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Cultura | 20 marzo 2020, 18:23

#UniGenonsiferma: "Sosteniamo la ricerca per contrastare il Covid-19"

L’intenzione è quella di finanziare un’indagine epidemiologica in Liguria finalizzata a meglio comprendere l’impatto dell’epidemia in atto sulla popolazione

#UniGenonsiferma: "Sosteniamo la ricerca per contrastare il Covid-19"

L’Ateneo genovese ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per sostenere una serie di studi sul nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), che vedrà coinvolto personale universitario che opera all’interno del Policlinico San Martino, una struttura che si trova oggi meritoriamente in prima linea per fronteggiare l’emergenza e con la quale l’Università sviluppa da tempo importanti collaborazioni sul piano clinico e della ricerca.

L’intenzione è quella di finanziare un’indagine epidemiologica in Liguria finalizzata a meglio comprendere l’impatto dell’epidemia in atto sulla popolazione. I risultati della ricerca, da condurre nei prossimi mesi, avranno ricadute di grande interesse pratico. Serviranno infatti a comprendere i meccanismi di diffusione del virus nella popolazione, e a contrastare nel prossimo futuro i focolai secondari e i contagi di ritorno. Grandi sarebbero anche le conseguenze operative nel caso in cui fosse reso disponibile un vaccino di costo elevato o inizialmente contingentato nelle quantità.

Come mai l’Ateneo ha deciso di puntare sul finanziamento di ricerche cliniche e non direttamente sul sostegno immediato all’assistenza? La scelta si basa su due ragioni principali: la volontà di perseguire una delle principali missioni istituzionali dell’università, che è quella di far avanzare le conoscenze scientifiche per poi trasferirle alla società, e, come in questo caso, metterle al servizio della prevenzione e cura di malattie pericolose per la salute pubblica; il desiderio di sottolineare che l’università, come la scienza, ragiona a lungo termine e in modo sistematico, e quindi sostiene la ricerca medica di oggi in previsione della risoluzione dei problemi futuri.

I fondi per questa indagine deriveranno da varie fonti e verranno via via trasferiti al DISSAL, dipartimento al cui interno si trovano gran parte dei docenti attivi sui temi del contrasto al nuovo coronavirus (tra gli altri i componenti della “Unità di crisi” dell’Ateneo, prof. Icardi, Bassetti, Ansaldi e Durando). Le fonti di finanziamento previste sono le seguenti:

  • la “donazione Sangiorgi”, circa 45.000 euro che il prof. Alessandro Rebora, del DIME (Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti), ha generosamente deciso di trasferire a favore di una iniziativa di Ateneo finalizzata a contrastare il Covid-19. Tale importo deriva principalmente da residui di contratti commerciali già conclusi, di cui il prof. Rebora è titolare. Il docente ha espresso peraltro la volontà che la donazione non venga legata al suo nome ma a quello di Roberto Sangiorgi, ricercatore CNR deceduto per leucemia contratta a causa delle sue ricerche. In questa scelta si intravede quindi un chiaro riferimento ai rischi che il personale sanitario, universitario e ospedaliero, sta correndo in questi giorni per fronteggiare il Covid-19.
  • la volontaria donazione di una o due ore di stipendio da parte dei dipendenti dell’Università, che potrà essere eseguita cliccando qui.
  • eventuali altri trasferimenti o donazioni, per i quali facciamo appello non solo alla comunità UniGe, docenti, studenti, personale tecnico-amministrativo, ma a tutta la cittadinanza che condivida con noi l’importanza della ricerca scientifica in campo medico.

Qui di seguito una più specifica descrizione, per la cui stesura si ringrazia il prof. Giancarlo Icardi, delle linee di sviluppo del progetto che vi chiediamo di aiutarci a finanziare.

Progetto di ricerca per contrastare il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) che causa la malattia Covid-19

L’attuale pandemia da nuovo coronavirus sta impegnando tutto il Paese in una lotta contro questo nemico invisibile per mitigare il più possibile i suoi effetti e bloccarne la diffusione.

In questo momento gli operatori sanitari fanno il possibile e anche qualcosa di più, con massima dedizione e professionalità, per fornire ai pazienti il miglior supporto diagnostico terapeutico.

Tenendo conto che SARS-CoV-2 è stato identificato da circa tre mesi, possiamo dire di avere imparato molto su questo microrganismo, ma restano tantissimi interrogativi ai quali rispondere ed il nostro ruolo di accademici ci indirizza a guardare avanti in un futuro molto prossimo per allestire progetti di ricerca che siano un utile ausilio per comprendere al meglio gli aspetti di questa infezione che costituisce indubbiamente un problema di rilevante impatto non solo sanitario ma anche sociale. La comprensione delle dinamiche epidemiologico-cliniche del virus sarà fondamentale per il mantenimento/miglioramento della salute nella popolazione generale.

Di seguito si indicano alcune linee di ricerca:

  • Indagine sieroepidemiologica post-epidemica sulla popolazione ligure per valutare la prevalenza di anticorpi specifici verso SARS-CoV-2. Tale studio permetterà di valutare la reale circolazione del virus chiarendo il gap tra infezione e malattia, fondamentale per riconoscere quella parte della popolazione che ha avuto un contatto con il microrganismo, con o senza sintomi, e soprattutto per impostare al meglio future campagne di prevenzione nel caso SARS-CoV-2 diventi endemico, ovvero si presenti una seconda ondata di casi come fu ai tempi dell’influenza “spagnola”.
  • Valutazione dei fattori demografici e delle co-morbosità dei soggetti Covid-19 positivi. La valutazione dell’impatto di questi parametri nei pazienti positivi Covid-19 consentirà di evidenziare quei fattori di rischio da tenere in considerazione per evidenziare possibili coorti target quando si renderà disponibile un vaccino ovvero un trattamento terapeutico specifico.
  • Stima di impatto sanitario ed economico dell’infezione da Covid-19 sul Servizio Sanitario Regionale (SSR) tramite una valutazione dei ricoveri e degli accessi, attraverso il sistema Emergenza Urgenza, e dei costi sostenuti dal SSR.
  • Stima di efficacia delle misure igienico sanitarie, in particolare la distanza sociale e l’isolamento, sulla dinamica di circolazione del virus. È di notevole importanza capire la circolazione del Covid-19 in relazione alle misure di quarantena e di isolamento domiciliare volontario progressivamente implementate nella popolazione nel caso si verificassero nuove ondate epidemiche ovvero nel caso si presentasse una nuova minaccia da microrganismo completamente nuovo, ipotesi del tutto plausibile visto che questa è la terza pandemia che si presenta nel XXI secolo.
  • Stima dell’infezione da Covid-19 negli operatori sanitari. È documentato che i soggetti maggiormente a rischio d’infezione da SARS-CoV-2 sono coloro che sono stati a contatto stretto con paziente affetto da Covid-19, in primis gli operatori sanitari impegnati in assistenza diretta ai casi, e il personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni biologici di un caso di Ccovid-19. Risulta pertanto di fondamentale importanza che tutti gli operatori sanitari coinvolti in ambito assistenziale siano opportunamente formati e aggiornati in merito ai rischi di esposizione professionale, alle misure di prevenzione e protezione disponibili. Studi epidemiologici (caso-controllo o prospettici) di monitoraggio clinico e di valutazione sierologica/molecolare, condotti in operatori sanitari impegnati nella gestione assistenziale di casi Covid-19, possono pertanto risultare di grande utilità per monitorare l’aderenza alle corrette procedure preventive e di protezione individuale in questa categoria di lavoratori (ad es., in caso di mancato o non appropriato utilizzo dei DPI da parte degli operatori nella gestione clinica di pazienti non riconosciuti come casi sospetti Covid-19), nonché al fine di acquisire ulteriori evidenze sulle modalità di trasmissione dell’infezione da SARS-CoV-2.

Redazione

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