/ Attualità

Attualità | 23 gennaio 2020, 16:36

Ultima replica di "Sintomatologia dell’esistenza" al Teatro dell’Ortica

Dopo oltre un anno di repliche in tutta Italia si chiude il ciclo di questa rappresentazione sul tema delle malattie mentali e sullo stigma sociale che ancora le assedia

Ultima replica di "Sintomatologia dell’esistenza" al Teatro dell’Ortica

Il 29 gennaio alle 21 al Teatro dell’Ortica andrà in scena per l’ultima volta “Sintomatologia dell’esistenza. Un Dsm per medici e poeti”, spettacolo nato dal lavoro del gruppo teatrale ‘Stranità’ con la regia di Anna Solaro.

Dopo oltre un anno di repliche in tutta Italia si chiude il ciclo di questa rappresentazione che ha saputo raccogliere grande entusiasmo restituendo spunti di riflessione e dibattito sul tema delle malattie mentali e sullo stigma sociale che ancora le assedia. L’ultima replica sarà la chiusura di un capitolo ma anche l’apertura di un nuovo ciclo: il laboratorio è già al lavoro per completare la messa in scena del prossimo spettacolo “Supereroi smascherati” che debutterà al Teatro della Tosse il 14 maggio con repliche il 15 e il 16.

Da oltre vent’anni il laboratorio, nato dalla collaborazione tra il Teatro dell’Ortica e il servizio di salute mentale della Asl3 genovese, riunisce pazienti psichiatrici, attori professionisti, operatori sociosanitari e volontari in un percorso che porta in scena un’umanità autentica nelle proprie fragilità e speranze, rendendo il teatro uno strumento vivo di lotta all’emarginazione sociale e di promozione culturale per i cittadini. L’idea dello spettacolo nasce da un confronto che si è aperto in laboratorio con gli attori/pazienti che hanno espresso sempre di più il bisogno di raccontare la malattia mentale dal punto di vista della storia personale più che del sintomo.

L’importanza di porre al centro della riflessione la persona nella sua interezza si manifesta come una necessità storica e culturale in una contemporaneità che, a quarant’anni dalla legge Basaglia, vive ancora come imperante il rischio della stigmatizzazione. La drammaturgia corale riesce, grazie ad una pluralità di voci, a portare in scena la quotidianità della malattia mentale attraverso stili narrativi spontanei ed autobiografici con un ritmo vivace ed una ricerca di leggerezza che permette di affrontare temi intensamente drammatici facendoli incontrare col paradosso e la comicità.

Massimo Bondì

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium