acustico (qui la notte non si dorme, e non è affatto un modo di dire) che di emissioni di polveri sottili (qui si respira aria fortemente contaminata e insalubre).

“I monitoraggi - prosegue Silvia Giardella - sono stati eseguiti sia da Arpal che da centraline installate a nostre spese. Per quanto riguarda le polveri sottili, le misurazioni hanno evidenziato un valore medio di 57 tra le misurazioni giornaliere, quando il limite di legge è 40. E, per l’inquinamento acustico, i dati medi sono sopra i limiti previsti dalla legge, con sforamenti medi di 7 decibel di giorno e 13 decibel la notte. Ora speriamo che un giudice riconosca il pericolo che stiamo vivendo. Poi penseremo anche a quantificare i danni”.

Chi vuole intendere, intenda. A tirar troppo la corda, finisce che questa si spezza. Per fortuna un monumento all’accidia, all’indifferenza, all’incapacità potrà diventare - se i giudici riterranno fondate le argomentazioni da parte dei cittadini - un simbolo di lotta, di resistenza, di speranza, contro amministratori che sarebbe meglio, una volta per tutte, diventassero degni di questo nome.

 

Alberto Bruzzone

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