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Attualità | 25 marzo 2020, 10:20

Secondo il Consigliere regionale della Lombardia, Gianmarco Senna, le misure necessarie per tutelare la salute e il lavoro degli italiani sono inadeguate

"Il taglio sulla sanità che è stato fatto negli ultimi 10 anni ha messo sottopressione l'intero sistema sanitario"

Secondo il Consigliere regionale della Lombardia, Gianmarco Senna, le misure necessarie per tutelare la salute e il lavoro degli italiani sono inadeguate

L’epidemia da Covid-19, ha messo in evidenza gli aspetti carenti della nostra politica nazionale, mettendo in risalto soprattutto la malgestione dell'emergenza ed una tutela inesistente del sistema produttivo e di conseguenza dello sviluppo economico. Risulta inconcepibile non pensare ad una débâcle completa su entrambi i fronti. Sta di fatto, che questa epidemia sta cambiando rapidamente le condizioni sanitarie, le attività economiche e la vita degli italiani. Cosa possiamo fare per fronteggiare questo flagello sia dal punto di vista sanitario che economico? Lo abbiamo chiesto a Gianmarco Senna, Presidente delle attività produttive, istruzione, formazione, occupazione e turismo della Regione Lombardia.

La salute è un bene pubblico che va garantito soprattutto in casi di emergenza?

La salute è un bene pubblico che va garantito sempre e soprattutto bisogna essere in grado di fronteggiare casi di emergenza che si spera siano radi. Ma con un mondo che sta cambiando e che ha delle interconnessioni che prima non c'erano e che diventano sempre più probabili, non si può più stare solo ad osservare. Il taglio sulla sanità che è stato fatto negli ultimi 10 anni non va sicuramente in quella direzione e si sta dimostrando che rischia di creare grossi danni all'emergenza. Questa scelta ha portato all'impossibilità di curare i propri cittadini come ad esempio la Regione Lombardia che sta facendo fatica "nonostante l'eccellenza Lombarda”, i tagli hanno messo sottopressione il sistema sanitario, non voglio immaginare quale sarebbe stato l'impatto nelle regioni del sud. Sono da mettere in risalto le dinamiche relative ai tagli della spesa pubblica sul settore sanitario quando comunque la spesa sanitaria italiana è sotto il livello della media europea e questa cosa non è più sostenibile e non possiamo più permettercelo”.

La responsabilità pubblica come doveva comportarsi per gestire il problema?

C'è stata una grossissima confusione da parte del governo, perché si è fatto un primo Decreto in un orario improbabile notturno con un sacco di aspetti da chiarire. Noi come consiglieri e come giunta abbiamo fatto un grosso lavoro per decifrare e darci delle risposte per un decreto illeggibile e poco chiaro. La controparte ha a sua volta, faticato a intervenire sulle nostre richieste. Ricordo che da parte dell'opposizione e da parte anche del Sindaco di Milano, si irrideva il Presidente Fontana perché si presentava con la mascherina ed era l'unico che in quel momento aveva capito tutto. Un dilettante allo sbaraglio da una parte e un Governatore in Lombardia da solo, con un problema enorme da affrontare, affrontato poi in maniera perfetta con un grossissimo senso di responsabilità”.

Lei pensa che le limitazioni imposte dal Governo avranno un impatto economico di grande rilievo?

Il problema primo è che finché non si sistemerà prima la situazione sanitaria non si potrà fare nessun tipo di ragionamento. Prima andrà circoscritto il problema sanitario per poi poter ripartire. E' normale che ogni mese di chiusura impatti sui conti e non ci va sicuramente un premio Nobel per capirlo in maniera importante. Adesso ci vuole una risposta precisa che non può essere solo lombarda, perché se crollano la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna e il nord in genere, crolla l'intero Paese e se crolla il Paese crolla l'Europa. Nel resto d'Europa fino a poco tempo fa scherzavano sulla nostra situazione, vedi la pizza al coronavirus, ma anche loro poi si sono resi conto di un virus che gli sta crollando addosso. A livello di interventi economici da parte del governo, qualche passo è stato fatto in avanti, ma non basteranno sicuramente i 25 miliardi che sono una prima iniezione per i problemi di prossimità dei prossimi giorni. Si rischia un crollo che può andare da un 5 a un 10% a livello anche europeo. Di conseguenza ci vuole una risposta molto forte. Il fatto che si possa derogare al patto di stabilità è fondamentale ma questo poi non deve essere vincolato a nessun MES e a nessuna Troika, perché noi non siamo una Grecia che cubava il 3% del prodotto interno lordo di tutta l'europa e non possiamo essere svenduti, non lo permetteremo mai e anche perché se crolla il nostro sistema produttivo crolla l'Europa. Dunque stiamo parlando di due situazioni differenti. Siamo il secondo paese manifatturiero e di conseguenza bisogna fare anche questo tipo di conto e visto che il problema non è soltanto nostro, l'Europa deve tornare a spendere e deve uscire dall'austerità, deve fare espansione per far ricrescere il denominatore, quello che da noi è fermo e poi riuscire un domani a ragionare sul debito pubblico. In questo momento non ci sono altre strade e assolutamente non si metta in testa Conte, di svendere il Paese per riuscire a stare al governo come ha fatto Tsipras in Grecia, perché questo gli italiani non glielo permetterebbero mai.

Come crede che si debba fronteggiare la crisi economica?

Tenuto conto del crollo del pil, bisogna fare un'operazione di investimenti che vadano direttamente sulle piccole e medie imprese e a cascata anche a sostenere i consumi degli italiani”.

Ci sono categorie lavorative più esposte di altre agli effetti del virus, quali misure pensa siano necessarie?

Dal punto di vista sanitario sicuramente sì e le ringraziamo perché nel lavoro si è dimostrato come gli italiani in caso di emergenza sappiano sempre dare qualcosa in più . Il lavoro dei medici, infermieri, personale sanitario, barellieri, tecnici è stato qualcosa di incredibile. Ma è anche qualcosa di lodevole il lavoro della stessa cassiera che va a lavorare per dare un servizio, o il tassista, o il commesso di generi alimentari, o i trasportatori e così via, perché non si può fermare tutto e soprattutto quelle aziende che fanno prodotti di prima necessità. I lavoratori italiani hanno dimostrato di avere una grandissima maturità e senso di responsabilità. E' logico anche che tutte le altre categorie non direttamente coinvolte abbiano dei grossi problemi e mi vien da pensare a quelle direttamente coinvolte con il turismo che saranno molto danneggiate e tutto l'indotto collegato al turismo che cuba diversi miliardi di euro sul bilancio nazionale. Ad esempio solo Milano, che riceve circa 10 milioni di turisti all'anno ha subito un crollo verticale e tutte le attività anche nel campo della somministrazione avranno un esito disastroso. Tutti gli alberghi avranno una situazione molto difficile. Ultimamente ci si sta abituando a un sistema di servizi legati allo smart working e questo processo andrà a ridisegnare anche i modelli delle aziende e di conseguenza anche gli spazi. Non serviranno più tutti questi mega uffici o questa bolla immobiliare se il 30% delle persone lavorerà da casa anche turnando, probabilmente servirà meno spazio. Dinamiche che continuano a cambiare di un mondo che andrà letto in tempi brevi per capire in quale direzione andare. Un completo cambio di paradigma. Tutto quel discorso che già magari era veloce ci sta costringendo a fare i conti con tempi molto brevi. O siamo veloci a capirlo o ci sovrasterà”.


Maurizio Losorgio

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