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Attualità | 20 febbraio 2020, 17:00

“Il nodo” sul bullismo in scena al teatro 'Gustavo Modena' di Genova [FOTO]

La regista Sinigaglia: "E' soprattutto un confronto senza veli sulle ragioni intime che lo generano"

“Il nodo” sul bullismo in scena al teatro 'Gustavo Modena' di Genova [FOTO]

Di chi è la colpa se i nostri figli si trasformano in vittime o in carnefici? Quali sono le responsabilità educative dei genitori e quali quelle delle istituzioni nei confronti dei ragazzi? Su questo dilemma si scontrano Ambra Angiolini e Ludovica Modugno ne “Il nodo” in scena al teatro 'Gustavo Modena' di Genova dal 26 febbraio al 1° marzo.

Scritto nel 2012 dalla pluripremiata autrice americana Johnna Adams, acclamato dai critici e messo in scena negli Stati Uniti da oltre quaranta produzioni diverse, lo spettacolo è presentato in Italia da Società per attori e Goldenart production con la regia di Serena Sinigaglia. È ambientato in una scuola pubblica nei dintorni di Chicago, ma potremmo in realtà trovarci ovunque: siamo nell’aula di una quinta elementare nell’ora di ricevimento, l’insegnante (Ludovica Modugno) sembra nervosa, attende una telefonata che sembra non arrivare mai; inaspettatamente si presenta al colloquio la madre (Ambra Angiolini) di un suo allievo che vuole parlarle. Suo figlio alcuni giorni prima è stato sospeso, è tornato a casa pieno di lividi e lei vuole a tutti i costi capire il perché; è stato vittima di bullismo o forse lui stesso è stato un molestatore, forse l’insegnante l’ha trattato con asprezza? Cercare la verità è l’unica possibilità a cui aggrapparsi e solo un confronto durissimo tra le due donne potrà dare un senso al dolore, allo smarrimento e al loro reciproco, soffocante senso di colpa.

«Il nodo non è semplicemente un testo teatrale sul bullismo – spiega Sinigaglia – ma è soprattutto un confronto senza veli sulle ragioni intime che lo generano, pone domande assolute come accade nelle tragedie greche, cerca le cause e non gli effetti; il conflitto tra l’insegnante e la madre, come quello tra Medea e Giasone o Eteocle e Polinice, racchiude in sé tutti noi come singoli individui e come società. Per ogni ragazzo ferito e umiliato, ma anche per chi umilia e ferisce, siamo noi a essere sconfitti; la metafora del titolo è molto chiara: esistono conflitti che non possono più essere sciolti, ma solo recisi, e dunque non bisognerebbe mai trovarsi in circostanze tanto estreme da risultare irrecuperabili».

Massimo Bondì

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