Last Train Home - Diario di un Pendolare | 20 marzo 2020, 16:55

Ho fatto un sogno... di civiltà

Sogno che un domani, una volta che sarà stata superata l’emergenza pandemica e debellato il “Coronavirus, gli abitanti del pianeta Terra rivedano i loro modi di concepire la loro esistenza e il rapporto col prossimo

Ho fatto un sogno... di civiltà

Prossima stazione, Milano-Rogoredo. I viaggiatori sono pregati di prepararsi alla discesa”. Ops! Questo annuncio stamattina mi sembra più squillante del solito o forse sono io che mi sono addormentato così profondamente come in verità mi succede raramente sul treno. Mi sembra di aver dormito per ore e ore, invece sto per scendere alla stazione di Milano-Rogoredo, avendo viaggiato come ogni mattina sul mio “caro” InterCity 652 partito poco prima dell’alba da Genova.

Sceso dal treno mi avvio come al solito nel tunnel che conduce alla metropolitana gialla e una volta salito a bordo del convoglio osservo con positivo stupore come tutti hanno il bon ton di sfilarsi gli zainetti che indossano per non intralciare o urtare gli altri passeggeri tenendo le debite distanze. Mentre guardo fuori dal finestrino il buio che scorre velocemente osservo un ragazzo distante non più di 1 o 2 metri da me, che ad un certo punto stringe gli occhi raggrinzendo tutto il viso… Che sta facendo’? Ma sì, sta per starnutire ma con lodevole tempismo e senso di buona educazione si porta subito il fazzoletto sulla bocca per impedire che le microparticelle di saliva in uscita si spargano per l’aria e, ancor più, vadano a colpire qualche altro passeggero. Ad un certo punto un suono molto forte, quasi martellante, mi scuote da quella sorta di stato di relax in cui mi trovo, mi volto di scatto e…. Ops! E’ la sveglia, cavolo! Stavo sognando! Mi do una scrollata e mi siedo sul letto per alzarmi e prepararmi per andare a prendere il treno per Milano alla Stazione Brignole e raggiungere così il mio posto di lavoro. Passa qualche secondo e realizzo che non devo andare in ufficio, siamo in quarantena forzata: peccato che ieri sera, domenica, abbia dimenticato di disattivare la sveglia!

Ero talmente settato sui miei ritmi ordinari che andando a letto ho “pensato bene” di azionare la sveglia alle ore 5.45 come è abituale per me nei giorni lavorativi: certi gesti si fanno in modo quasi automatico quando sono così ricorrenti nella propria vita quotidiana e allora, a fronte di situazioni pur sconvolgenti come il “Coronavirus”, non ci si adegua prontamente al nuovo stato di cose. Ora, finché ti dimentichi di disattivare la sveglia all’alba, vabbè, fatti tuoi. Il problema si presenta invece, come purtroppo si è potuto vedere nelle scorse settimane, quando l’esplosione del virus ed il relativo esteso grado di diffusione sulla nostra penisola era già elevatissimo, ma altresì in alcuni non sporadicissimi casi in questi giorni, quando persone totalmente irresponsabili si avventurano in uscite assolutamente non necessarie: le scuse e le giustificazioni formulate alle forze di polizia che le bloccano sono le più svariate ma in ogni caso – come tra gli altri ha giustamente denunciato il sindaco di una piccola cittadina siciliana, Delia – sono espressioni di una totale mancanza di senso civico, oltre che di buon senso. Se non puoi far jogging o non puoi comprare prodotti non essenziali che non siano farmaci o alimentari, fattene una ragione! Certamente potrai comunque continuare a vivere senza problemi: l’obiettivo, chiaro ed evidente, è quello di limitare al massimo i rischi di contagio considerato che la capacità di trasmissione di questo virus è elevatissima. Peraltro i numerosi e reiterati inviti a rimanere a casa che opportunamente in modo massivo vengono trasmessi sui media e sui social provengono non solo dalle istituzioni (Governo, Regioni, Comuni, etc) e dagli esponenti del mondo medico-scientifico ma anche, meritoriamente, da moltissimi esponenti della cultura, dell’arte, della musica, etc. Si sottolinea in particolare che una vicenda gravissima come il COVID-19, nella sua assoluta negatività, può tuttavia offrire l’opportunità a chi non è chiamato a lottare quotidianamente ed ininterrottamente per far fronte al virus - faccio riferimento all’eccezionale lavoro di tutto il personale medico-sanitario italiano nonché ai rappresentanti delle forze dell’ordine ed ancora a quei lavoratori che operano in settori produttivi essenziali e che non possono rimanere a casa – sia di lavorare con modalità certamente utili ed avanzate come lo smartworking (questa vicenda certamente rappresenterà un punto di svolta anche per il mondo del lavoro) sia di dedicarsi ad attività che possono svolgersi tra le proprie mura di casa: leggere un buon libro, guardare dei film, ascoltare musica, attività che si fanno magari solitamente nei ritagli di tempo o la sera o nei week-end, tra un impegno e l’altro. Io personalmente sto fruendo, come già detto negli ultimi blog, dello smartworking visto che, peraltro, la mia attività lo consente ampiamente e, nel contempo, sto trovando modo per dedicarmi ai miei interessi legati alla lettura e alla musica. Certo, gradirei anche io fare una corsetta all’aria aperta che sia anche mentalmente liberatoria (le giornate sono mediamente serene e con un bel sole che preannuncia l’arrivo della primavera) oltre che utile per smaltire il plus di calorie che inevitabilmente si stanno accumulando stando fermo in casa così a lungo. Ma visto che è fondamentale limitare le uscite allo stretto necessario, sia per non rischiare noi il contagio né perché siano gli altri a poterlo subire, me ne faccio una ragione a differenza di non pochi miei concittadini per i quali andare a fare jogging o anche solo a fare una passeggiata diventa una necessità di vita irrinunciabile: quando si parla della stupidità umana questi sono esempi illuminanti.

 

Certamente anche io, come tutti, spero che questa situazione che non esiterei a definire drammatica, possa essere superata nei prossimi mesi e metterci nelle condizioni di riprendere una vita “normale”. Non nascondo che in qualche momento quasi mi trovo a rimpiangere le consuete levatacce mattutine e le trafile dei viaggi in treno e sulla metropolitana milanese. A questo proposito mi riaggancio al mio sogno iniziale (e che fosse un sogno lo si poteva anche intuire dal fatto che normalmente sulla metro così come in generale sui mezzi pubblici comportamenti così educati e rispettosi del prossimo sono decisamente rari) e mi viene naturale citare la famosissima frase pronunciata da Martin Luther King Jr. durante il discorso da lui tenuto il 28 agosto 1963 a Washington: I have a dream. Sì, perché io sogno che un domani, una volta che sarà stata superata l’emergenza pandemica e debellato il “Coronavirus, gli abitanti del pianeta Terra rivedano i loro modi di concepire la loro esistenza e il rapporto col prossimo. Indubbiamente tutti i popoli dovranno correggere quei difetti che caratterizzano la società contemporanea evitando di commettere quegli errori che, come accaduto anche nella vicenda COVID-19, possono rivelarsi letali o comunque estremamente dannosi. L’umanità intera dovrà prendere definitivamente consapevolezza che, nonostante i grandi progressi della medicina e della tecnologia, noi esseri umani siamo pur sempre caratterizzati da una notevole fragilità, sia fisica che psicologica.

Ma che il fatto che questo possa accadere non è detto che appartenga al mondo dei sogni: a fronte di comportamenti di tante persone a dir poco stucchevoli per pressapochismo e superficialità (in Italia ma non solo), ci sono tantissimi esempi di persone che stanno già dimostrando di aver imparato qualcosa da questa esperienza durissima in termini di senso civico (per rimanere vicino a noi, vedi il caso della famiglia di Borzoli che si è autodenunciata avvisando i vicini di casa con un cartello pubblico).

Io personalmente ho piena consapevolezza della situazione attuale e di quelle che saranno le pesanti ricadute, soprattutto economiche, che subiremo nei prossimi molti mesi. Tuttavia voglio vivere la mia vita con la necessaria positività e quindi spero di potermi gratificare quanto prima anche semplicemente rivedendo quei luoghi e quei panorami che mi regalano sempre una sensazione di grande benessere interiore. No, questo non è solo un sogno!

Egomet

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Mi chiamo Andrea Di Cesare, sono nato a Genova, dove vivo, anche se dal 2002 lavoro a Milano e dal 2011 ho iniziato la mia esperienza di pendolare tra Genova e Milano viaggiando tutti i giorni lavorativi in treno sul quale trascorro mediamente tra le 3 e le 4 ore circa.

La vita del pendolare in Italia non è affatto semplice: viaggiare quotidianamente in treno per raggiungere il tuo posto di lavoro, peraltro con frequenti ritardi e disagi di varia natura, sottrae molto tempo alla giornata e spesso ti ritrovi a pensare a come potresti impiegare in modo più gratificante tutte quelle ore trascorse sul treno. E proprio le problematicità che caratterizzano il trasporto su rotaia dei pendolari in generale, e in particolare sulla tratta Genova-Milano, mi hanno portato ad accogliere, circa due anni fa, l’invito di un caro amico ad entrare, con il ruolo di portavoce, nel Comitato Pendolari “GenovaMilano-Newsletter”, convinto del fatto che difendere e tutelare i propri diritti di cittadino e di utente implica, nei limiti delle proprie possibilità, un impegno concreto.

 “Il Diario di un Pendolare” vuole essere un modo per raccontare, anche con un briciolo di piacevolezza, le esperienze di chi utilizza tutti i giorni il treno per recarsi al lavoro, offrendo al contempo spunti di riflessione su un fenomeno importante quale è quello del pendolarismo ferroviario.

Per qualunque domanda e segnalazione relative alle tematiche del pendolarismo sulla tratta Genova-Milano potete scrivere al seguente indirizzo mail: newsletter@genovamilano.it

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