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Sanità | 29 novembre 2019, 18:00

Ambulatorio Città Aperta: da 25 anni a Genova i volontari curano i migranti

Da 25 anni i volontari di Ambulatorio Città Aperta offre il servizio medico di base ai migranti e cura i bambini, figli di migranti irregolari, con Camici&Pediatri

Ambulatorio Città Aperta: da 25 anni a Genova i volontari curano i migranti

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti”: è proprio così nei fatti? E se gli indigenti sono anche migranti? C’è un’associazione a Genova che da ben 25 anni opera sul territorio proprio per fare in modo che tutti, regolari e irregolari, uomini, donne e bambini, abbiano assicurato il diritto fondamentale alla salute. Anche a dispetto di quello che prevede la Regione Liguria in materia.

Si tratta, appunto, di AAICA Associazione Ambulatorio Internazionale Città Aperta, nato nel 1994 per supportare i primi migranti arrivati nel capoluogo ligure, prima con sede in Vico del Duca, poi, dal 1996, nel retro delle Chiesa di San Donato. Sono circa 25 i volontari, medici e no, che ogni pomeriggio, dalle 16 alle 19, si occupano di questi pazienti, effettuando servizio di medicina di base. “Abbiamo diversi specialisti, ma per ragioni politiche effettuiamo solo questo servizio – spiega la Presidente Caterina Pizzimenti – in quanto secondo la Legge Turco Napolitano del 1998 gli stranieri non regolari presenti sul territorio hanno diritto all’accesso alle cure e alle diagnosi del Servizio Sanitario Nazionale dietro una prescrizione del medico”, ma il problema è che queste persone non hanno diritto al medico di base.

Quindi lo scopo e il merito di Ambulatorio Città Aperta è quello di sopperire a questa lacuna, evitando anche il sovraffollamento del Pronto Soccorso dei diversi ospedali genovesi. Nel 2018, infatti, secondo il report presentato ieri a Palazzo Ducale, sono stati curati 886 pazienti, per un totale di 2400 accessi: “Non hanno patologie particolari – continua Pizzimenti - ma comuni a quelle della popolazione italiana: se avessero un medico di base il problema sarebbe risolto”.

Anche perché, a differenza di quello che possono pensare coloro che hanno pregiudizi e scarsa conoscenza della realtà dei fatti, i migranti presi in cura, che prevalentemente sono giovani (più del 60% ha meno di 45 anni) arrivano dall’Africa (Somalia, Niger, Senegal, Etiopia) ma anche da Albania, Perù, Equador, Romania e Paesi asiatici, non sono portatori di malattie infettive: “Abbiamo avuto solo l’1,7% di casi con malattie infettive, per la maggior parte sono giovani con patologie osteoarticolari,  quindi gambe rotte o slogature; mentre le giovani donne per lo più presentano problemi di tipo ginecologico o respiratorio, come gli uomini, o, andando avanti con l’età, cardiovascolari e metabolici”. Insomma patologie banalissime: le più frequenti, dopo le osteoarticolari, sono quelle legate a occhi-naso-orecchie-bocca (il 12,89%) e dell’apparato digerente (12,40%).

Per questo Ambulatorio Città Aperta si batte da quasi 25 anni perché sia la Regione Liguria a prendersene carico dando ai migranti senza permesso di soggiorno un medico di base. Tanto più che oltre il 50% dei pazienti dell’associazione è in Italia da più di 5 anni. In particolare, infatti, la richiesta è che chi è affetto da malattie croniche e risiede da anni in Italia, “sia preso in carico dal Sistema Sanitario Nazionale, perché è la Regione che dovrebbe farsene carico e non noi, che lo facciamo solo perché vogliamo essere utili e perché le persone hanno diritto di essere curate”.

Lo stesso, poi, vale per i minori: perché nemmeno i bambini nati in Italia da genitori stranieri irregolari hanno diritto al pediatra. Per questo è nata nel 2002 “Camici&Pigiami”, una costola dell’ambulatorio, in cui vengono visitati i pazienti più piccoli in un locale adibito ad ambulatorio pediatrico (con oculista, ortopedico, allergologo e psicologo) ed odontoiatrico in via San Siro 16R. Secondo la legge italiana, infatti, dalla nascita ai 14 anni i bambini devono essere affidati ai medici pediatri di base, e fino ai 18 al medico di base, ma “la Regione Liguria non lo sta facendo, non segue la legge grazie all’autonomia sanitaria”, per cui l’associazione ha richiesto più volte e pubblicamente denunciato questa condizione, scrivendo ad Alisa “nella speranza che qualcosa si muova”. Anche perché si tratta di privare, ingiustamente, bambini e ragazzi di quell’educazione sanitaria e igienica di cui necessitano. E nel frattempo, come gli adulti, possono accedere ai servizi di Pediatria e Odontoiatria solo in regime di emergenza o urgenza, tramite Pronto Soccorso. Invece “se l'Asl rilasciasse una tessera sanitaria quantomeno ai minori di 14 anni irregolari, che Camici&Pigiami stima in un numero di 410 unità, questo significherebbe assegnare non più di cinque ragazzi a ciascuno dei circa 80 pediatri presenti sul territorio genovese”.

Infine la richiesta è anche nei confronti dell’Asl: “I pazienti non regolari hanno diritto al tesserino STP - conclude Pizzimenti -, ma oltre a dover fare trafile lunghissime per averlo, spesso sono anche trattati male, per cui abbiamo chiesto che la Asl attivi dei corsi di formazione per gli impiegati e prenda provvedimenti verso chi dimostra un atteggiamento razzista”, in quanto gli episodi di questo genere, purtroppo, sono frequenti.

Medea Garrone

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