Attualità - 06 febbraio 2019, 16:48

I sotterranei di Genova come Napoli e Parigi: nasce il progetto di mappatura dei "luoghi nascosti"

Il progetto è quello di sviluppare l’Underground Masterplan proposto dal consigliere comunale Enrico Pignone (Lista Crivello) e passato in consiglio all’unanimità, per mappare il sottosuolo e fare conoscere la Genova "sotterranea" come Napoli e Parigi

Foto del Centro Studi Sotterranei Genova

Un intrico di cunicoli, gallerie e camminamenti in cui perdersi, e contrafforti, rifugi antiaerei, vasche per la raccolta dell’acqua. E chissà cos’altro da esplorare e scoprire. Non si tratta dell’ambientazione di un romanzo o di un film d’avventura, ma di Genova. Sì, lei, ma non della Genova scoperta, superficiale, ma di quella sotterranea. Una sorta di “città capovolta” che potrebbe tornare “alla luce” ed essere visitata da tutti. Ma non solo. Il progetto, infatti, è quello di sviluppare l’Underground Masterplan proposto dal consigliere comunale Enrico Pignone (Lista Crivello) e passato in consiglio all’unanimità.

Si tratta di una mappatura del sottosuolo cittadino, che potrebbe far diventare il capoluogo ligure come la Napoli Sotterranea o la Parigi Sotterranea (e altre città ancora, da Istanbul a Maastricht). Le attrattive, infatti, possono essere moltissime – e già esistono tour che invitano alla scoperta delle “viscere” di Genova, per esempio sotto al Ponte Monumentale del "Centro Studi Sotterranei" – ma i risvolti pratici della mappatura georeferenziata  sono molteplici.

“Ho scoperto che in Comune la mappatura è ferma al progetto Civis dell’inizio degli anni Duemila – spiega Pignone – con cui l’Amministrazione aveva già iniziato a creare un archivio organico del patrimonio ipogeo genovese, poi interrotto. E avendo lavorato precedentemente, con la giunta Doria, sul Puc, so che c’è una mappatura georeferenziata di tutti gli oggetti di superficie, ma non sotterranei, che invece sarebbe importante. Quindi la mia proposta è stata accolta e l’Underground Masterplan sarà inserito tra le attività dell’ufficio di Urban Lab”.

Si tratterà di un tavolo di lavoro cui collaboreranno enti che già si occupano del sottosuolo, come Iren, ma anche la Sovrintendenza e gli uffici comunali. In questo modo, grazie a strumenti “smart”, come scanner altamente tecnologici, le potenzialità di applicazione e le implicazioni sono molte, a partire dal concetto di resilienza: “Al di là del dissesto idrogeologico cui viene spesso associato, il termine indica la capacità di prevenzione e reazione – spiega Pignone –; Genova, rispetto ad altre città, ha una peculiarità: le cisterne, sotto al centro storico, per la raccolta piovana: avere la capacità di riutilizzare l’acqua, per esempio per la pulizia delle strade e per l’antincendio, sarebbe, appunto, resiliente”.

Ma non solo. Le ricadute toccano anche le infrastrutture tecnologiche: si possono riutilizzare le strutture sotterranee per lo sviluppo delle utenze (cablaggio telematico, linee telefoniche, elettriche) e per la razionalizzazione della rete fognaria. Senza poi dimenticare che “Come dimostrato dagli studi degli ultimi trent’anni, Genova è una città stratificata, come testimoniano le infrastrutture ipogee create in epoche diverse nel sottosuolo, e se tutto questo venisse messo a sistema, si creerebbe la cosiddetta ‘città sottosopra’, attrattiva per i turisti”, ma anche importante per gli scienziati. Mappare in modo georefenziato la città, infatti, significa facilitare il lavoro di ricerca sull’evoluzione cittadina, ipotizzare uno studio statistico antropologico, sulle paleopatologie, sull'alimentazione, sul Dna, “per esempio grazie al deposito osteologico che si trova sotto la spianata dell'Acquasola, unico al mondo nel suo genere”.

Infine “è evidente che le strutture sotterranee, alla stregua dei monumenti di superficie, rappresentano un patrimonio di cultura che appartiene a tutti i cittadini e, in quanto tale, può essere restituito a loro in modo tangibile attraverso mostre, convegni, conferenze, pubblicazioni, visite guidate e realizzazione di musei o centri documentazione”.

Medea Garrone