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Politica | 26 marzo 2020, 17:02

Vesigna (Cgil) al presidente Toti “La priorità è uscire dall’emergenza sanitaria”

"In Liguria ancora una volta si appalta al sistema privato proprio uno degli elementi più delicati, quello dell’indagine epidemiologica"

Vesigna (Cgil) al presidente Toti “La priorità è uscire dall’emergenza sanitaria”

“Ho letto con interesse il suo post su facebook – dichiara in una nota il segretario regionale di Cgil Federico Vesigna – che ha per incipit l'immagine del pendolo: caro presidente, sono d’accordo con lei: per ripartire servirà l’impegno di tutti, ma senza una massiccia dose d’investimenti pubblici non c’è libertà che tenga, neanche quella da lei tanto agognata sulla semplificazione dei contratti di lavoro, come se non lo fossero già abbastanza”.

“Dopodiché – prosegue Vesigna – senza dover scomodare Di Vittorio che purtroppo ci ha lasciato prima del boom economico, per provare a costruire il futuro bisogna prima aver fatto tutto quello che serve per garantirsi il presente: è su questo punto, caro presidente, che si devono concentrare i suoi sforzi. Un esempio? Il disordine organizzativo del sistema sanitario regionale non consente un adeguato monitoraggio del contagio in Liguria, e visto che non si riescono a fare i tamponi, s’è data indicazione di fare i test sierologici, non altrettanto affidabili, ma che possono consentire di effettuare screening di massa”.

“Mentre in altre regioni – spiega Vesigna – tutto ciò viene fatto con una forte regia pubblica, in Liguria ancora una volta si appalta al sistema privato proprio uno degli elementi più delicati, quello dell’indagine epidemiologica. Non si fanno i tamponi a chi è a rischio contagio e se un cittadino vuole risposte deve andare con le sue gambe in un laboratorio, affidandosi ai privati, pagando dai 60 ai 150 euro; quindi la priorità ora, caro presidente, è il contrasto al dilagare del virus”.

“Nel solco dell’insegnamento del nostro segretario Giuseppe Di Vittorio – conclude Vesigna – la Cgil non farà mancare il proprio contributo nella difficile fase della ripresa, ma la quotidianità soprattutto adesso lo insegna: in sanità, come per lo sviluppo, non ci sono facili ricette che possano portarci fuori dalla crisi in modo automatico”.

Redazione

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