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Innovazione | 12 febbraio 2020, 14:00

Nicola Dal Seno, da Sestri Levante alla Nasa: “Studierò le frane in California per prevenire le nostre. E magari parteciperò a una missione su Marte”

Dal Seno è uno studente di Geologia che ha vinto una borsa di studio per il Jet Propulsion Lab della Nasa. Lì studierà i movimenti franosi della California. Lo abbiamo intervistato alla vigilia della partenza

Nicola Dalseno

Nicola Dalseno

Andare alla Nasa è un sogno di molti, anzi sicuramente moltissimi. Ma non è per tutti. Tra i pochi, invece, che potranno realizzare l’obiettivo c’è anche un genovese, Nicola Dal Seno, di Sestri Levante, studente di Geologia all’Università di Genova, che, appunto, ha vinto una borsa di studio per andare in California, al Jet Propulsion Lab di Pasadena (partirà il 13 febbraio e tornerà a giugno), proprio nel laboratorio in cui la Nasa sta costruendo il rover che partirà per la missione su Marte. Ma dove si studiano anche i movimenti franosi.

“Si tratta di qualcosa di incredibile per me, che sono sempre stato  appassionato di spazio – spiega –; in questo modo anche senza aver studiato fisica, mi si è ripresentata, in forma un po’ diversa, la possibilità di realizzare un sogno”.

Nicola, infatti, 25enne prossimo alla laurea, ha vinto il bando (di soli 4 posti, per tre mesi e mezzo con borsa di studio di 6100 dollari e biglietto aereo pagato) non per andare in orbita, ma per studiare le frane. “Dopo l’esperienza di tirocinio in Nuova Zelanda, dove mi sono occupato del progetto Geomap, trasformando le mappe geologiche dell’Antartide da cartacee a digitali – continua - ho sentito il desiderio di continuare a viaggiare e fare nuove esperienze all’estero, per cui ho cercato, per la tesi di laurea, i bandi nei Paesi fuori dall’Unione Europea, e il ricercatore Eric Fielding del California Institute of Technology, che gestisce il Jet Propulsion Lab della Nasa, si è interessato a me”.

In California, dove frane e alluvioni, come a Genova, si registrano con una certa frequenza, i movimenti franosi si monitorizzano attraverso gli aerei a pilotaggio remoto, gli UAV, che sorvolano il territorio come se fossero “scanner”,  che rilevano le posizioni dei punti del terreno in diversi periodi di tempo, e il compito di Nicola sarà quello di  “prendere le posizioni dal 2009 a oggi, elaborarle al computer e confrontarle per esaminare in quali zone i punti si sono spostati e quindi capire se ci potrebbero essere delle frane in corso”.

Si tratta di frane lente, che si muovono anche solo di un centimetro all’anno, ma che sono pericolose proprio perché di dimensioni gigantesche e impercettibili. Quindi diverse da quelle che si verificano a Genova e in Liguria, dove sono più comuni quelle veloci e facilmente visibili, ma che si potrebbero studiare meglio proprio grazie alla tecnica chiamata interferometria satellitare: cioè usando le immagini prese dai satelliti, anziché dagli aerei, che rilevano la posizione dei punti sul terreno. “Vorrei imparare questo sistema per poi applicarlo qui, perché si tratta di una tecnica che potrebbe implementare quelle già in uso e rendere più sicura la nostra situazione, anche se non tutti i movimenti franosi sono visibili con il satellite: quello del viadotto della A6 a Savona, per esempio, non lo era”.

E la missione spaziale? Anche un geologo può contribuire alle ricerche sugli altri pianeti, e infatti, conclude Nicola, “potrei avere come obiettivo quello di lavorare a un progetto della Nasa per portare sonde, satelliti, e rover su Marte. Potrebbe essere la mia strada o almeno una possibilità da tentare”.

Medea Garrone

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