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Attualità | 16 febbraio 2020, 18:14

Gianni Berengo Gardin si racconta: “Amo il mare, anche se non so nuotare”

Il più famoso fotografo italiano ha Camogli e il Golfo Paradiso come seconda casa: “Ci sto una settimana, per ogni mese dell’anno. È il mio angolo di quiete e così mi posso dedicare ai miei alberi da frutto”

Gianni Berengo Gardin si racconta: “Amo il mare, anche se non so nuotare”

“Sono nato a Santa Margherita, risiedo a Camogli per una settimana, ogni mese dell’anno. Ho vissuto a Venezia. Sono sempre stato a contatto con l’acqua. Mi piace andare in barca, mi piace costruire i modellini delle barche. E pensare che non so neppure nuotare”. 

Se la ride di gusto, Gianni Berengo Gardin, il più famoso fotografo italiano, con all’attivo oltre duecentocinquanta libri e una serie infinita di mostre, sia in Italia che in tutto il mondo. Classe 1930, compirà novant’anni il prossimo ottobre, ma è ancora pienamente, e straordinariamente in attività. Oggi, dopo una vita da ‘nomade’, per il suo lavoro che lo ha portato praticamente ovunque, Gianni Berengo Gardin ha base a Milano, ma la Liguria rimane il luogo del cuore, non solo perché gli ha dato i natali, ma anche perché è a tutti gli effetti il ‘buen ritiro’ suo e della sua famiglia. 

Quando si parla di Gianni Berengo Gardin, si dice quasi sempre ‘il fotografo veneziano’. In realtà lei è nato a Santa Margherita…

“È una storia molto curiosa. Io sono nato a Santa Margherita Ligure, ma è successo un po’ per caso. Papà era veneziano, ed era un bravissimo vogatore. Fu mandato a Santa Margherita e si stabilì presso l’Hotel Imperiale, che era gestito da mia mamma. Tra di loro scoppiò l’amore, ed è per quello che io sono nato in Liguria. Sono stato a Santa Margherita sino all’età di dieci anni. Mio papà lavorava a Genova, presso la Camera di Commercio. Di questo periodo, ricordo le scuole elementari, che avevo frequentato a Santa. Poi, quando avevo dieci anni, papà fu trasferito a Roma e lasciammo la Liguria, anche se ormai mi era entrata nel cuore e sapevo che sarei ritornato”. 

Il primo incontro con Camogli?

“Da ragazzo, frequentavo il collegio svizzero Mari e Monti. Ci tornavo tutte le estati, mentre in inverno andavamo a Ponte di Legno. Poi, qualche tempo fa, siamo tornati a Camogli con mia moglie, presso casa di amici. Mi sono innamorato di questo posto. Per vent’anni abbiamo preso in affitto una casa, poi abbiamo deciso di acquistarne una e adesso, con mia figlia Susanna che si occupa a tempo pieno dell’archivio e mi ha tolto un po’ di incombenze, riusciamo a scendere in Liguria una settimana per ogni mese”.

Contento?

“Moltissimo, perché veniamo a respirare un po’ di aria buona e perché mi posso dedicare al mio giardino e alle mie piante. Quando abbiamo deciso di acquistare, abbiamo cercato una casa che fosse con vista sul mare, ma che ricordasse un po’ anche la campagna. Abbiamo trovato abitazione in un palazzo dei pescatori, nei pressi di via Antica Romana. La casa di per sé non è grandissima, ma il giardino è un vero paradiso. Mi occupo dei miei alberi: ci sono pesche, pere, albicocche, ciliegie, ci sono bellissimi ulivi e altre piante da frutto. Sto tutto il giorno all’aria aperta”.

Le piacciono le ceramiche, ne colleziona moltissime.

“Sì, ho una passione per le ceramiche, ma soprattutto per i modellini delle barche e delle navi. Due in particolare, che conservo a Camogli, li ho assemblati io. Riproducono due brigantini dell’Ottocento che furono costruiti proprio a Camogli. Mi sono fatto dare i piani di costruzione e li ho riprodotti fedelmente”. 

Qual è l’ora migliore per fotografare a Camogli? 

“Non esiste un’ora migliore. Camogli è talmente bella che tutte le ore sono buone. Se dovessi indicarne una, comunque, direi al mattino, salendo sulla Ruta e fotografando quello che si vede sotto. Io giro sempre con la mia Leica a tracolla, anche se a volte poi non fotografo nulla. Ma non vorrei mai perdermi qualche occasione, per questo la porto sempre con me. Come facevano i fotografi di una volta”. 

In città la riconoscono?

“A Camogli devo dire che ho molti amici. C’è un rapporto di umanità e di socialità che non c’era a Santa Margherita e che, ovviamente, non può esserci a Milano. Per questo adoro Camogli: perché è rimasta veramente un antico borgo, lontana dal caos e piena di tante belle persone. Sono molto felice di aver fatto una mostra e un libro su Camogli, e del fatto che mi è stata conferita la cittadinanza onoraria”.

Le piace la cucina ligure?

“Moltissimo. Le trofie al pesto sono il mio piatto preferito. E poi mangio la frutta dei miei alberi. Al pomeriggio vado a passeggiare in riva al mare. L’acqua è sempre stata molto importante, oltre che molto presente, nel mio concetto di fotografia. Ma non ho mai voluto imparare a nuotare. Amo il mare, amo le barche. Amo le persone, meno che quando sono tutte insieme ad affollare una spiaggia”.

Alberto Bruzzone

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