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Attualità | 13 gennaio 2020, 15:16

“Il barbiere di Siviglia” approda al teatro Carlo Felice di Genova nel ricordo di Lele Luzzati

«Di fronte alle sue scenografie si ha quasi sempre l’impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno»; dal 15 al 21 gennaio

“Il barbiere di Siviglia” approda al teatro Carlo Felice di Genova nel ricordo di Lele Luzzati

Il 15 gennaio alle 20 torna al teatro Carlo Felice “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini: un tesoro del patrimonio operistico nazionale che tuttavia, alla prima assoluta al teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816, cadde clamorosamente: subito dopo il debutto disastroso il compositore pesarese scrisse alla madre: «Le meraviglie della mia opera sono state disprezzate, pensavo che il pubblico uscisse dal teatro felice e contento ma così non è stato». Già a partire dalla seconda recita, però, iniziò a trionfare diventando il simbolo stesso del Rossini comico e, forse, dell’opera buffa italiana in generale, arrivando a conquistare Beethoven, Stendhal e Hegel.

Al Barbiere hanno messo mano tutti e spesso si è trattato di una mano pesante che ha calcato gli aspetti comici del libretto di Cesare Sterbini tratto dall’omonima commedia di Beaumarchais. Alla tentazione della volgarità comica a tutti i costi non hanno ceduto Filippo Crivelli, Lele Luzzati e Santuzza Calì, rispettivamente regista, scenografo e costumista dell’allestimento del teatro San Carlo di Napoli che oggi il teatro Carlo Felice ripropone non solo perché si tratta di uno spettacolo storico, ma anche per rendere omaggio ad un grande artista genovese, Lele Luzzati, scomparso nel 2007. «Noi presentiamo – dice Crivelli – un Rossini non grottesco, divertente ma non forsennatamente, dove la commedia non è farsa e dove i recitativi sono trattati ed interpretati come prosa, dove gli oggetti e i mobili creati da Luzzati possono provocare situazioni paradossali ma mai inutili». Un Rossini fantasioso e colorato, a metà tra la fiaba e il libro illustrato per ragazzi davanti al quale vengono in mente le parole con cui Giorgio Strehler definì lo stile di Luzzati: «Di fronte alle sue scenografie si ha quasi sempre l’impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno».

A dirigere l’orchestra e il coro (preparato da Francesco Aliberti) sarà Alvise Casellati, protagonista un affiatato cast di specialisti rossiniani: Alessando Luongo, Daniele Terenzi e Sundet Baigozhin (Figaro), Annalisa Stroppa e Paola Gardina (Rosina), René Barbera e Francesco Marsiglia (Il Conte di Almaviva), Paolo Bordogna e Misha Kiria (Don Bartolo), Giorgio Giuseppini e Gabriele Sagona (Don Basilio), Simona Di Capua (Berta), Roberto Maietta (Fiorello/Un Ufficiale). Le luci sono di Luciano Novelli, il maestro ai recitativi è Sirio Restani. Un contributo alla ripresa dell’allestimento originale lo danno Marco Castagnoli (assistente alla regia) e Paola Tosti (assistente ai costumi); repliche fino al 21 gennaio.

Redazione

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