Era tra gli astri più splendenti nel panorama del calcio dilettantistico genovese. Una società modello, per fair play e gestione, per umanità e sani valori sportivi. Soprattutto, era un gruppo di amici che si conoscevano da anni e che si volevano un gran bene. E però, come nelle storie più tristi e strappalacrime, bisogna oggi parlarne al passato.
Era. La Stella Sestrese era, è stata e non sarà più. Proprio ieri, attraverso un comunicato, l’amatissimo sodalizio di Sestri Ponente, quartier generale a Borzoli e legame strettissimo con la ‘sorella maggiore’ Sestrese, ha reso noto che cesserà l’attività e non s’iscriverà al prossimo campionato di Prima Categoria. Un fulmine a ciel sereno, per i molti che l’hanno vissuta da fuori. Un po’ meno tra giocatori, dirigenza e presidente, che da tanto, troppo tempo, si erano ritrovati a nuotare in mari tempestosi: difficoltà economiche, perenne mancanza di sponsor, costi che via via lievitavano, l’autotassarsi dei ragazzi e dei ‘quadri’ che non era più sufficiente a tirare le fila.
Così, in un calcio perennemente e morbosamente invaso da personaggi di dubbia provenienza, avventurieri, ometti la cui unica parola d’onore è un ‘pagherò’ - e ve ne sono tanti, purtroppo, anche a questi livelli, non solo nel grande calcio professionistico - la scelta della Stella Sestrese è stata di una coerenza e di una trasparenza straordinarie, e può e deve servire di lezione a tutti. Non ce la si fa? Non si va avanti. Non si gioca facendo debiti e con la pelle delle persone.
Dal primo all’ultimo, questi ragazzi hanno scritto con l’ultima pagina il finale più amaro, ma anche il più dignitoso. “Con la consapevolezza di aver chiuso nel migliore dei modi un ciclo sportivo indimenticabile, costruito e cresciuto negli anni, e con la certezza di non poter ovviare alle problematiche economiche se non rinunciando totalmente allo spirito che ha sempre contraddistinto, fin dal 2003, questa società, questa vera famiglia, e questo gruppo di uomini prima ancora che dirigenti, tecnici e giocatori, la Stella Sestrese annuncia, non senza emozione ma con grande serenità, di aver deciso di non proseguire la propria attività”. Così inizia il comunicato, scritto con il cuore prima ancora che con la penna.
Il presidente Giorgio Margiotta ha il magone. E non può essere altrimenti. Lui ha passato una vita sui campi da gioco: prima quelli polverosi in ghiaia, poi quelli in erba sintetica. ‘Margio’, come tutti lo chiamano, compirà 78 anni ad agosto, dei quali più di quaranta trascorsi a fare l’allenatore: il Multedo, il Mele, il Sestri 2003, dalle cui costole nacque nel 2014 la Stella Sestrese. Ha cresciuto generazioni e generazioni di calciatori, li ha fatti diventare uomini, grazie ai valori che ha saputo trasmettere. Sempre con il sorriso, con la parola buona sussurrata all’orecchio, con quel suo imprecare con la cocina genovese, con le celeberrime frasi: come quando gridava ‘Prendi i lunghi, prendi i lunghi’, ai suoi difensori, mentre gli avversari battevano i calci d’angolo.
Finisce tutto, nella vita. E tutto finisce nell’album dei ricordi. A ‘Margio’, negli ultimi anni passato dietro la scrivania per qualche problema di salute, scendono le lacrime. Le vedi anche sotto le lenti spesse dei suoi occhiali: “È stata una scelta sicuramente difficile, ma inevitabile. Arriva probabilmente nel momento giusto, avevamo raggiunto il massimo per una realtà come la nostra, una vera famiglia in cui tutti erano partecipi, dal primo all’ultimo. Purtroppo per andare avanti avremmo di fatto perso il nostro spirito, non saremmo stati più noi, e allora è meglio lasciare in noi un grande ricordo e cessare l’attività. Per me, Tatti, e tante persone, si chiude un’era iniziata nel 2003 quando fondammo il Sestri 2003. La Stella è stata poi la naturale prosecuzione di quella società. Sempre con lo stesso spirito: divertirsi, con passione, contribuendo ognuno a far parte di una vera famiglia. Voglio ringraziare tutti i ragazzi che in questi quindici anni sono stati qui, dirigenti, tecnici, presidenti. Abbiamo avuto la fortuna di divertirci tanto, con sacrifici ripagati ampiamente dalle soddisfazioni umane e sportive”.
La Stella Sestrese esce di scena dopo aver raggiunto una spettacolare salvezza nell’ultimo campionato di Prima Categoria. Dov’era arrivata l’anno scorso, attraverso una storica cavalcata. Emozioni indimenticabili. “Dopo la promozione con un cammino da record - ricorda Margiotta - in accordo con il nostro mister per noi è stato naturale puntare sui nostri ragazzi, e non prendere nessun rinforzo, anche se in molti si erano proposti. Abbiamo aggiunto solo i giovani fuoriquota obbligatori, che si sono rivelati fantastici. Quella che per molti sembrava una scelta assurda, di fare una Prima Categoria senza rinforzi, con un gruppo magari avanti con l’età e con tanti con problemi di lavoro, per me, il mister Catania e tutti è stata una scelta naturale. E alla fine abbiamo avuto ragione ed è stata una cosa bellissima salvarci”.
Si esce a testa altissima, quindi. “Non ci stavamo più dentro come costi. La Prima Categoria è un campionato impegnativo. Tra iscrizione, affitto del campo e altre spese, siamo intorno ai diecimila euro. C’è stato uno sponsor, la pizzeria Koppa, altre ‘mani’ più piccole sono arrivate. Ma siamo sempre andati avanti anche con la nostra forza di volontà e con le tasche dei ragazzi. Da altre parti vanno per il rimborso, qui venivano per divertirsi e in più contribuivano. Sono stati eccezionali. Ora però si era fatta troppo in salita. In più per tanti atleti era finita la carriera. Ce ne andiamo con onore”.
E’ il momento dei ringraziamenti. Margiotta spera di non dimenticare nessuno: “Un mio particolare pensiero a chi come Pesce ci ha sempre sostenuto, al presidente della Sestrese Sciortino, al nostro mister delle ultime sette stagioni Pino Catania, a tutti i ragazzi che sono da una vita con noi: come il capitano Massimo, Daniele, Luca, Andrea e tutti gli altri, nessuno escluso. Giovedì ci vedremo per una bella cena dal nostro amico Koppa, poi non ci perderemo e dimenticheremo tutto questo. Spero che i miei ragazzi vecchi e giovani, il mio mister, possano trovare presto una squadra perché lo meritano e sono uomini e persone vere. Vorrà dire che con i dirigenti Maurizio, Bruno, Tatti, Moreno, Ubri passeremo il weekend sui campi per seguirli come sempre con passione. Sono orgoglioso di poter dire di essere stato il presidente di una famiglia come questa. Io dico grazie ad ognuno, anche agli avversari, alla stampa. Siamo stati una piccola realtà in questo mondo, ma siamo riusciti a divertirci tanto e ottenere soddisfazioni”.
Addio, piccola Stella. Ora sei senza cielo. Perché, proprio come quella della canzone, ti teneva su soltanto un filo.