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Attualità | 04 aprile 2020, 15:50

Il fondatore di Bufale.net: “La nostra lotta quotidiana contro le fake news”

Parla Claudio Michelizza, ideatore del sito che conta dieci milioni di utenti al mese: “Più velocemente una bufala viene smascherata, più difficilmente potrà fare dei danni. Noi cerchiamo di rispondere a tutte le segnalazioni praticamente in tempo reale”

Il fondatore di Bufale.net: “La nostra lotta quotidiana contro le fake news”

Dieci milioni di utenti mensili sul sito, tremila segnalazioni al giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro di lavoro. Trenta collaboratori diretti, un ‘esercito’ di quattrocentomila collaboratori indiretti, quanti sono i followers sulle varie pagine social. Gruppi di avvocati, medici, professionisti, esperti e traduttori in tutto il mondo.  

Nato dieci anni fa come “un gioco tra amici”, il portale web Bufale.net (www.bufale.net) è diventato il primo e più importante punto di riferimento in tutta Europa per smascherare le fake news, e fra i primi tre in tutto il mondo.  

L’idea di Claudio Michelizza, un ragazzo per metà friulano e per metà calabrese, grande appassionato di informatica, ma pure con il pallino del giornalismo e la concentrazione solo e soltanto su ciò che rappresenta buona e sana informazione, è decollata a tal punto che anche parlare di community sarebbe restrittivo. Perché dietro a Bufale.net c’è un vero e proprio pianeta: il pianeta delle persone che rivendicano il sacrosanto diritto di essere informate in maniera attendibile e verificata e che, per contro, rifuggono ogni tentativo di fake news messa in giro ad arte, al solo scopo di arricchire questo o quello.  

In piena emergenza legata al Coronavirus, è chiaro che uno strumento come questo è diventato ancor più prezioso, ancor più consultato, ancor più visto come soccorso, come ultimo baluardo rispetto alla veridicità delle notizie. Come insostituibile arma di difesa da ogni tipo di cialtronata.  

Michelizza, che è l’amministratore unico del sito, dal suo quartier generale di Marnate, in provincia di Varese, ne va giustamente orgoglioso: “Era nato come un gioco tra amici, poi la parola è passata e, di parola in parola, siamo arrivati a fare numeri enormi, direi quasi impressionanti”. In un’epoca di fake news imperanti, Michelizza e il suo staff sono come i moschettieri: abili, precisi e, soprattutto, sempre pronti e sul pezzo.  

Anzitutto, come funziona Bufale.net? 

Il nostro sito web offre un servizio per i cittadini completamente gratuito. Siamo persone, siamo liberi cittadini. Voi segnalate, noi verifichiamo. I nostri articoli sono ricerche, analisi di notizie pubblicate da quotidiani, notiziari e trasmesse dalla televisione e dalla radio. Cerchiamo sempre di usare un linguaggio comprensibile, partendo dalla vostra segnalazione e riportando le nostre conclusioni sulla base di dati oggettivi”. 

In mondo dell’informazione, e di Internet in particolare, è ormai una giungla, un mare dov’è difficilissimo nuotare. 

Alcuni pseudo siti di informazione si spacciano per organi di stampa e pubblicano notizie rimodellate e con titoli fuorvianti. Le loro news, costruite ad hoc per un certo tipo di pubblico, fanno il giro della rete e condizionano in maniera spesso preoccupante il giudizio sui fatti dell’attualità, ma il risultato è un continuo diffondersi di disinformazione, ben lontana dalla realtà delle cose. Noi riprendiamo questi articoli e li riproponiamo ai lettori nella giusta chiave di lettura, che si basa sulla lettura delle fonti ufficiali. Le fonti ufficiali, oltre alle testate accreditate, possono essere le istituzioni, gli enti, i personaggi direttamente coinvolti e i comunicati stampa. Quando la notizia non compare in alcuna di queste fonti, allora si parla di bufala”. 

Definisca la bufala. 

La bufala è la notizia che non c’è, l’invenzione che mente sull’esistenza di un fatto ed è spesso creata per sollevare indignazione, odio e per screditare un partito politico, un personaggio, un gruppo di persone o peggio ancora una persona singola, ignara di quanto la rete abbia deciso di attribuirle. Noi verifichiamo sempre e offriamo la nostra analisi. Tutto ciò avviene al di là del pensiero politico, etico e religioso, perché la neutralità sta alla base del nostro servizio”. 

Il suo sito è cresciuto in maniera esponenziale

Siamo partiti tra amici, ora abbiamo dieci milioni di utenti al mese. Siamo un punto di riferimento: pensi che riceviamo qualcosa come tremila segnalazioni al giorno. Siamo consapevoli di quanto possiamo essere utili alle persone, che spesso si trovano come spaesate, nell’immenso flusso di notizie, vere o presunte, cui sono sottoposte, direi quasi bombardate. La velocità sta alla base di tutto: più velocemente una bufala viene smascherata, più difficilmente potrà fare dei danni. Noi cerchiamo di rispondere a tutte le segnalazioni praticamente in tempo reale, cosa che non riescono a fare gli altri siti e neppure gli enti istituzionali. Viaggiare alla velocità dei social è la nostra sfida quotidiana, ovviamente difficilissima”.  

In rete la conoscono come lo ‘sbufalatore’… 

“È vero, e ne sono onorato, anche se comporta grandi responsabilità e pure diversi fastidi. Ricevo moltissime minacce sia online che di persona, mi è stata danneggiata più volte l’auto. Ma noi non ci fermiamo, significa che stiamo lavorando bene. Smascherare le bufale crea molti nemici perché dietro a ogni fake news ci sono interessi economici, a volte anche molto forti”.  

Questa è un’ottima spiegazione, per il diffondersi, anche virale, di certe bufale

“Lo ripeto: dietro a tutte le bufale ci sono persone che ci guadagnano. Sia a livello di banner pubblicitari, perché certi siti hanno un enorme traffico, sia a livello individuale. A me poi dispiace che certi ‘bufalari’ conclamati vengano addirittura invitati a convegni di giornalismo o a tener lezioni presso le università: per la serie ‘come ti ho ingannato la rete’, ‘come sono riuscito a prendere in giro tutti’. Questo non solo è negativo, ma pure molto controproducente, in quanto crea rischi enormi di emulazione. Nascono cloni su cloni dei diffusori di bufale, e poi finiscono per cascarci anche i media più accreditati. Controllare è diventato sempre più complesso: anche giornali autorevoli pubblicano 99 articoli ben fatti, ma poi c’è sempre quello sul quale rischiano di scivolare”. 

Cosa pensa delle catene su WhatsApp? Chi ci guadagna? 

“In questo caso, dipende da chi è il bersaglio della ‘catena’. Potrebbe essere un concorrente commerciale, quindi si fa girare un audio dove magari si dice che serve cibo avariato, oppure una struttura ospedaliera che non ti ha servito bene in passato e tu vuoi farla cadere sotto una brutta luce. Gli audio WhatsApp principalmente mirano a quello. Chi ci guadagna? Ci guadagna chi lo ha creato, perché ha raggiunto il suo scopo”.  

Trenta collaboratori diretti sono un bell’esercito, non trova? 

“Sì, e sono tutte persone molto serie, che riescono a guadagnarsi da vivere con questo lavoro di ‘debunkers’. In più, possiamo contare su una platea di quattrocentomila followers tra Facebook, Instagram e Twitter: la considero una community pienamente attiva, in quanto nessuno fa da spettatore, ma tutti sono coinvolti, tutti sono parte in causa nell’enorme processo di smascherare le bufale, che è poi il nostro fine ultimo, quello per cui è cominciato tutto. Possiamo contare, ad esempio, su tutta una serie di gruppi WhatsApp di medici, avvocati, traduttori e altri professionisti: è a loro che, molto spesso, giriamo le segnalazioni, e poi la loro risposta serve per fare il ‘debunking’ delle bufale, il tutto nel giro di pochissimo tempo. Un processo rapido, prezioso e soprattutto utile”.  

Lei che tipo di esperienza ha? 

“Mi sta chiedendo se sono un giornalista?”. 

Sì. 

“Non sono un giornalista, e ho troppo rispetto dei giornalisti per calarmi nella loro parte. Sono competenze che non ho. Io sono un ‘debunker’ e un ‘debunker’ non potrà mai, al tempo stesso, essere un giornalista, perché secondo me i giornalisti sono troppo dentro al sistema, troppo dentro al loop delle notizie ininterrotte. Io al massimo ho fatto il giornale ai tempi della scuola, poi mi sono occupato di informatica, di programmazione e di analisi dei dati: ho fatto tutta la gavetta da informatico, da quello che aggiustava i pc al realizzatore di siti web ed esperto di social network. Sono stato, ad esempio, nel team originale di una pagina seguitissima, ‘Commenti memorabili’. Soprattutto, sono una persona indipendente. Bufale.net non avrebbe mai potuto avere questo successo, se fosse stato sotto questa o quella bandiera”.  

Il sito dà lavoro a molte persone. 

Di questo sono fiero. Dopo i primi anni di autofinanziamento, abbiamo creato un sistema simile a quello di Wikipedia: siamo sostenuti dalle donazioni delle singole persone, che lo fanno a fin di bene e perché apprezzano la qualità del lavoro che svolgiamo e il ruolo che abbiamo. Più bufale smascheriamo, più ne acquistiamo in termini di consenso”.  

In Parlamento è bloccata da moltissimo tempo una legge che mira, tra le altre cose, a punire i diffusori di fake news. 

In senso lato, potrei dire che, in mancanza della legge specifica, siamo noi in questo momento la ‘legge’. Non immagina quanti staff di politici si rivolgano a me, quotidianamente, per sapere se questa o quella notizia sono vere o false. Lo Stato su questa cosa è molto lento e comunque le istituzioni non sono viste molto bene. È meglio una realtà indipendente, realmente indipendente come la nostra. In Bufale.net la politica non entra. Noi siamo neutrali, diciamo le cose come stanno, senza troppi orpelli. A volte possiamo sembrare un po’ freddi, ma il nostro rispetto è dato proprio dalla neutralità, valore che tutti ci riconoscono”.  

Nella vicenda del Coronavirus, molti media non si sono ricoperti di gloria. Che ne pensa? 

“Che è assolutamente vero. Prendiamo ad esempio quel sabato sera in cui è stata diffusa la bozza del decreto con le chiusure. È vero che il Governo ha sbagliato a lasciar filtrare quella bozza. Ma hanno sbagliato altrettanto i media, a far circolare un documento non ancora approvato, causando quell’enorme fuga da Milano verso il Sud che abbiamo visto tutti. Solamente ‘Il Post’ non ha voluto pubblicare la bozza, spiegando di voler far uscire solo notizie vere e ufficiali. Tutti gli altri principali siti sono usciti con quel testo incompleto, mandando nel panico un intero paese. Quando i giornalisti dicono che ‘il nostro compito è quello di dare notizie’, secondo me sbagliano. Il compito dovrebbe essere quello di dare notizie vere, verificate e soprattutto ufficiali”.  

La bufala più clamorosa, da quando c’è l’emergenza Coronavirus? 

“Direi quella, diventata virale, che il virus resiste per nove giorni sull’asfalto. Ha generato un’angoscia pazzesca, ha messo una paura atroce alle persone. Abbiamo dimostrato che non era una notizia vera, anche se si trattava di una bufala veramente ‘ben vestita’. Perché l’altro aspetto delle bufale è proprio questo: contengono quasi sempre una parte di verità. In questo caso, era quella che bisogna levarsi le scarpe, prima di entrare in casa, una cosa piuttosto ovvia peraltro, se non fosse altro che per un fatto di igiene ordinaria. Ma la resistenza del virus sull’asfalto non era vera. Noi sul sito abbiamo creato delle bande rosse: notizia vera, bufala, complottismo e tante altre. Ma, nonostante tutto, c’è ancora chi mi dice che una notizia vera è una bufala, o viceversa. Il lavoro da fare è ancora lunghissimo”. 

Alberto Bruzzone

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