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Economia | 16 novembre 2019, 14:25

Venezia, il professor Gastaldi: "Non si può imbalsamare un territorio, senza turismo cosa rimane?"

Francesco Gastaldi, genovese, è professore associato di Urbanistica all'Università IUAV di Venezia

Venezia, il professor Gastaldi: "Non si può imbalsamare un territorio, senza turismo cosa rimane?"

Genova e Venezia, due città legate a doppio filo dalla storia mercantile e da innumerevoli contese per il dominio del mare. Oggi alle prese con problemi rispettivamente diversi, ma accomunate dalla necessità di una nuova visione urbanistica. Francesco Gastaldi, genovese, professore associato di Urbanistica all'Università IUAV di Venezia, nei giorni scorsi era nella città lagunare alle prese con i picchi di marea e con il maltempo. Gli abbiamo rivolto quattro domande. 

Prima di passare all'argomento della gestione urbana... Venezia è una città che va difesa da cosa o da chi?

Da politiche pubbliche (a diversi livelli) inefficaci e parolaie, dalla corruzione e forse anche, paradossalmente, da se stessa. Il pubblico (istituzioni centrali, regionali e via dicendo) hanno diversi livelli e gradi di responsabilità; non c'è cultura della gestione dell'emergenza, ma anche i soggetti privati ne hanno. Si danno sempre tutte le colpe al pubblico, ma con il sistema attuale di allerte e previsioni, molto preciso, non è possibile che i privati non adottino tutte le misure precauzionali possibili, non è possibile vedere una libreria che si lamenta per i libri posti a terra bagnati con una previsione di acqua alta di 150 cm. Anche i veneziani cercano in tutti i modi di vendersi Venezia e di sfruttarla il più possibile.

C'è ancora la possibilità di rivitalizzare Venezia come una urbs, come città materiale, oppure è ormai inchiodata alla sua vocazione di città di cristallo?

Rifuggo un po' da tutte le visioni che tendono a leggere Venezia univocamente secondo letture e interpretazioni negative, per esempio Venezia città mortadisneylandizzazione, eccetera. Certamente è città complessa, il fenomeno turistico pone interrogativi e complesse questioni gestionali, ma se all'Italia leviamo il turismo cosa rimane? Airbnb prolifica, occorrono forme di regolazione di rispetto delle norme e questioni fiscali, ma non si può 'imbalsamare un territorio' o guardare sempre nostalgicamente ad un passato che non tornerà più. 

Edoardo Salzano, urbanista che risiedeva proprio a Venezia, si è spento poco tempo fa. E' ancora valida la sua lezione per non consegnare a Venezia un destino esclusivamente dedicato al mercato turistico?

Salzano è stato un urbanista coerente e coraggioso, molto vicino ai movimenti ambientalisti, nella sua esperienza di insegnamento è stato molto apprezzato dagli studenti. Negli ultimi 15 anni, molto noto per la sua divulgazione su Internet attraverso il sito Eddyburg, ha saputo comunicare ad un pubblico vasto ed eterogeneo temi legati alla gestione del territorio e dato visibilità a questioni ambientali problematiche. Non ho sempre condiviso tutto del suo pensiero, ma certamente sempre uno stimolo a riflettere. Le città sono organismi mutanti e sono sempre evolute e cambiate nel tempo, il commercio di 70 anni fa non c'è più in nessuna realtà urbana, cambiano gli stili di vita e di consumo, i centri storici calano di popolazione in molte città italiane

Con il portato storico ormai condizionato dallo spopolamento, si può ancora parlare di "spirito veneziano"?

A Venezia c'è posto per tutti, è una città tollerante e accogliente, non ci si sente mai fuori luogo, proprio grazie all'eterogeneità delle popolazioni presenti. I veneziani secessionisti, sovranisti e autonomisti hanno subito chiesto aiuto all'Italia e perfino all'Europa. 

Redazione

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