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Attualità | 13 gennaio 2020, 16:49

“Il ponte della vergogna”: proiezione in prima assoluta al teatro Dell’Ortica di Genova

Il regista Giovinazzo: "Lo spunto narrativo mette in luce componenti diversificati che fanno gioco di squadra"

“Il ponte della vergogna”: proiezione in prima assoluta al teatro Dell’Ortica di Genova

Parlare del ponte Morandi è ancora necessario e il cinema può e deve mettere a disposizione i suoi linguaggi per esplorare ancora la storia umana che si trova dentro le pieghe di questa dolorosa ferita per la comunità genovese e non solo: anche da questa considerazione nasce l’idea alla base del film “Il ponte della vergogna” del giovane regista genovese Fabio Giovinazzo che ha raccolto in oltre un anno di lavoro la storia, le testimonianze delle persone e i racconti che si sono intrecciati dietro e dentro questa vicenda, le cui radici sono profonde nel tempo e nell’animo dei protagonisti a seguito del crollo del 14 agosto 2018.

Prodotto da Nerofumo prods & actions e da Capra pictures il film sarà proiettato in prima assoluta al teatro Dell’Ortica il 17 gennaio alle 21, un lungometraggio che racconta e mescola tutto attingendo anche ad una narrazione tipicamente cinematografica: “L’opera – spiega Giovinazzo - può essere letta ed interpretata come un vivo esperimento immaginifico se una realtà di un certo tipo non viene presa troppo in considerazione. Lo spunto narrativo mette in luce componenti diversificati che fanno gioco di squadra: l’elemento che si perde nella fiction può trovare respiro in un episodio raccontato attraverso uno stile fumettistico, le parole del documentario trovano una fusione che reputo interessante con il linguaggio della video arte”.

Un percorso non facile che va in una direzione non scontata, soprattutto su un tema che in questi mesi ha visto diversi pulpiti e narrazioni talvolta omologate nel raccoglimento del post-tragedia: “In definitiva – sottolinea Giovinazzi – una libertà d’espressione a dosi equilibrate, senza conflitti e lotte verso una prevaricazione, avere fiducia in se stessi cercando di non oltrepassare una specie di frontiera morale. Così facendo le fantasie arrivano e si agganciano l’una all’altra, la storia nasce, prende forma e si sviluppa: risulta vero, i miei film non di rado aprono alla violenza e alla provocazione, ma generare qualcosa è il compito di ogni forma d’arte”.

Redazione

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