"Non entriamo nel merito della vicenda dolorosa apparsa alcuni giorni fa sulla pagine del Secolo XIX – la via crucis di un malato terminale morto al San Martino raccontata dalla moglie in una lettera – ma vogliamo ricordare che gli hospice genovesi per malati terminali, l’anno scorso, a fronte di 1000 domande hanno potuto accogliere solo 500 pazienti. L’Asl 3 sta assumendo soltanto tre medici per le cure terminali a domicilio, ma è chiaro che ne servirebbero di più. Inoltre gli hospice sono vincolati ad accogliere solo pazienti oncologici, mentre bisognerebbe che potessero aprirsi anche malati cardiovascolari, broncopolmonari cronici e a coloro che sono affetti da malattie neurologiche degenerative. Bisogni che sono stati ignorati dalla Giunta regionale", questo l'inizio di un comunicato stampa firmato dai consiglieri regionali del Partito Democratico Pippo Rossetti e Giovanni Lunardon.
"Purtroppo questa ennesima vicenda ci dimostra come il sistema del San Martino sia sempre di più al collasso - proseguono i consiglieri regionali di opposizione -. Il problema sta al vertice naturalmente. Non è certo colpa del personale sanitario, che anzi, pur dovendo fare i conti con turni massacranti – a causa delle assunzioni insufficienti – mette in campo una grande professionalità. Ma adesso serve un cambio di passo e visto che su Viale e Locatelli è meglio stendere un velo pietoso vogliamo sapere da Toti se hanno uno straccio idea su come rilanciare l’ospedale pubblico più rilevante della sanità ligure. Serve un intervento urgente per evitare che vicende come questa si ripetano. Ci auguriamo che Toti risponda. Altrimenti vorrebbe dire che non solo hanno sfasciato la sanità pubblica, ma che non hanno la minima idea di come evitare ulteriori danni per la salute dei cittadini liguri".