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Attualità | 24 marzo 2020, 18:28

La Croce Verde pegliese, i nostri angeli custodi ai tempi del coronavirus [FOTO]

La pubblica assistenza è tra le più impegnate sul territorio, donate 50 mascherine da un’azienda di Busalla, raccolta fondi attiva sulla piattaforma GoFundMe

La Croce Verde pegliese, i nostri angeli custodi ai tempi del coronavirus [FOTO]

Loro ci sono sempre. Sempre. Che si tratti dell’ordinario, che si tratti dell’emergenza coronavirus, che si tratti di un problema relativamente leggero o di una persona in fin di vita. La Croce Verde pegliese arriva ovunque, in delegazione e non solo, da centodieci anni. Dipendenti e volontari, generazione dopo generazione, hanno passato più di una crisi, affrontato più di una tempesta, gestito più di una situazione drammatica, e lo hanno sempre fatto con estrema professionalità e con altrettanta puntualità e precisione. Quanta ce n’è in campo anche adesso, ce n’è in campo un livello enorme, perché enorme è il livello della problematica. Però donne e uomini della Croce Verde pegliese restano il nostro baluardo, i nostri angeli custodi. Chiaramente, come tutte le pubbliche assistenze italiane, anche questa storica istituzione presieduta dal dottor Flavio Gaggero, medico dentista arcinoto e arcistimato a Pegli, è in affanno, per quanto riguarda i Dpi, ovvero i dispositivi per la protezione individuale.

Un aiuto concreto, in questo senso, è arrivato ieri: l’azienda Kvp Vetroresina srl di Busalla ha donato alla Croce Verde pegliese tute monouso e cinquanta mascherine FFP3, fondamentali per le urgenze Covid 19 che i militi stanno affrontando. Contestualmente, è in corso sulla piattaforma di crowdfunding GoFundMe (all’indirizzo https://bit.ly/39cmaGR) una raccolta di beneficenza, per dare ancor più supporto a chi non ci abbandona mai, né ci abbandonerà mai. Si può donare anche una piccola cifra, sempre all’insegna del ‘poco che comunque si conta’. Solo il nulla non si conta, e questi operatori che danno sempre tutto non meritano affatto di ricevere in cambio il niente.

In questi giorni il lavoro, come si può immaginare, è intensissimo: la Croce Verde pegliese ha dedicato in esclusiva uno dei propri mezzi di soccorso alla gestione delle persone contagiate dal Covid 19: vengono effettuati sia servizi dai rispettivi domicili agli ospedali, sia trasporti da ospedale a ospedale. Il personale è dotato di tutto quanto occorre, per la propria sicurezza e per quella di tutti: tute monouso, caschi, occhialini, mascherine, copriscarpe e guanti. A ogni servizio, i militi giungono sul posto, si prendono carico della richiesta giunta dal 118 e, una volta terminata, si recano a San Martino, dove è operativo l’unico punto della città presso il quale possono essere spogliati e presso cui l’ambulanza può essere sanificata con appositi prodotti. Poi, si rientra alla base, in attesa della chiamata successiva. Si lavora giorno e notte e le chiamate sono aumentate negli ultimi giorni, un dato in linea con quelli comunicati giornalmente dalla Regione Liguria. Perché è proprio dalle nostre parti che, al momento, la situazione sta peggiorando. E sapere di aver degli angeli custodi al proprio fianco fa stare decisamente più tranquilli.

Alessio Bruzzese, uno dei militi della Croce Verde pegliese, è stato tra quelli a effettuare il primo trasporto di un paziente Covid, per conto di questa pubblica assistenza: “L’ansia - racconta - è cominciata a salire sin dalla telefonata con la centrale 118. Abbiamo cominciato a vestirci: tuta, maschere, occhiali, mascherina, calzari. Siamo partiti, l’ansia si faceva sentire sempre di più, il sudore all’interno prendeva corpo e il cuore continuava ad accelerare. Sotto a tutti questi indumenti, con gli occhiali appannati dal respiro, si vedeva la strada completamente deserta, si sentivano a malapena la sirena e i giri del motore, ma la fine del servizio è stata la soddisfazione più grande. Al di là della stanchezza, cerchiamo sempre di far il possibile”.

Ed è molto bello e toccante il pensiero che un altro volontario della Croce, Paolo Gozzi, ha dedicato ai suoi amici e colleghi: “Le pubbliche assistenze sono un miracolo che mi affascina. Una presenza che diamo per scontata ma che da nulla, in fondo, è davvero garantita. Eppure è una presenza costante, che va avanti con un motore instancabile e silente, carburato a passione ed entusiasmo. Le pubbliche assistenze hanno i loro difetti, eccome se li hanno: sono i difetti delle cose che sono fatte col cuore, e dunque potentissime e altrettanto vulnerabili. Ma tirando una riga in fondo, nessuno può negare che si tratti di un bilancio che parla di una delle pagine più nobili della vita sociale, associativa ed assistenziale del nostro paese. È un miracolo di cui ti rendi conto nei periodi di particolare pressione, di particolare stress: in giorni come questi, quando dopo dieci o dodici ore di turno ritrovi, all’alba, gli stessi volontari che avevi visto la sera prima nello stesso posto, dove si sanificano le ambulanze, in attesa che il cloro faccia effetto per poi tornare disponibili e ripartire per un’altra urgenza, l’ennesima. Fra gli uomini e le donne in fila, imbardati come se fossero diretti in una centrale nucleare, non distingui più chi è un dipendente, chi un volontario, chi un pensionato che presta qualche ora, chi un diciottenne in servizio civile. Perché sotto pressione i turni saltano, l’ora non si guarda più, la fatica passa in secondo piano. Sono, queste, giornate drammatiche ed intense, piene di emozioni diverse e contraddittorie, come solo un milite può capire. Ma fra i tanti dovuti, doverosi, ringraziamenti, non scordate le vostre pubbliche assistenze, quella che avete vicino a casa. Non datele per scontate e non pretendete che siano perfette: dipendono sicuramente da voi, hanno certamente bisogno delle vostre mani, delle vostre braccia, del cuore e della testa di nuovi volontari; e del sostegno, anche economico, anche minimo, di chi non può esserci o non se la sente. Servirle, in questi giorni di trincea, è doloroso e drammatico, ed è un onore ancora più grande del solito. In qualsiasi quartiere viviate, di qualsiasi pubblica assistenza si tratti, sentitevi determinanti - sempre, ma in particolare adesso - perché questo miracolo continui a rinnovarsi senza cambiare troppo. Perché ne vale la pena”.

Chi rischia per se stesso, ma soprattutto per gli altri, merita il massimo rispetto. Ma anche, stavolta come non mai, pure qualcosa di estremamente più concreto.

Alberto Bruzzone

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